“Zingaretti” molisano?



ROMA – Mentre la maggior parte degli italiani fa i conti con una crisi nera, con gli occhi puntati su due termini anglosassoni non proprio esaltanti, lo spread e il rischio default per il proprio Paese, la Provincia di Roma non trova di meglio che ben foraggiare un esoso doppio appuntamento per festeggiare la comunità abruzzese e molisana che vive nella Capitale. Tra l’altro riunendo due popoli – almeno per due serate – che sono stati protagonisti di feroci lotte per dividere amministrativamente i due territori regionali nel 1963 grazie alla prima legge di revisione costituzionale nella storia repubblicana.
Ma l’epica riunione etnica, che in un revival politico riesce a fondere anche in una sorta di compromesso storico le radici democristiane e comuniste di due promotori dell’evento approdati nel partito del molisano Tonino Di Pietro da Montenero di Bisaccia, “un senso ce l’ha”, parafrasando il Vasco nazionale. Un senso “familiare”. Che risponde al nome di Sabatino Leonetti, vicepresidente del Consiglio provinciale: lui, una sorta di Domenico Scilipoti (ma rimasto fedele all’ex magistrato), abruzzese della provincia di Teramo; la moglie, una sorta di Michelle Obama dell’Appennino, nota per la passione delle telefonate ai compaesani nel periodo elettorale, molisana di Capracotta.
L’invito, lautamente spedito all’elenco non proprio minuto delle persone nate in Abruzzo e in Molise residenti a Roma, preannuncia la partecipazione alla kermesse del presidente Nicola Zingaretti, di cui conosciamo origini marchigiane di Jesi e non certo molisane. Per il resto si replica una manifestazione elettorale dello stesso Leonetti al Piper di Roma, addirittura con gli stessi protagonisti: il cantante Mimmo Locasciulli e il cabarettista ‘Nduccio, sembra uno dei preferiti da parte del vicepresidente della Provincia.
Inutile aggiungere che, in periodo di vacche grasse, il tutto sarà accompagnato da ricchi buffet di prodotti tipici abruzzesi e molisani in entrambe le giornate.
D’accordo, una crisi economica non può soffocare gli impulsi dell’etnia italica per la crapula di montagna. Però sarebbe stato opportuno, se di festa per tutti si tratta, non marchiare un evento con un solo sponsor politico, dal momento che l’onnipresente Leonetti (nel carnet in entrambe le giornate) e il presidente del sodalizio organizzatore appartengono entrambi alla masseria dipietrista. Non solo. L’iniziativa, per quanto istituzionale (e finanziata dalla Provincia di Roma), non tiene nemmeno conto dell’articolata realtà associazionistica di abruzzesi e molisani a Roma (almeno una decina di sodalizi), rappresentata da diverse associazioni, la maggior parte delle quali non è stata ad oggi nemmeno invitata.

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