Cara opposizione, e ora…



Pubblichiamo volentieri la lettera aperta ai consiglieri regionali e ai segretari dei partiti di opposizione scritta da Giuseppe Tabasso, tra i più acuti giornalisti molisani, che ci ha gentilmente trasmesso via mail.

Gentili signori,
ora che l’esecutivo regionale ha preso nuovo corpo in anima vecchia e in un contesto politico nazionale del tutto diverso, chi come voi è stato investito da responsabilità di cambiamento ha il dovere di una comune riflessione su come affrontare uniti la stagnazione e le prospettive di questa regione.
Con un’economia in ginocchio, un malessere diffuso, un molisano su quattro che non vota, una società femminile appartata ed esclusa, una regione in sordina che non libera energie imprenditoriali e che vede migliaia di giovani spersi in ingannevoli radicalismi, voi tutti siete chiamati come opposizione a destrutturare l’esausto sistema di potere costruito da “berluscloni” e gattopardi nostrani.
Questo intervento è diretto a richiamare la vostra attenzione su un’azione di contrasto apparentemente settoriale ma strategica per l’innovazione e la modernizzazione di questa regione e per sanare un deficit di democrazia che non ha riscontri nel nostro Paese.
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Chiedendovi la pazienza di seguire fino in fondo una riflessione più articolata di un semplice appunto, parto dal dato elettorale che ha fatto emergere un’antitesi interessante tra voto cittadino e “paesano”. Qualcuno l’ha negata in termini perfino risentiti, tuttavia oggi la contrapposizione storica tra città e campagna è accentuata da un fattore moderno che va sotto il nome di “digital divide”, quel solco cioè che divide le fasce sociali più informate/informatizzate da quelle che lo sono poco o per nulla. In questo quadro il Molise ha mostrato il volto duplice e contraddittorio di un’erma bifronte: uno dal sembiante tenero e antico, quello che non ha domiciliazioni bancarie né mailing list, che fa la fila alla posta, usa il contante al posto del bancomat, socializza in oratorio, guarda la TV generalista e, se legge i giornali, li compra in edicola (dove c’è). L’altro è quello postmoderno che vive sulla rete, che le notizie le prende dai giornali online, che alla TV preferisce i blog e le clips di You Tube, che aspetta il Natale per avere l’agognato tablet o l’iPhone e che socializza su Twitter e su Facebook (l’osservatorio italiano di Facebook ha registrato 21.600 utenti ad Aquila e 20.700 ad Aosta contro i ben 22.240 a Campobasso dove, ad esempio, è nato il gruppo “Unire il centrosinistra”).
Non meraviglia perciò se il voto per la coalizione Frattura ha fatto emergere una società cittadina più “digitalizzata” e aperta al cambiamento, mentre Iorio ha pescato più consensi nei centri meno popolosi, più tradizionalisti e diffidenti del nuovo, non sempre disinformati ma oggettivamente meno attrezzati e interessati al dibattito politico. Sul voto hanno così pesato due spinte contrarie, una conservatrice e tradizionalista, l’altra super digitalizzata e “distruttrice”, come il “Movimento 5 stelle”: conosciamo bene le dinamiche della prima, forse ancora poco quelle della seconda.
(Per inciso sul “caso grillini”, viene da associare le 5 stelle del loro movimento alle 5 “Leggi fondamentali della stupidità umana” che il grande economista Carlo Cipolla enunciò 30 anni fa a Berkley. La terza di esse recita infatti: “Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o a un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno”.)
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Però, sarcasmi a parte, su questi fenomeni giovanili bisogna riflettere e aprire un dialogo anche per isolarne il qualunquismo del “tanto sono tutti uguali”. Questi ragazzi, oggi politicamente infantili e casinari, sono i nostri figli, i nostri nipoti, sono i digital kids, quelli che Rifkin chiama “il potere laterale”, quelli che sognano di cambiare il mondo e che quando saranno classe dirigente agiranno comunque in un quadro di trasformazioni sociali e di nuove realtà politiche. Ma oggi, in attesa di diventarlo, aspettano da voi iniziative, stimoli e scatti creativi per le tante cose da fare (dall’occupazione all’agricoltura, dalla cultura al turismo, dalla sanità all’ambiente, dalla deriva dei piccoli centri a quella del Capoluogo….).
In questo quadro – e dunque arrivo al punto – spetta a voi e solo a voi preparare, anzi affrettare l’implosione di un feudale sistema mediatico regionale foraggiato da risorse pubbliche e private che, in pieno conflitto d’interessi, consolidano un assetto politico e proprietario di natura inaccettabilmente illiberale.
