Vènti e Vénti



Vènti e Vénti

Mi sembrava impossibile che la obbligatorietà dell’azione penale potesse spingersi sino al punto da mettere sotto indagine gli elementi atmosferici.
Il titolo letto di primo mattino sulla rassegna stampa televisiva: “ANEMOMETRI ABUSIVI, VENTI INDAGATI”, ben si prestava a tale illogica ed insensata mia “riflessione”, con la quale mi chiedevo anche per qualereato il Libeccio o lo Scirocco, vènti provenienti, rispettivamente, dalla Libia e dalla Siria, potessero attirare le attenzioni della Procura della Repubblica. Forse per fatti connessi ad un loro arrivo clandestino sulle coste italiane?
L’equivoco, evidentemente dovuto al fatto che mi ero appena svegliato, si sciolse nel giro di pochi secondi, il tempo necessario di avviare il (ritardato) collegamento mentale mattutino: il fatto era in realtà riferito ad impianti abusivi di misuratori del vènto per future centrali eoliche, mentre “vénti” si riferiva, naturalmente, al numero delle persone coinvolte nell’inchiesta.
Imperdonabile e preoccupante confusione intellettiva, la mia, seppur giustificata anche dalla estrema sintesi che spesso i giornali applicano nella formulazione dei titoli, tanto da indurre il lettore a veri rompicapi per interpretarne il senso (ricordo uno di essi apparso su un quotidiano locale: “Falegname impazzito tira una sega a un passante”).
Ben più riprovevole, per rimanere in tema di vènti, un episodio avvenuto in tempo di guerra, in epoca fascista – il cui significato attiene non alla capacità istantanea di collegamento tra lettura e cervello, bensì a vera e propria ignoranza (da ignoro, non conosco) -, allorquando ad un pilota di un “Caccia” in fase di ricognizione di aerei nemici che comunicava al duce la impossibilità di procedere nell’azione per la presenza degli alisei, il duce ordinò di abbatterli. «Ma, duce – controbatté il pilota – gli alisei sono vénti». «Abbatteteli tutti e vènti», rispose il duce.

(Gianluigi Ciamarra)

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