Vittorie di Pirro



In Molise, gli amministratori di Frosolone (Isernia), maggioranza e opposizione uniti, cantano vittoria, con un articolo sulla stampa locale, per aver salvato il Comune con l’apporto finanziario derivato dall’eolico. Tutti d’accordo, quindi, nel benedire tale scelta, tanto da essere orientati ad incrementare gli impianti ed a cercare ulteriori introiti con l’esperienza del fotovoltaico.
De gustibus non disputandum est. Ma sono proprio sicuri, costoro, di aver imboccato la strada giusta?
Frosolone ambisce a diventare un centro turistico di eccellenza tante sono le potenzialità che offre il paese e la zona ad esso adiacente. C’è solo un “ma” che ritengo sia di ostacolo a tale legittima aspettativa: la mentalità non perfettamente allineata allo scopo che si vuole raggiungere, assolutamente inidonea all’idea finale a cui si dovrebbe tendere affinchè il centro, quarto nella provincia di Isernia per numero di abitanti, possa degnamente meritare la palma di “oasi” turistica, volàno per l’economia locale.
Frosolone ben potrebbe assurgere al ruolo di località modello per un turismo di qualità, alternativo e culturale (come, del resto, anche altri centri del Molise), se solamente decidesse di sfruttare al meglio le potenzialità alle quali prima si accennava. Resta, invece, ancorato ad una concezione di sviluppo turistico del “mordi e fuggi” che trova la sua massima espressione nelle propagandate “estati frosolonesi” che, se pur da molti apprezzate, hanno, però, la particolarità di essere destinate ad un pubblico propenso soprattutto al divertimento “non impegnativo”, fine a se stesso, piuttosto che (anche) a frequentazioni desiderose di una vacanza tranquilla che sia pretesto per la contemplazione dei luoghi, della natura, dei siti artistici e storico-archeologici che qui di certo non mancano.
Al progetto, indubbiamente apprezzabile, di assicurare ad una categoria di villeggianti un soggiorno allietato da sagre, musica, giochi, ecc, non segue, insomma, altro progetto destinato ad una diversa fascia turistica, forse più redditizio, che ponga Frosolone al centro di un interesse turistico-culturale, praticato, oggi, in molte regioni italiane. Non riesce a decollare, insomma, l’idea di sfruttamento delle tante peculiarità che offre il territorio, puntualmente relegate, esse, nell’albo delle buone intenzioni e nelle tante guide turistiche, quasi a indicare un’isola che si potrebbe desiderare, ma che non c’è.
Si naviga, invece, in senso contrario rendendo inoperabile l’unico e valido strumento, la difesa e valorizzazione del territorio, il quale, opportunamente proposto, assicurerebbe un maggiore impulso alla imprenditoria del luogo e al decoro del paese stesso.
Ed in questa ottica, purtroppo comune ad altre realtà molisane, di demolizione della memoria di una Frosolone che fu, di trasformazione di un territorio che è anche testimonianza dell’antica civiltà sannita, di inammissibile modificazione dei luoghi naturali, della cancellazione dei paesaggi e di annientamento del carattere identitario di una popolazione, prevale, scriteriatamente, la machiavellica “ragion di stato” del fine che giustifica i mezzi.
La mercificazione della nostra terra è oramai sinonimo, nel Molise come in altre zone del sud, di un atto dovuto per la quadratura dei bilanci; un modo facile e non impegnativo di amministrare che gioca anche sulla assoluta disinformazione circa i tanti aspetti negativi che l’eolico presenta, oltre che sul piano ambientale e paesaggistico, su quello della salute, erariale, immobiliare, ecc.
Frosolone e tanti paesi del Molise hanno imboccato questa strada e i rispettivi amministratori gioiscono per il piatto di lenticchie offerto dai nuovi predatori di questa regione, le “sirene del vento”, ai quali (a loro sì) vanno i lauti guadagni ed i veri vantaggi dell’affare.
Ma per i nostri rappresentanti, “ok, il prezzo è giusto”: chi si accontenta, gode.
Un (ex) amante della “vostra” (ex) montagna. E che il vento vi sia pro.

(Gianluigi Ciamarra)

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