Approvato il Fiscal Compact, lo spread non scende…



L’’articolo 81 della Costituzione è stato modificato dal parlamento, introducendo il pareggio di bilancio, in tempi rapidissimi e in un silenzio assordante, obbedendo a uno degli imperativi della Bce e della Commissione Europea.
Tuttavia lo spread tra i titoli di Stato italiani a 10 anni e il Bund tedesco non è sceso.
Sono state fatte modifiche in profondità, e senza equità, delle pensioni e del mercato del lavoro, ma lo spread continua a crescere, oltre i 500 punti.
Sono state introdotte tasse come l’’Imu e lo spread non si è mosso.
Il governo ha presentato un ulteriore decreto legge per la revisione delle spese, per risparmiare. In realtà taglia molti miliardi nel settore pubblico, nella sanità, alle Regioni e agli enti locali.
Ha un bel dire il neo ministro dell’’Economia che questi tagli non diminuiranno i servizi. Se non ci sono soldi per tenerli aperti i servizi diminuiranno giocoforza, con o senza il suo parere. Comunque lo spread resta alto.
Ora il parlamento, obbedendo all’’ennesimo appello a fare presto per fare bella figura con il consesso europeo, ha approvato il Fiscal Compact (definizione oscura, che ha precisi effetti sul bilancio dello stato italiano) a tempo di record, in parallelo al nuovo fondo Esm. Lo spread non sembra farci molto caso.
Questa approvazione ha qualcosa di misterioso. Il parlamento approva ma non si sa se è consapevole dei vincoli che sta accettando.
Il Fiscal Compact obbliga gli Stati che vi aderiscono (non è un pezzo del trattato europeo, ma un nuovo trattato tra Stati) a scendere in 20 anni ad un deficit pari al 60% del Pil. Per l’’Italia circa il 5% all’’anno. Più o meno 45 miliardi.
Per fare un esempio, se il Pil italiano crescesse del 2% e l’’inflazione del 3%, la crescita sarebbe tutta sequestrata per questo obiettivo. Per di più è noto che l’’Italia è in recessione e la ripresa economica nessuno sa dire se e quando ci sarà.
Quindi non si capisce come si otterrà questo risultato senza tagli ulteriori.
Questa geniale operazione è stata iniziata dal governo Berlusconi, senza dire nulla al Paese, lasciando intendere ai partner europei (Germania in testa) che l’’Italia era pronta. Tremonti affermò che l’’Italia era tranquilla perché si sarebbe tenuto conto del debito privato che in Italia è minore degli altri Paesi europei paragonabili.
Tremonti dimenticò di spiegare cosa valesse in concreto questo temperamento, mentre il consesso europeo gli attribuiva così poca importanza che ha cercato di dimenticarselo nel testo del Fiscal Compact. Monti ha recuperato un richiamo a quel temperamento. Meglio di nulla. Troppo poco per capire se anziché 45 miliardi saranno 40 o 35 all’’anno. Ma gli impegni presi con il Fiscal Compact sono molto precisi. Bisogna arrivare al pareggio di bilancio. Lo scostamento massimo consentito è dello 0,5%, altrimenti l’’Italia pagherà multe salate. Quindi oltre a fare quadrare i conti avremo anche l’’ulteriore rischio di multe salate. E’ una spinta formidabile a rinunciare alla propria sovranità di bilancio a favore della Commissione europea. Altri Paesi hanno dubbi, problemi costituzionali da risolvere, situazioni economiche più favorevoli. Sembra che solo l’’Italia non abbia bisogno di riflettere e di far capire al Paese cosa si sta decidendo. I professori investiti di un potere superiore, che si esercita con una mole di decreti legge e di voti di fiducia che fa impallidire il governo Berlusconi. Sono convinti di sapere cosa è bene per il Paese, peccato che non glielo abbiano chiesto.