Di questa situazione da “socialismo reale” (ben documentata da libri-inchiesta come “Il Regno del Molise di Vinicio D’Ambrosio e “La banda del buco” di Antonio Sorbo) gran parte dei molisani non è abbastanza consapevole e l’opposizione che vi ha preceduto, anche per carenza di cultura mediatica, ha le sue responsabilità per la rassegnazione con cui ha assistito al massacro del pluralismo dell’informazione e per non aver denunciato gli intrecci affaristici e pubblicitari dell’imprenditoria politica che detiene il “Quarto potere” regionale. Finora – diciamolo – il centrosinistra si è praticamente arreso a un’informazione servizievole, senz’anima, senza inchieste e senza dibattito di idee: anzi, pur di raccattare effimere visibilità al suo interno, si è ritenuta paga di sporadici spazi d’ufficio, magari con l’alibi che “i soldi stanno a destra”.
Non c’è bisogno di scomodare il vecchio Marx per capire il rapporto tra Denaro e Potere arrivando a Berlusconi e da lui ai Pallante, Patriciello, Ricci & C.: sta di fatto che in questi anni l’opposizione ha metabolizzato un sistema di cui è vittima e il risultato è stato quello di spedire la libertà di stampa nell’underground della rete (da dove, non per caso, vi scrivo). Ma è in questo sottosuolo digitale che, pur tra mille difficoltà economiche, è poi fiorito e cresciuto il miglior giornalismo regionale: ne sono testimonianza quotidiani online come “Altromolise”, che ha fatto da apripista a vivaci testate modello come “Primonumero”, come “Primapagina”, come “Infiltrato” e come, con modalità diverse, “Bene comune”.
Questi canali – puntualmente ignorati dalle varie rassegne stampa di regime – sono divenuti punti di riferimento per tanti (ma ancora troppo pochi) molisani, e su di essi circolano tutte le voci libere grazie a generosi e non remunerati impegni professionali di “wwworkers” che è venuta l’ora di far emergere (e contrattualizzare) anche “in superficie”. Mi riferisco cioè a un nuovo sistema multimediale di cui tocca a voi – di concerto con forze sindacali e imprenditoriali – proporre la formula e gli assetti di un nuovo sistema sinergico e integrato che dal cartaceo si allarghi a emittenze di web e TV, magari puntando su progetti di network finanziabili anche dal basso.
Bisogna insomma pensare a un nuovo giornalismo, gestendo il declino del vecchio, e puntare su una carta stampata autorevole, soprattutto indipendente, e su un web che sfrutti le sue potenzialità di rapidità e di sintesi e non si riduca a lobby di smanettatori di tastiere.
Alla Regione Lazio c’è una Commissione di Vigilanza sul pluralismo dell’informazione e si finanziano progetti di nuove piattaforme digitali; in Lombardia la Regione ha varato un fondo per lo sviluppo di attività giornalistiche e convenzioni per l’assegnazione in comodato o in locazione di immobili da adibire a sedi per “micro imprese editoriali”: ecco due dei tanti esempi importabili in Molise per riorganizzare il settore comunicazione su livelli qualitativi che funzionino da volano di modernizzazione, oltre che di vita civile e culturale.
E’ una priorità che l’opposizione ha ora il dovere di affrontare con un sussulto di stile politico che accantoni interessi di parrocchia o riserve mentali. Sarebbe infatti un errore gravissimo pensare a un sistema mediatico da contrapporre a un altro di diverso colore politico: qui si tratta solo di ripristinare una libertà di stampa compromessa e dar vita a un’informazione indipendente dalla politica, opposizione inclusa.
Subito dopo la sua elezione il neo presidente dell’Assindustria, Edoardo Falcione ha rilasciato una dichiarazione in cui egli sottolinea con fermezza (cito) “l’esigenza di difendere, in ogni modo, l’autonomia e l’indipendenza dalla politica per rimettere al centro del dibattito regionale il ruolo dell’impresa e delle condizioni di contesto per rendere il sistema economico molisano più competitivo”. Musica per le orecchie di molti giornalisti molisani, perché è proprio di indipendenza e autonomia dalla politica che essi hanno un disperato bisogno. Solo che mentre Falcione può reclamare il rispetto di quei valori dai politici, i giornalisti non possono fare altrettanto con gli imprenditori-editori legati in vari modi alla politica: possono solo sperare nel “patriottismo” di imprenditori competenti di modernizzazione e comunicazione e confidare in politici che interpretino l’urgenza di un cambiamento.
Dunque, gentili signori dell’opposizione, se non disperderete il capitale affidatovi da un elettorato alternativo e se riuscirete a dar voce anche a chi avesse delle ragioni per criticarvi, l’opinione pubblica (e il giornalismo che ne è mandatario) dovrà riconoscervi il merito storico di avere impresso a questa regione una svolta liberale e liberatoria.

Giuseppe Tabasso

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