Dignità, conquista non negoziabile



Dignità, conquista non negoziabile

Il riassetto globale del capitalismo sta rimescolando le carte, i diritti e le opportunità. I cinesi hanno comprato un terzo del debito pubblico americano, hanno un ritmo di crescita inimmaginabile per i paesi sviluppati e insieme all’India e ad altre potenze emergenti, stanno scrivendo i nuovi equilibri del pianeta. La Russia pone sul piatto materie prime e armamenti. Gli Stati Uniti stampano la moneta, dominano la finanza e là dove non arrivano con la diplomazia inviano i militari. L’Europa è schiacciata dalle proprie divisioni interne e non riesce ad accelerare l’unità politica che le consentirebbe coi suoi 500 milioni di cittadini di svolgere un ruolo di primo piano anche per il futuro. Resta la Germania a guidare le strategie europee ma non potrà mai accollarsi i debiti e i ritardi infrastrutturali e culturali dei paesi meno virtuosi.
In questa cornice l’industria si riposiziona e in assenza di politica scommette solo sul taglio dei salari e dei diritti. L’Italia e altri paesi comunitari pensano di uscire dalla crisi riducendo le protezioni sociali, la previdenza, la sanità, la scuola, i trasporti, l’assistenza e i diritti contrattuali dei lavoratori. In pratica l’incapacità dei governi lascia le carte in mano alle imprese che chiedono la svalutazione dell’Euro per esportare di più e l’abbassamento del carico fiscale che equivale all’alleggerimento dello Stato.
Tremonti e la Lega Nord hanno tradotto nella manovra economica questi macro-orientamenti con tagli drastici alle Regioni e ai Comuni che saranno materialmente impossibilitati ad assicurare risposte sui servizi pubblici universali, dovranno eliminare attività essenziali e accentuare la tassazione locale. Il Governo incapace di elaborare una propria politica industriale asseconda la Fiat che pone sul tavolo un ricatto contrapponendo i diritti costituzionali che appartengono a tutti i cittadini, col lavoro, senza del quale, non si dispone di un reddito e non si può vivere.
In questa chiave perdersi nell’osservare il dito anziché capire ciò che sta accadendo nel mondo è sbagliato. L’Italia deve ripartire dal rispetto della Costituzione, dotarsi di misure per la crescita che sostengano le imprese, mantenere un impianto solidale che tenga unito il Nord al Sud, e chiedendo ai più ricchi di farsi carico di coloro che sono più deboli. Se salta questa impostazione, resta la legge del più forte che pensa di uscire dalla crisi salvaguardando solo se stesso. Se sarà così può darsi che si salverà il Nord, la Fiat, le banche, gli evasori dello scudo fiscale ma a scapito del Mezzogiorno, delle piccole imprese, dei precari e dei giovani. Il Molise in un simile scenario con una manovra regionale in preparazione di 40 milioni di tagli ai servizi sarà condannato all’inutilità istituzionale. Resterà il simulacro dell’autonomia della Regione ma ai molisani serve la sanità, il lavoro, la scuola e i trasporti, non un Consiglio regionale incapace di contenere auto blu, compensi e commissioni inutili.
(Michele Petraroia – 26 giugno 2010)

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