Il Molise esiste



Il Molise esiste, c’è, ed è questa la cosa più importante di fronte ai “missili terra-aria” lanciati da Chieti, senza preavviso, da due personaggi di rilievo, quali sono il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, e l’uomo che cura l’Italia per conto della intelligence americana e, come tale, ha, momento per momento, sotto gli occhi lo scenario politico e strategico dell’Italia e dell’intero pianeta.
Due persone fortemente impegnate in questa fase di grave crisi, che attanaglia l’Italia ed il mondo, che si ritrovano a Chieti, sede di uno dei 251 atenei e sedi distaccate, che compongono il quadro dell’Università italiana, già sotto assedio per colpa della Gelmini. E qui ci sarebbe da avviare un lungo discorso, utile a capire che il buio di una riforma è stato squarciato dalla luce della rivolta dei giovani e giovanissimi, che sono il solo vero futuro di questo nostro Paese. Per capire questa verità basta vedere come vengono trattati gli studenti ed i ricercatori dalla stampa e dalle televisioni del padrone; da chi governa il Paese e da quanti hanno lavorato e lavorano per mantenere in piedi Berlusconi e si nutrono delle risorse di questa Italia, a partire da quelle culturali, per passare ai quelle paesaggistico-ambientali, ai valori.
Ma torniamo ai nostri due personaggi che – ma questo effetto coppia dovrebbe preoccupare molto Berlusconi – si ritrovano insieme a bombardare il Molise, ai piedi della Maiella e non lontani dal mare, nel centro di quell’Abruzzo forte e gentile, segnato dalla transumanza e da un olivo “Gentile” che, però, non è quello di Larino. All’improvviso e in modo del tutto gratuito “contro la crisi tagliare le spese inutili, il Molise ad esempio”, spara Luttwark , con Fini che, per non essere da meno, parla delle abolizioni delle Province e, come accennavo prima, del numero eccessivo di atenei e sedi periferiche e, fra queste, cita Isernia con Caltanisetta.
Bisogna dire non a caso, visto che il suo missile vuole colpire lo stesso obiettivo di quello di Luttwark, il Molise, in modo da fare terra bruciata.
Tante casualità e tante coincidenze che non sono facili da spiegare, soprattutto se uno pensa che entrambi i personaggi avrebbero ben altro a cui pensare, con il Molise che dovrebbe rappresentare l’ultimo dei loro pensieri, nel momento in cui hanno fatto capire che sanno della sua esistenza.
Ma se sanno che il Molise c’è, esiste, vuol dire che per questi due personaggi, d’accordo o l’uno all’insaputa dell’altro, l’hanno discusso, ragionato, come quando c’è da sviluppare un progetto.
A questo punto non si sa se il progetto è ancora in fase di preparazione o già avviato, si sa solo che serve a smontare i primi piccoli ostacoli di quell’ostacolo più grande che è il Molise.
Niente è casuale, niente, nel momento in cui le parole hanno un preciso significato e sono nella mente e nella bocca di chi le parole non le spreca, al punto da trasformarle in missili intelligenti in grado di colpire l’obiettivo. La parola dei numeri: 300 mila abitanti, 136 comuni e due Province, e noi aggiungiamo, una Università con due sedi periferiche; sei ospedali pubblici a fianco alla Cattolica, alla Neuromed e ad altre cliniche private, quattro tribunali, e altro ancora dei punti deboli di questo nostro debole Molise, che, invece, debole non è, se noi molisani avessimo la percezione esatta delle peculiarità del Molise e dei suoi possenti punti di forza.
Quello che maggiormente mi mette in crisi, quando si discute dei problemi del Molise e del suo futuro, è l’attenzione che tutti sono pronti a porre alla sola causa, dimenticando l’effetto di una scelta e non pensando, così, mai alla soluzione alternativa, che diventa prioritaria trovare se non si vogliono raccogliere solo le macerie.
L’esempio è la questione sanità, in particolare gli ospedali che sono stati presi di mira e posti nelle condizioni di essere minati, per essere, così, nel breve tempo, eliminati, in modo da tranquillizzare gli altri che, pensano di essere salvi, nel rispetto del detto “mors tua vita mea”. Una pia, momentanea illusione qualora i “missili terra-aria” di Fini e di Luttwark, lanciati da Chieti, faranno terra bruciata del Molise. Nessuno che si è posto il problema, nel momento in cui si è capito il pericolo di una chiusura, di vedere cosa fare, oltre alle giuste lotte e proteste, quale alternativa all’ospedale cercare, per non lasciare una voragine che rischia di far diventare poca cosa un territorio e i paesi che lo vivono. Mai uno sprizzo di fantasia per evitare di cedere e far cadere i molisani nello stato della rassegnazione e della depressione! Mai un sogno, un’idea da coltivare per salvaguardare e tutelare il Molise e non farlo cadere nelle mani di chi l’ha destinato a sede di Turbogas, industrie chimiche, scorie e centrali nucleari, riciclaggio di rifiuti pericolosi, luogo di approvvigionamento di altre sorgenti d’acqua; sito in abbandono, tanto da permettere a Fini e Luttwark di parlare come di una Regione inutile, prima ancora di una regione che produce sprechi!
Mai! E allora perché non cominciare subito per dare una risposta immediata ai due personaggi?
C’è bisogno che qualcuno li interroghi, per capire dove vogliono arrivare con le loro preoccupazioni per la crisi che, lo sanno bene, è frutto di un sistema, che ha fallito e, siccome non si vuole accettare questo fallimento, si pensa di far tacere i disastri provocati dal sistema, puntando i missili sul Molise, per eliminarlo. Perché Iorio o altra autorità non li invita nel Molise? Io lo farei subito.
Noi molisani abbiamo una grande risorsa, che non sappiamo, però, sfruttare: il sogno.
Perché non cominciamo a utilizzarlo? Io sono pronto a mettere in campo, a disposizione di altri, i miei sogni per creare quello scudo che serve a rigettare i missili, che altri, da ora in poi, saranno pronti a lanciare. Il sogno, i sogni, per salvare questa mia terra, la nostra terra, che, come fanno capire i Fini e i Luttwark, può essere oltraggiata perché ci siamo dimenticati, noi, di considerarla sacra.
Chi vuole cominciare si faccia avanti, io, con qualche altro sognatore che conosco, sono pronto.

(Pasquale Di Lena)

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