Le tre “i” della manovra: iniqua, inefficace e ingiusta



La crisi – a lungo negata in particolare dal Capo del Governo e dal Ministro dell’economia e delle Finanze, ma in generale dal Governo in toto con un refrain che ora appare in tutta la sua gravità – ha fatto drammaticamente irruzione nella politica italiana e il giorno successivo alla tanto attesa informativa del Presidente del Consiglio dei Ministri sulla situazione economica del Paese, la borsa di Milano ha chiuso anticipatamente i battenti per eccesso di ribasso. Certo, i listini di Borsa di numerose piazze europee sono da giorni in fibrillazione, ma i Paesi a cui dovremo guardare, non quelli che stanno peggio di noi, non registrano l’alta tensione sui titoli di Stato come sta accadendo in Italia. Tensioni che allargano sempre più la forbice portando a valori da record il differenziale (spread) tra i titoli di Stato tedeschi (Bund) e quelli italiani: chi investe in Italia acquistando i nostri titoli chiede compensi maggiori ritenendoci a rischio.
L’intervento del Presidente Berlusconi è parso fuori misura, pieno di parole magiche, di luoghi comuni (la crisi è planetaria), di rivendicazioni sulle riforme fatte dal Governo; insomma niente di nuovo sul fronte dell’est. Occorreva uno scatto di reni che non c’è stato, così come non c’è stato con la tanto sbandierata manovra di stabilizzazione finanziaria che anziché affrontare i problemi dell’oggi, anziché comunicare ai mercati finanziari che l’Italia sta facendo sul serio, ha rimandato al 2013 – 2014, quando ci sarà un altro Governo, il pareggio del bilancio e gli effetti contrastanti dell’aumento del debito pubblico. Una strategia difficilmente riscontrabile in altre parti del mondo e che ha minato ulteriormente la credibilità di Silvio Berlusconi e del suo Governo.
Eppure, accogliendo l’invito di un preoccupatissimo e vigile Presidente della Repubblica, il Decreto Legge per la stabilizzazione finanziaria è stato convertito in legge in soli tre giorni, come non è mai accaduto in nessuna democrazia al mondo, nemmeno nella Grecia messa in ginocchio dalla crisi finanziaria, grazie al grande senso di responsabilità delle opposizioni che, pur non votandola, hanno consentito un rapidissimo passaggio parlamentare. Senza rinunciare, tuttavia, a sottolineare l’inadeguatezza del provvedimento che, a dirla tutta, ha suscitato polemiche soprattutto tra le stesse forze di maggioranza: dai ministeri al Nord – una follia e un appesantimento per le casse dello Stato -, alla richiesta di riduzione delle tasse con il passaggio da cinque a tre aliquote fiscali. Bellurie che hanno fatto capire, qualora vi fosse stato bisogno di ulteriori conferme, in quale stato confusionale versa la maggioranza.
La manovra per la stabilizzazione finanziaria non può far dimenticare gli errori di questi tre anni nella conduzione della politica economica del nostro Paese. Forse per capire quando è accaduto bisogna riandare alla lettura degli atti parlamentari e della politica economica messa in campo dall’allora, compianto, Ministro dell’economia e delle finanze Tommaso Padoa Schioppa, che, oltre al rigore della sua visione dell’economia, aveva intuito che per mettere il Paese nelle condizioni di competere bisognava rilanciare la crescita dell’economia. Poiché in assenza della crescita è improponibile sostenere la spesa sociale, l’occupazione e il pareggio di bilancio. In Svizzera, ad esempio, nonostante la crescita demografica degli ultimi venti – trenta anni, la percentuale del PIL per la spesa previdenziale è rimasta quasi invariata. Ciò si spiega soltanto con la crescita economica che non ha subito rilevanti flessioni. Ma quel Ministro e quel Governo furono contrastati da un’opposizione durissima (altro che spirito di collaborazione!), ossessionata dalla cosiddetta “spallata”.
Berlusconi, anche nella sua informativa sulla situazione economica del Paese, ha sottolineato, come sempre, che i mali dell’Italia vengono da lontano; ma è a tutti noto che ha governato otto degli ultimi 10 anni e che comunque da diciassette anni determina i destini di questo Paese. E così, mentre altri Paesi, non solo la Germania, hanno riassorbito la decrescita e sono in una fase nuova, di rilancio, di investimento e di nuove prospettive, l’Italia sta rincorrendo se stessa, sta cercando di recuperare qualcosa dei 6 punti di PIL che ha perso, sta annaspando sotto il peso dei 300 miliardi di aumento del debito pubblico e dell’azzeramento dell’avanzo primario. Una situazione a cui non può rimediare la manovra delle tre “i”: iniqua, inefficace e ingiusta (vai ai numeri e ai contenuti della manovra).
La manovra di stabilizzazione finanziaria è intervenuta ampiamente in materia di previdenza ed assistenza (articolo 18 del Decreto Legge), oltre che disposizioni in materia di contenzioso giudiziario. Per una lettura dettagliata e per gli effetti che tali disposizioni possono avere per i cittadini italiani residenti all’estero si rimanda alla lettura del corposo documento elaborato dalla sede nazionale del Patronato Acli.

(Franco Narducci, parlamentare molisano del Pd)



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