Il governatore Zaia conosce l’autoironia?



Il governatore veneto Zaia trasuda permalosità. Ha visto la fiction “Distretto di Polizia 10”, dove è stato inserito un agente centralinista di Bergamo (interpretato dall’attore italo-svizzero Gianluca Bazzoli) che – da copione – non appare eccessivamente dinamico e sveglio, come buona razza padana imporrebbe, e l’ex ministro dell’Agricoltura non c’ha pensato due volte: ha scritto una lettera aperta a Fedele Confalonieri per manifestargli la sua arrabbiatura (il termine è un altro). In sostanza si lamenta perché “la più grande rete televisiva commerciale d’Italia ha sposato l’andazzo di culturame razzista nei confronti del Nord e dei suoi abitanti”. Motivo? “Mi riferisco all’ultima trovata del personaggio dell’agente scelto Brenta, entrato di recente a far parte della decima serie di Distretto e che sfodera un indubitabile accento bergamasco e mostra un carattere che non brilla per sensibilità e intelligenza, come precisano gli stessi autori – continua Zaia. “Siamo alle solite. Il nordista, veneto o lombardo o piemontese che sia, è raffigurato nelle serie tv prodotte a Roma, come terragno, servile, interessato, poco perspicace”.
Il produttore della fiction, Pietro Valsecchi, tanto per non alterare il livello della discussione, replica: “Singolare non si sia levato alcun coro di indignazione per un personaggio altrettanto svampito e non brillante come quello di Marzocca, presente nella serie per diversi anni. Ma forse perché era romano…”.
Forse sarebbe utile ricordare a Zaia che per decenni il cinema italiano – basta ricordare le immortali pellicole di Alberto Sordi – ha rafforzato gli stereotipi di un romano cialtrone e ruffiano rispetto ad un milanese (e ad un “padano” in genere) imprenditore e pieno di soldi. Perché l’autoironia – e i romani ne hanno da vendere – fa parte dell’intelligenza.

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