La follia di Norvegia (e quelle altrui)



Ora la Norvegia, ultimo angolo di civiltà del Vecchio continente, deve subire anche l’onta di essere dipinta come terra di follia. I soliti “esperti” – spesso anche fisicamente un po’ raccapriccianti – abili nel dividersi tra una telecamera e l’altra anticipando il paziente lavoro degli inquirenti, dopo aver preso abbagli clamorosi etichettando ad esempio i due sanguinosi atti di venerdì come “opera dell’internazionale jihadista” (con tanto di motivazioni su vignette blasfeme, Afghanistan e Libia), alimentando atrocità razziste sulla maggior parte degli spazi on-line che i quotidiani dedicano ai commenti dei lettori (aree di vera follia coperta dall’anonimato), sono passati ad evidenziare come il Paese dei fiordi sia in realtà anche quello con alti tassi di suicidi e soprattutto del celebre Urlo del pittore Edvard Munch. Insomma, secondo le loro “lucide” analisi, alle latitudini scandinave la follia sarebbe di casa.
Eppure uno suonato come il sicario norvegese purosangue Anders Behring Breivik, 32 anni di vaneggiamenti e contraddizioni (uno contro gli immigrati avrebbe dovuto, per logica, compiere una strage in un’associazione di maghrebini e non tra i propri connazionali), potrebbe spuntare dappertutto. Le cronache di America ed Unione Sovietica ne hanno offerti a iosa, anche più sconclusionati. Le scuole statunitensi sono continuamente teatro di stragi da parte di fanatici di ogni sorta. E anche noi abbiamo avuto i nostri sciroccati armati di pistole. Quando è andata meglio, di lamette. Il biondo agricoltore norvegese con la faccia da bravo ragazzo ha avuto dalla sua, stando alle prime notizie, il fatto di operare in un’isola. Quindi senza possibilità di fuga da parte delle vittime. Una sorta di sceneggiatura alla Dario Argento, per i più sadici. Così il bilancio delle vittime è tanto drammatico che altri “folli”, calcolatrice alla mano, sentenziano che la strage superi quella dell’11 settembre in rapporto alla popolazione residente (i norvegesi sono appena quattro milioni). Una cosa del genere, tra i 35mila abitanti del principato del Liechtenstein, sarebbe insomma entrata nel Guinness dei primati.
Nell’epoca delle analisi ad ogni costo e della razionalizzazione dell’esistente, anche la follia deve trovare una ragione. E’ il migliore degli ossimori.
Farebbero bene, questi “esperti”, a tacere. Anche perché in una nazione-modello come la Norvegia, dove le forze dell’ordine si vantano di non essere armate e la politica non conosce privilegi, le loro analisi televisive finirebbero certamente nei siparietti dedicati alle vignette e alle scenette umoristiche.

(Pierino Vago)



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