Morti contemporanee



Appena due settimane fa ci ha lasciati uno dei più grandi scrittori del Novecento, il portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998.
Tra i suoi libri, che hanno rivoluzionato la letteratura, ricordiamo “Memoriale del convento”, “L’anno della morte di Ricardo Reis”, “La zattera di pietra”, “Storia dell’assedio di Lisbona”, non a caso considerata una delle più belle storie d’amore mai scritte, “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, che ha acceso infuocate polemiche e il bellissimo “Cecità”.
La tv italiana ha chiaramente divulgato la notizia della scomparsa di uno dei più grandi intellettuali contemporanei, ma non è andata oltre, salvo poche eccezioni. Non ci stupiremmo se qualcuno, leggendo queste righe, apprendesse per la prima volta della morte di Saramago.
Ben diverso il trattamento per Pietro Taricone, l’ex “eroe” del Grande fratello schiantatosi con il paracadute in Umbria. Paginate sui giornali, decine di migliaia di messaggi di cordoglio su Facebook e persino l’intellettuale Barbara D’Urso che gli dedica un’intera trasmissione ricordando come lui, divo del piccolo schermo, schivava la notorietà.
Il prosciugamento culturale ha regie diaboliche. Tempi moderni. Dove anche le morti rispondono a logiche di audience.

(1 luglio 2010)

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