Quel presunto dialogo Pd-M5S finalizzato alle poltrone



Quelle rare volte che il Molise conquista la scena mediatica nazionale – persino un titolo sul Corriere della Sera – c’è sempre da tremare. Stavolta forse un po’ meno rispetto alle tante altre situazioni paradossali. Ma lo scoraggiamento è immancabile e forte.
Il “presunto” dialogo pre-elettorale tra dem e pentastellati per un probabile scambio di voti finalizzato a conquistare i comuni di Termoli (centrosinistra) e Campobasso (Cinquestelle) nei ballottaggi, lasciando fuori il centrodestra, sarebbe un’operazione – ribadiamo il campo delle ipotesi – davvero desolante.
Non solo e non tanto per un matrimonio – o una promessa di matrimonio – che sarebbe irragionevole per chi ha di fronte il Movimento che ha sdoganato e, indirettamente, alimentato la destra più forte nella storia del nostro Paese. E per l’altro partner che apre portoni a coloro che hanno gettato costantemente fango sul centrosinistra di governo dimostrando oggi certamente di non sapere fare meglio.
Certo, per carità, la politica c’ha fatto vedere ben di peggio. Ma anziché aprire confronti costruttivi e bipartisan – sarebbe ora – sul futuro non certo roseo di questo territorio molisano sempre più depresso, se davvero questi accordi fossero avvenuti si tratterebbe solo di una spartizione di potere e di poltrone. Scranni, insomma. E lauti stipendi. Oltre alla facoltà del comando in quel di Campobasso, città che da anni vive un forte degrado, e Termoli, che da “giardino” sul mare sta accusando tutti gli esiti fatali della crisi.
Insomma, il Molise malgovernato dalla giunta Toma – i mal di pancia cominciano ad affiorare in ampi settori dello stesso centrodestra – si ritroverebbe spaccato anche nella gestione delle due principali città, alimentando quegli scontri polemici interni che restano una delle caratteristiche più salde di questa regione.

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