Italia, peccati di presunzione



Se ne parlerà a lungo, come sempre. Ma l’avventura sudafricana dell’Italia “campione del mondo” è il dazio pagato soprattutto alla presunzione. A quella di Marcello Lippi, per cominciare, che agogna una nuova aulica impresa e si ritrova coperto di disonore per aver sbagliato contesto e, più concretamente, (forse) formazione e schemi. A quella di giocatori stanchi, invecchiati, ridotti a modeste comparse, capaci soltanto di dar vita ad una delle pagine più brutte della storia del calcio azzurro. A quella di un seguito giornalistico che, come al solito, ha capito poco o nulla, ad iniziare dai pronostici. A quella di una politica che ormai con diffusa sicumera apre bocca per tirar fuori le più prevedibili banalità. Rimane, in noi tifosi (nonostante tutto) soltanto tanta amarezza, rafforzata dalla consapevolezza di un futuro sempre più incerto anche per l’industria italiana che tirava di più: quella del calcio.

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