La miss col “faccione” e i molisani arrabbiati



Liquidata senza troppe nostalgie la pratica “miss Italia”, rimangono sul tappeto le immancabili polemiche. Ma stavolta, anziché rinnovarsi i rituali confronti veterofemministi sul ruolo dissacrato delle donne dalla passerella di Salsomaggiore, ci ritroviamo una controversia tutta “made in Molise”: davvero la povera concorrente numero 25, Ilary Bucci, da Venafro (Isernia), avrebbe “un faccione sproporzionato rispetto al corpo”, come rilevato con estrema finezza dall’esteta Guglielmo Mariotto, membro della giuria (la cui bocca, ad onor del vero, potrebbe fare il paio con il faccione del virgulto venafrano)?
Problema non da poco, in quanto l’apprezzamento non solo è stato rimarcato dal “dinamico” principino Emanuele Filiberto, stupitosi di quel voto “3” affibbiato alla povera ragazza dall’impietoso giurato, ma è stato addirittura ritirato fuori dalla stessa Ilary Bucci, la quale – seppur con poca esperienza davanti ad un microfono – in diretta televisiva ha provato ad effettuare una tiratina leggera leggera alle orecchie del prode Guglielmo. Evidentemente la poverina tutto si poteva aspettare dall’esperienza del concorso di bellezza meno che ereditare un epiteto di “faccione” che chissà per quanto tempo si dovrà portare dietro.
Lo “sgarro” non è da poco in quanto va a rimarcare sia la figuraccia collettiva rimediata dalle concorrenti che hanno rappresentato il Molise (tutte pesantemente bocciate dalle giurie, a differenza – ad esempio – dell’abruzzese Di Quinzio giunta addirittura terza) sia il supporto strillato ai quattro venti – finito persino sul “Corriere della Sera” – che il sindaco di Venafro, Nicandro Cotugno, ha speso per la sua concittadina. Perché queste sono le occasioni politiche che contano in Molise e soprattutto non si può far venire meno la tradizione del campanilismo molisano doc.
Insomma, dalle parti di Venafro i nervi sono a fior di pelle e quello di Guglielmo Mariotto, stilista di Gattinoni, viene vissuto come un vero e proprio affronto.
Ci domandiamo, allora, cosa potrebbe succedere all’impietoso giurato se il suo macchinone, mettiamo durante una trasferta a Pettoranello per toccare con mano alcuni tessuti dell’Ittierre, dovesse cominciare a fare le bizze poco dopo Ceppagna, proprio sul curvone che immette nell’amena cittadina dell’isernino. E figurarsi se a notare la scena e a riconoscerlo dovessero essere proprio quei pochi parenti che non hanno studiato ad Oxford della povera Ilary, quelli che fino a qualche giorno fa erano orgogliosi per quella nipote salita agli onori delle cronache nazionali perché “proprie ‘na bella ‘uagliona”, e ora corrosi dal complesso del “faccione” abbottonato dal Mariotto alla misera fanciulla. E se il tam tam dovesse essere così rapido da richiamare gentiluomini su vecchie Golf e furgoncini Ape dalle frazioni di Le Noci e Vallecupa.
Si ripeterebbe, forse, la scena felliniana dell’Alberto Sordi che spernacchia i “lavoratori della malta” prima di essere tradito dall’autovettura su cui viaggia? E il “faccione”, stavolta, il giurato potrebbe finalmente condividerlo con l’acerba giudicata…

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