L’’Italia approva contestualmente Fiscal Compact e Esm (fondo che dovrebbe servire per respingere un attacco ulteriore allo spread) ma i due strumenti non sono in parallelo. Infatti il nuovo fondo europeo Esm entrerà in furnzione solo dopo che la Corte Costituzionale tedesca avrà deciso se è compatibile con la Costituzione. Se dovesse decidere negativamente cosa accadrà ? I cosiddetti mercati leggono i giornali e quindi sanno benissimo che l’’Italia ha deciso di aderire al Fiscal Compact, ma non può ricorrere alla protezione del Fondo antispread, che Monti ha descritto come un successo. Non tanto per l’’intervento possibile dell’’Esm, che comporterebbe altre misure (infatti il governo dichiara che per ora non ne chede l’’intervento), ma piuttosto per un presunto potere deterrente. Se però lo scudo non esiste ancora cosa accadrà?
La Spagna è alle corde, anche se le dichiarazioni catastrofiche del ministro dell’’Economia sembrano più rivolte a fare accettare tagli incredibili come far saltare le tredicesime ai dipendenti pubblici. Il Primo ministro spagnolo mai ha detto che le risorse in cassa erano finite, asserendo che i problemi della Spagna erano solo la ricapitalizzazione delle banche per evitarne il fallimento. Cosa è accaduto in duesettimane per arrivare a tanto? Il governo spagnolo ha mentito? L’’Unione sembra pronta a dare alla Spagna 100 miliardi di euro per le banche e anche per le finanze pubbliche. Come si concilia con le nuove regole? Con l’’Esm? Perché l’’Italia si trova ancorata a un fondo Esm che non c’’è? Dov’’è l’’equilibrio tra costi certi, e benefici incertissimi? Di più: cosa significa spread troppo alto? Avere uno spread vicino al 5% è un’’enormità riconosciuta universalmente e sta già costando all’’Italia miliardi di euro. Mentre la Germania e altri Paesi, oggi benvoluti dai mercati, approfittano delle difficoltà di altri Paesi e hanno tassi di interesse addirittura negativi sul loro debito pubblico. In altre parole le difficoltà degli uni sono una risorsa per altri.
Come si può accettare che alcuni Paesi europei lucrino sulle disgrazie altrui? E’’ accettabile che la Spagna perda 70 miliardi di euro al mese a favore di altri Paesi?
Forse oggi è più chiaro che il fondo salva spread non era esattamente la priorità, o almeno non l’’unica.
La priorità era mettere in un fondo di solidarietà europeo, ad esempio l’’Esm, i guadagni impropri di alcuni con lo scopo di aiutare gli altri Paesi in difficoltà e decidere preventivamente a quale livello degli spread intervenire per abbassarli.
La priorità era rimuovere i vincoli che impediscono alla Bce di comprare direttamente i titoli del debito pubblico dei Paesi in difficoltà.
La priorità era rimettere in moto lo sviluppo. In Italia le cure da cavallo adottate stanno mettendo in ginocchio l’’occupazione in particolare dei giovani, restringono la domanda interna, spingono la recessione dell’’economia molto sopra al 2% previsto per il 2012, bloccano ogni riconversione ecologica dell’’economia. La Francia ha ottenuto misure europee per la ripresa economica, ma ci vorrà tempo. La Francia sta meglio dell’’Italia, ha più tempo a disposizione. L’’Italia sta avvitandosi ora in una pericolosa trappola: recessione – tagli – recessione.
Così l’Italia rischia di brutto. Le misure adottate non danno garanzie sufficienti. Il rischio che il governo spinto dall’’emergenza peggiori ulteriormente le cose esiste.
Il governo farebbe bene a ridiscutere con l’’Unione europea – la Germania – la situazione prima che sia troppo tardi. I quaderni su cui scrivere i “compiti a casa” sono finiti e c’’è il rischio che non siano serviti a fermare la speculazione ma solo a indebolire la capacità dell’Italia di reagire alla crisi.
Fintanto che questo parlamento sarà chiamato a valutare i provvedimenti del governo farebbe bene a pretendere una risposta prima che gli avvenimenti possano prendere una piega in cui restare o meno nell’’euro ridiventi un dramma tra opzioni parimenti negative. In altre parole mangiare la minestra o saltare dalla finestra.

Alfiero Grandi

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