Sepino: dal Consiglio di Stato una ferita al patrimonio molisano !



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Con una sentenza che fa accapponare la pelle, il Consiglio di Stato autorizza lo stravolgimento della Valle del Tammaro e la mutazione irreversibile di un’area archeologica tra le più belle ed importanti d’Italia, quella di Sepino.
La città sannitica romana di Saepinum-Altilia, risalente al V secolo avanti Cristo, uno degli emblemi – per quanto non troppo valorizzato – del patrimonio artistico molisano, vedrà sorgere, nelle immediate prossimità, 16 pale eoliche, più alte della Cupola di San Pietro, che ne trasformeranno la visuale e le faranno perdere i tratti storici, identitari e paesaggistici che la hanno sempre contraddistinta.
A nulla, a quanto pare, sono valsi gli appelli di Vittorio Sgarbi e del professor Salvatore Settis e dei principali studiosi, intellettuali e archeologi italiani e di varie nazionalità.
A nulla è servito l’impegno di una Rete di 136 comitati e associazioni, che include anche “Forche Caudine”, battutesi con ostinazione, abnegazione e attaccamento alle proprie origini in difesa di un luogo emblematico della storia molisana.
L’antica città romana di Saepinum-Altilia è uno dei rarissimi esempi di aree archeologiche giunte fino ai nostri giorni in condizioni di buona conservazione, che permette a ciascun visitatore di toccare con mano l’intera struttura architettonica di una città romana del I secolo avanti Cristo.
Ciò che non sono riusciti a fare 2.500 anni di storia, di guerre, di scempi, riesce a fare questa stagione del business a tutti i costi, anche in barba dell’ambiente, della memoria, della meraviglia.
“Non si comprende come possa essere possibile che un bene monumentale nazionale, di valenza mondiale, possa essere impunemente stravolto da un progetto invasivo ed impattante di una società privata che persegue legittimamente il proprio interesse – scrive Michele Petraroia.
Noi siamo basiti di fronte a questa prospettiva che vede scipparci un lembo di “nostro” territorio.
Ci rendiamo disponibili, seppure il periodo non è dei più adatti, per esprimere tutto il nostro disappunto per l’assalto al territorio molisano in nome di interessi lontani dalla nostra logica. E chiamiamo a raccolta tutte le associazioni dei molisani “d’oltreconfine”, senza steccati ideologici, per una battaglia sacrosanta a favore della salvaguardia della nostra Terra e della nostra Storia.
Nonostante questo pronunciamento che amareggia e rende vani anni di mobilitazione popolare, di lotte sociali e di iniziative istituzionali in difesa del patrimonio storico e archeologico locale non bisogna desistere, né lasciarsi abbattere dallo scoramento di tale delusione.
Si illude, chi pensa che da cittadini, amministratori e da militanti di associazioni e comitati siamo pronti ad ammainare le nostre bandiere.
Al contrario, moltiplicheremo le nostre forze, presseremo sul governo nazionale, solleciteremo il Parlamento della Repubblica e ci appelleremo a tutte le Istituzioni nazionali ed internazionali per difendere un simbolo del nostro territorio, un frammento prezioso della nostra carta d’identità.
Noi, come Romani d’origine molisana, possiamo fare molti in tema di visibilità, operando nella Capitale non solo amministrativa, ma anche mediatica di questo nostro malridotto Paese.
Ci batteremo con ogni mezzo per salvaguardare la Valle del Tammaro, la città sannitico romana di Saepinum-Altilia, di un parco archeologico che ha pochi paragoni nel resto del mondo, nonché delle altre minacce che rischiano di affossare completamente il Molise.
Tutti coloro che resteranno in silenzio, defilati e indifferenti saranno complici di questo stravolgimento e renderanno conto della loro ignavia alle future generazioni.

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