Elio Germano protagonista al cinema



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“Mio padre era un pellegrino – commenta Folco durante la conferenza stampa de “La Fine è il mio inizio” – pagato per andare in giro per il mondo a vedere e scrivere, dalla guerra in Vietnam all’ingegneria sociale in Cina. Per modello non aveva giornalisti, ma gli esploratori, una dimensione più etica: il suo non era solo lavoro, ma un modo di vivere”.
“Prima di interpretare questo ruolo ho letto i libri di Tiziano – spiega Elio Germano. “Sono venuto nella sua casa, ho dormito nel letto di Folco, ho vissuto con la famiglia e ho passeggiato nei boschi. Parlando con le persone che lo hanno conosciuto ho capito che Tiziano era una persona incredibile. Quel che mi ha impressionato più di tutto è il suo acume, la sua capacità di capire il mondo, e non attraverso la ragione, ma piuttosto attraverso i sentimenti , la sua capacità di farci prendere parte al mondo. E’ come se nell’ultima fase della sua vita quel che voleva esprimere fosse più importante di egli stesso”.
Quando chiediamo a Elio “agli spettatori cosa dovrebbe restare del film”, lui risponde così: “Mi piacerebbe che il pubblico seguisse la nostra storia con consapevolezza, una storia sulla malattia e sulla morte, due questioni di cui non si parla mai. La coscienza di dover morire, senza per questo pensare a un dramma e con un sorriso sulle labbra, così come ci indica Tiziano “sarebbe una gran bella cosa se il pubblico potesse portarsi dietro questo sentimento”.
In questi giorni Elio è impegnato in Slovenia sul set di un film prodotto da Sky ma promette di fare un salto in Molise in estate, terra di origine di suo padre alla quale è legatissimo.

(Ida Santilli)

La mostra

Un taccuino e una macchina fotografica

Ai giovani che mi chiedevano: “Ma io che faccio?” Rispondevo: “Guarda! Il mondo è pieno di cose da esplorare. Il mondo che mi sono trovato davanti io in Vietnam, in Cambogia, in Cina non c’è più. Ma c’è un altro mondo lì aperto per chi vuole scoprire. Ci vuole coraggio, determinazione e la sensazione che sei parte di questa cosa meravigliosa che è tutta qui intorno a noi. E’ fattibile per tutti fare una vita in cui ci sei tu. Una vita in cui ti riconosci”.
Queste parole di Tiziano Terzani chiudono la selezione di un centinaio di foto che il figlio Folco ha raccolto in una mostra, organizzata da Civita in collaborazione con Fandango, visitabile fino al 29 maggio a Palazzo Incontro (Via dei Prefetti 22) a Roma in concomitanza con l’uscita nelle sale del film La fine è il mio inizio. Un percorso attraverso i paesi dell’Asia dove il giornalista ha vissuto e viaggiato: il Vietnam, la Cina, le Filippine, il Giappone, l’India e uno sguardo inedito sul regno del Mustang, una delle regioni più isolate dell’Himalaya dove ebbe la possibilità di fermarsi a osservare e chiedersi: “Tutto il progresso, che sembra così inevitabile, dove sta conducendo l’uomo?”.
La mostra è aperta dalle 10 alle 19 tranne il lunedì al costo di 6 euro (tel. 06-32810, www.fandangoincontro.it).

(I.S.)

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