L’assalto dei Galli al “Molise ladrone”



Ci fu un parlamentare “nordico”, negli anni Cinquanta, che avendo in simpatia un deputato molisano, intervenne in Aula chiedendo di fare qualcosa per il Mòlise. Lo pronunciò proprio così, con l’accento sulla “o”. Forse persino ignorando – come tanti – dove fosse quell’oscura terra non ancora istituzionalizzata come regione.
Oggi sentire il presidente della Provincia di Varese, tale Dario Galli, cognome da saga di Asterix, chiedere pubblicamente l’abolizione del Molise – chissà come lo pronuncerebbe – fa un po’ sorridere. I nordici leghisti, sarà per quei diffusi antenati meridionali, non mancano ormai nemmeno di fantasia. Oltre che di pudore.
Il Molise, secondo l’esponente del Carroccio, ha la pesante colpa di “avere la metà degli abitanti della provincia di Varese”. Piccola imprecisione da ragioniere: in realtà ne ha circa un terzo, cioè 300mila rispetto ai quasi 900mila dell’opulenta provincia lombarda. Per cui, per lo Zingaretti alpino, l’antichissimo e meridionalissimo Sannio non avrebbe ragion d’esistere, se non come museo a cielo aperto.
Occorrerebbe capire quanti, da Rovereto a Cefalù, conoscano il basilare dato dei residenti del Varesotto. Quale dignità statistica avrebbe tale cifra (880mila, per la cronaca). E soprattutto quanti dei residenti dell’amena provincia lombarda siano padani doc, cioè degni del conteggio, e non, ad esempio, insegnanti molisani che provano a seminare un po’ di cultura nelle scuola della terra di Bobo Maroni, Giuseppe Zamberletti e dell’attrice Lilli Carati. Si potrebbe aggiungere, in sede di basilari test per italiani perditempo, chi sia in grado di snocciolare il nome di almeno un Comune della provincia varesotta.
L’aspetto un po’ più “serio” della vicenda, siamo in Lombardia, è naturalmente sul piano dei soldi. Galli ricorda che dalle sue parti si amministra in maniera virtuosa il territorio, razionalizzando le spese e facendo anche investimenti strategici per il futuro. Questo è parlar padano. C’è, però, da fare un’osservazione molto pecuniaria: la biografia dell’autore della “sparata” non si limita all’incarico di primo cittadino e alfiere dei Varesotti. Come ex deputato, ex senatore e membro del consiglio di amministrazione di Finmeccanica, nei suoi conti correnti personali transitano anche molti soldi provenienti da sotto l’Arno. Ma, lo dicevano i Romani e non i Varesotti, “pecunia non olet”.

(Giampiero Castellotti)



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