Eolico: prevenire è meglio che curare



Eolico: prevenire è meglio che curare

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Diciamocelo chiaro: tra le potenzialità inespresse del Molise, i beni storici e paesaggistici rappresentano la risorsa primaria. I primi, praticamente da sempre, necessitano di un’adeguata ed efficace promozione (dal sito paleolitico di Isernia all’area archeologica Castel San Vincenzo, da Pietrabbondante a Sepino fino al patrimonio museale sannita). I secondi, purtroppo, sono addirittura a rischio profanazione e deterioramento a causa di un mix tra forti interessi economici e scarsa sensibilità per il bene comune.
Negli ultimi anni, per ignoranza e per mero interesse, le condizioni dei territori molisani sono notevolmente peggiorate. In molti centri storici dei minuscoli borghi, dove non ha colpito l’alluminio anodizzato c’ha pensato il cemento “modernizzatore”. Tra le nuove costruzioni, un bel po’ non ha tenuto conto di esigenze armoniche con il contesto, toccando spesso apici di puro kitsch (da tante “villette” di campagna a molte case di emigrati transoceanici). L’area di Isernia si è “campanizzata”, specie con i capannoni pseudoindustriali – molti davvero brutti – sorti senza logica urbanistica. Le distese di auto usate su spianate di cemento e asfalto rappresentano l’ennesima ferita visibile su habitat millenari.
Di fronte a questa emergenza paesaggistica, che rischia di far precipitare il territorio molisano tra i più brutti dello Stivale, il surplus di pale eoliche non può certo essere di giovamento. Si può, in sostanza, convenire sugli indubbi benefici delle energie alternative (Danimarca docet), ma non è accettabile che – a mo’ di colonialismo – il piccolo Molise debba rappresentare la calamita sia delle discutibili installazioni sia delle ormai ataviche depredazioni ambientali (tipo furti di acqua, di opere artistiche, ecc.).
Uno pretenderebbe, allora, che la classe politica locale – per quanto indebolita dai “numeri” e dallo scarso peso a livello nazionale – lottasse con il coltello tra i denti perlomeno a difesa dell’unico bene spendibile, il territorio. Invece assistiamo non solo alle rituali e improduttive polemiche che accompagnano costantemente la vita politica molisana, ma a veri e propri spettacoli paradossali e “discutibili”, per usare un eufemismo.
Ci riferiamo, ad esempio, alla tanto discussa legge regionale 22 del 7 agosto 2009, denominata “Nuova disciplina degli insediamenti degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nel territorio della Regione Molise”. Insomma, le nuove norme che regolano – per alcuni in senso meno rigido – l’installazione di pali eolici.
I più hanno denominato il provvedimento “legge Berardo”, dal nome del relatore Adelmo Berardo, presidente della Commissione consiliare competente in materia. E c’è subito un primo paradosso: il relatore, di fronte alla polemiche, ha scritto una lettera agli organi d’informazione ritenendo “assolutamente improprio parlare di una ‘legge Berardo’ in quanto trattasi, al pari di tutte le altre, di una legge approvata dal Consiglio regionale del Molise”. Come dire: non appioppate il mio nome a questo florilegio di norme perché ne verrebbe della mia reputazione (altrimenti, a rigor di logica, uno dovrebbe sentirsi onorato di legare il proprio nome ad una legge). Discorso che qualcuno potrebbe associare a quello del ministro Calderoli quando definì “porcata” la legge elettorale collegata al suo nome.
Berardo, nella sua lettera, va però oltre: “Preciso inoltre che, ironia della sorte, a distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore della legge regionale 22/2009, nessun nuovo campo eolico è stato autorizzato in Molise”. Anche qui un’espressione che, forzando un po’ la mano, ricorda la figura retorica della “litote”. Come dire: dal momento che nessun nuovo impianto è entrato in funzione, va tutto bene. Ma una legge del genere è fatta per regolare o favorire l’energia eolica o per prevenirne la presenza? In quest’ultimo caso, sarebbe bastato un “no” secco all’eolico e via.
Altri due punti del testo berardiano ci lasciano interdetti.
Il primo. Scrive ancora Berardo che “il campo eolico che sta suscitando maggiori polemiche è quello che interferirebbe con il parco archeologico di Altilia”. E’ vero. Aggiunge, probabilmente per chiamarsene fuori: “Esso è stato autorizzato nel 2005, quando non ero neppure consigliere regionale”. Ma poi: “Per inciso la distanza in linea d’aria tra il parco archeologico ed il campo eolico è di circa dieci chilometri”. Come dire: e che problema c’è? Insomma, verrebbe da chiedere all’amministratore di Duronia: sei contrario a questo campo eolico, sì o no?
Il secondo. Berardo scrive: “Desidero rivolgere un pensiero di apprezzamento e gratitudine al personale tutto ed al dirigente del Servizio Energia della Regione Molise che nonostante l’organico ampiamente ridotto, sta istruendo un numero notevole di istanze con grande trasparenza e dedizione con il rischio, purtroppo, che questo assurdo clima tocchi anche il loro lavoro”. Constatazione semplice semplice: ma non aveva precisato, con una certa enfasi, che “nessun nuovo campo eolico è stato autorizzato in Molise”? E in futuro, sarebbe da aggiungere?
Di tutto ciò siamo addolorati soprattutto per una vicenda presaga e rivelatrice: che una persona perbene e seria come l’assessore Franco Giorgio Marinelli abbia abbandonato (polemicamente) la delega all’energia. Scelta, ahimè, indicativa e premonitrice.

(Giampiero Castellotti – 23 ottobre 2010)

L’immagine in alto:
Lo studio di architettura OnOffice, creato nel 2008 a Oslo e poi trasferito a Porto, costituito da due portoghesi, un italiano e un americano mezzo giapponese, ha ideato la realizzazione di un albergo dentro una centrale eolica in mezzo al mare a Stavanger, in Norvegia. Progetto geniale. Una windfarm abitabile. I promotori del progetto hanno letto su un quotidiano che l’Unione europea ha chiesto ai Paesi membri di portare al 20% del totale il consumo di energia rinnovabile entro il 2020. La Norvegia, che ha una grande ricchezza di petrolio, era appena al 5% (la Norvegia non è nella Ue, ma ha firmato gli accordi economici e sull’energia, ndr). La costa norvegese, lunga 25mila chilometri, è molto adatta all’eolico, è tra le più ventose d’Europa. Però ogni progetto in questo senso viene molto contestato dall’opinione pubblica. Ecco allora l’idea di sfruttare il potenziale turistico dei complessi eolici. Alla base dell’idea, come racconta l’architetto Joao Vieira Costa alla rivista “Wired”, c’è l’obiettivo di “trasformare degli impianti industriali in attrazioni turistiche, ‘abitabili’ e più familiari ai cittadini”. Perché le strutture possono raggiungere dimensioni che permettono di includere grandi spazi abitativi. L’attrattiva turistica, per gli architetti, è insomma indiscutibile: l’esempio della Torre Eiffel e della Grande Muraglia potrebbe essere di stimolo.

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