La politica dei cantieri



D’accordo, si aspettano i soldi – e che soldi – dell’Unione europea per la grande opera. Va bene, deve andare avanti il progresso, ammesso che equivalga a ciò continuare a stendere cemento e a realizzare megaprogetti per accorciare ulteriormente il tempo (per fare cosa poi… mah). E’ vero, quasi tutti i partiti sono concordi, da destra a sinistra, ad eccezione del movimento di Di Pietro e di quello di Grillo. Anche la Lega del Nord e del localismo, quando sale al potere e guida proprio il Piemonte se ne strabugera degli abitanti di una valle. E poi, ad onor del vero, non s’è mai vista tanta risolutezza militare nel nostro Paese, segno che quei soldi fanno veramente gola (e chissà a chi). I grandi costruttori, alcuni dei quali hanno firmato tanti scempi nei nostri territori, sono sempre ospiti graditi nei banchetti luculliani. Qualcuno di loro, si sa, contraccambia sempre bene ai piani alti della politica. Le campagne elettorali hanno un costo.
Potranno risultare simpatici o anticipatici questi valligiani piemontesi dalle gote rosse. Di certo, però, rappresentano l’altra faccia della medaglia. Da buoni montanari, hanno il pragmatismo nel dna: non molleranno facilmente la preda. Che poi significa la loro casa, le memorie, i legami di sangue. Una vita, in sostanza.
La casta è sorda e cieca allo stupro dei territori. E’ crudele al pari del più tenue degli imperatori romani. Otterrà ciò che vuole, sicuro, ma il distacco con il ventre di questo Paese (che sta portando alla bancarotta) è sempre più marcato. Forse ciò – nell’autoreferenzialità assoluta – non interessa, ma in periodi di corde che si spezzano occorre stare attenti. “Le oligarchie politiche ed economiche infliggono alle popolazioni e alle istituzioni locali scelte non condivise, contrapponendo loro ingenti schieramenti di forza pubblica” si legge nei comunicati che arrivano nelle redazioni. E ancora: una classe politica scarsamente credibile promuove in tempi di crisi economica globale opere costosissime e dissipative, che registrano precedenti clamorosamente screditati nei tribunali penali e presso i principali organi di controllo contabile (la Corte dei conti e l’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici), come attesta la vicenda degli scempi ambientali ed erariali Tav lungo l’Appennino tosco-emiliano. Una classe politica poco credibile mobilita risorse aggiuntive ingenti per imporre l’attuazione di scelte non condivise: “almeno 2mila uomini in divisa si sono schierati sui tre fronti dell’area del cantiere presidiata dai No Tav”, leggiamo nelle agenzie di stamani. E ancora: “L’autostrada A32, Torino-Bardonecchia, è stata chiusa all’alba dalle forze dell’ordine. Chiusa anche l’autostrada tra Bardonecchia e Avigliana Ovest”.
È un danno di immagine e di sostanza alle istituzioni democratiche. È un ennesimo sconsiderato attacco all’erario. Un’intera popolazione, quella della Val di Susa, viene sopraffatta. Mortificate le istituzioni locali: sindaci e Comunità montana.
Un popolo, quello italiano, è chiamato a continuare a subire dai Palazzi Alleati progetti non partecipati, dopo avere appena espresso coi referendum la volontà di non rinunciare alla tutela dei beni comune: salute, ambiente, erario.
Per la democrazia, sono giornate di lutto nazionale.

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