Arrivano gli 80 anni per l’alicetta di Larino



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ROMA – Nel bene o nel male è uno dei simboli del Molise. E dell’Italia intera. “L’alicetta di Larino”, come affettuosamente viene chiamato Aldo Biscardi, venerdì 26 novembre compie 80 anni. Razza tosta, sannita, che garantisce eterno pragmatismo anche davanti ad un compleanno e ad un’età ben portata.
Biscardi, quindi, come personaggio simbolico. Per i molisani, innanzitutto.
Quando il Campobasso militava in serie B, con sogni di massima serie, l’inventore del “Processo” calcistico è stato un costante punto di riferimento per la folta comunità molisana di Roma. Non c’era tassista romano, i più d’origine molisana, che non lo assediava e lo incitava per “difendere” quella squadra rossoblu in grado di riscattare ataviche amarezze e storie d’emigrazione. Quando la squadra finì nel dimenticatoio, il rapporto tra i corregionali e l’illustre larinese diventarono più freddi. Ma l’Aldone nazionale s’è riscattato in occasione del terremoto del 2002, quando promosse un’intera trasmissione per raccogliere fondi per la sua Larino danneggiata. All’asta un emporio di magliette di Del Piero e palloni evocativi di gesta immortali.
All’epoca di tangentopoli, alla sede di “Forche Caudine”, la storica associazione dei molisani di Roma, arrivò un’inaspettata ed euforica telefonata: “Sono Aldo Biscardi, mi mandate Di Pietro in trasmissione? Oppure, se volete, riempio di telecamere la vostra sede…”.
Ma, al di là di ciò che rappresenta per la sua gente, il rosso e scaltro giornalista dalle vistose tinture di capelli è un simbolo per l’intera comunità calcistica nazionale. Cioè per l’Italia intera. Da Nord a Sud.
E’ il “commento calcistico” fatto persona, tra errori grammaticali, alzate di voce, “ammuine”, litigate a comando, personalismi, “sgub” veri e falsi, il “denghiù” che ha sfruttato pubblicitariamente, l’eterna richiesta del moviolone in campo (“me lo chiese perfino il Vaticano per l’attentato al Papa – ricorda il conduttore). Poi i giganteschi dati di ascolto, i milioni di italiani buttati lì come autoesaltazione costante, e i politici in trasmissione, la passerella più ambita, la prima “umanizzazione” dei parlamentari. E tantissimi “personaggi”, da Costantino Rozzi, presidente dell’Ascoli, a Luciano Moggi. Fino al ricco campionario di celebri battute: dalle “polemiche che fioccano come nespole” a “inabissati di email” a “Non parlate tutti insieme, al massimo due o tre per volta”. Roba da costume sociale, da antologia di avanspettacolo, da cabaret televisivo con personaggi veri, capace di annientare persino una carriera al top come quella di Mike Bongiorno.
La polemica come centro di gravità permanente. Il conduttore ha subìto per anni l’ostracismo da parte della Juventus. Su ordine di Boniperti, nessun rappresentante del club bianconero ha partecipato alle sue trasmissioni dopo le polemiche scatenate al Processo per l’annullamento del celebre gol del giallorosso Turone nella sfida contro la Roma che assegnò lo scudetto del 1981. Controversie anche con l’Ordine dei giornalisti: dal 2007 Biscardi polemicamente non ha più confermato l’iscrizione all’albo. E quando l’Associazione italiana arbitri lo ha querelato qualche anno fa per diffamazione, lui si è difeso (finendo assolto): “Ma di cosa si offendono? – ha evidenziato – lo sanno tutti che le cose che diciamo al Processo non sono credibili”. Mitico.
La biografia ricorda la laurea in giurisprudenza a Napoli (tesi discussa con Giovanni Leone), la collaborazione con il quotidiano napoletano “Il Mattino” e poi, dal 1956, a Roma nel prestigioso quotidiano “Paese Sera”, punto di riferimento della sinistra capitolina. Ha girato tutto il mondo come inviato (compresi i mondiali di calcio dal 1958 ad oggi), fino a succedere ad Antonio Ghirelli nella direzione delle pagine sportive, diventando caporedattore.
Ma è la Rai a garantirgli notorietà. Vi entra nel 1979. “Il Processo” parte nel 1980, ma solo da tre anni dopo sarà lui a condurlo. Da caporedattore a vicedirettore del Tg3. Poi, nel 1993, il passaggio a Tele+ con “Il Processo di Biscardi”. Tre anni dopo a Telemontecarlo, quindi dalla stagione 2006/2007 sul network Italia 7 Gold. Oggi è anche inviato per il programma televisivo “Quelli che il calcio” di Rai 2, dove il suo mito vive una nuova giovinezza. Nonostante gli 80 anni.

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