La voglia matta



Che geni (e che profeti !) gli sceneggiatori, i registi, gli attori della commedia all’italiana. Giorno dopo giorno la politica odierna, specchio purtroppo di una società sempre più paradossale (dove la realtà ormai supera qualsiasi sceneggiatura cinematografica), decreta l’assoluto trionfo di quella stagione irripetibile del nostro cinema. Il Mubarak “parente di Rudy”, ad esempio, fa tornare in mente il Totò-Mobutu di “Totò truffa” del 1962, ambasciatore del Katanga (mitica la battuta: “Mobutu? No, non buttare niente, ca è peccato”), ma anche Totò e Nino Taranto travestiti da Fidel Castro e consorte, sequenza successiva dello stesso film (magistrale il “Carina lei!” proferito da un passante). E ritorna prepotentemente d’attualità il personaggio di Agostino, interpretato da Alberto Sordi nel “Moralista” del 1959, burocrate censore e segretario generale dell’Oimp, Organizzazione internazionale della moralità pubblica, in realtà un losco individuo che fa la tratta delle bianche. Del resto di vitelloni, seduttori, ricattatori, “guardie e ladri”, “mostri” e “vite difficili” è infarcito l’intelligente cinema di quegli anni, segno che gli odierni protagonisti rappresentano, in realtà, dei cloni tristi e difettosi cui rimane solo “la voglia matta”.

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