Il Veneto chiede e l’Italia risponde



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Di fronte alle tragedie, le polemiche sanno di necrofilia. Per cui il Veneto sconquassato dall’acqua è una ferita per l’Italia intera. E quelle popolazioni del Nord, che oggi soffrono la distruzione, meritano il massimo rispetto e sostegno da parte di tutti.
Tuttavia, le roboanti richieste di aiuto indirizzate al governo “romano” e agli “altri” italiani non acquistano certo efficacia se accompagnate da dichiarazioni, come quella rilasciata dal governatore veneto Zaia, che con mai sopito pregiudizio anti-meridionale ha affermato come sia “sbagliato dare 250 milioni ai calcinacci di Pompei”.
Al di là del termine “calcinacci”, altamente offensivo non dei beni storici di una specifica area geografica, ma di un patrimonio dell’umanità riconosciuto da ormai 15 anni dall’Unesco, aizzare le solite animose discussioni a distanza tra Nord e Sud in un momento del genere è davvero da incoscienti.
Anche perché Zaia – con il suo mondo di “indipendentisti” autosufficienti e benestanti (o meglio, aspiranti autosufficienti perché benestanti), amanti delle melodie verdiane rispetto a quelle ufficiali della nazione, allergici al tricolore rispetto ai vessilli un bel po’ scoloriti della Serenissima, propugnatori di una sorta di Stato lombardo-veneto di cui la storia risorgimentale ha fatto giustizia con il sangue di tanti giovani – è stato eletto con una maggioranza bulgara proprio da coloro che oggi vivono nel fango. E a guidare il governo, non dimentichiamocelo, c’è un ricco signore lombardo, il cui principale alleato è proprio un bello stormo di padani. Lamentarsi e irritarsi con supponenza perché l’Italia e Roma (ladrona) si stiano disinteressando al loro dramma appare, pertanto, un po’ paradossale. Verrebbe, insomma, spontaneo un “arrangiatevi da soli” in salsa federalista.
Invece i nostri due euro con l’sms sono partiti. Perché l’atteggiamento di insensibilità rispetto alle necessità delle popolazioni “altre”, venete in questo caso, sarebbe proprio da leghista.

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