Isernia, un amaro addio sulla soglia dei 40 anni…



ISERNIA – I festeggiamenti per i 40 anni d’età si trasformeranno probabilmente in un funerale. Con tanto di “conzuole”, un piatto tipico molisano a base di brodo di gallina che si offre ai parenti del defunto. Alla Provincia di Isernia, la meno popolosa d’Italia, non sono sufficienti i 88.795 residenti (tra l’altro moltissimi abitanti fuori regione) per rimanere in vita. In base a quanto stabilito dagli emendamenti al ddl sulla Carta delle autonomie sarà probabilmente abolita perchè al di sotto dei 200 mila abitanti. Secondo i dati Istat relativi all’anno 2009 Isernia di residenti ne ha 88.895, quindi ne ha persi altri cento tondi tondi in un anno. Segno delle difficoltà di un territorio prettamente montano, dove il capoluogo di provincia è un Comune con appena 20mila abitanti, cioè quanti ne aveva nel 1970, quando fu fatto provincia.
I paesi della provincia di Isernia, i più sotto i mille abitanti, dovrebbero tornare nella provincia di Campobasso.
Per Isernia un danno non di poco conto soprattutto perché, ad esclusione della costa, rappresenta l’area molisana a più alta vocazione turistica grazie al ricco patrimonio storico ed artistico, per quanto poco valorizzato. Porzione dell’antico Sannio, appartenente ai sanniti Pentri, ospita uno dei siti preistorici più interessanti d’Europa: un insediamento, in località La Pineta (presso Isernia) risalente a circa 736mila anni fa.
Isernia è stata, di fatto, la prima capitale d’Italia: è stata infatti capitale della Lega Italica, colonia romana fin dal 262 a.C.
Tra le altre peculiarità del territorio c’è il primato italiano ed europeo nella produzione di tartufo bianco, ricchezza economica della provincia: si stima che il territorio contribuisca alla produzione nazionale con una quota di mercato del 40%.
La provincia di Isernia comprende anche Agnone, capitale mondiale nella produzione di campane (la fabbrica Marinelli ha oltre mille anni ed è seconda nella classifica mondiale delle aziende a gestione familiare più antiche), Frosolone, che vanta una produzione di coltelli risalente al medioevo e Scapoli, capitale nazionale nella produzione delle zampogne.
L’esecutore della Provincia di Isernia ha nome e cognome: si tratta dell’onorevole Donato Bruno, avvocato pugliese di Noci (Bari), 61 anni, presidente della Commissione Affari Istituzionali della Camera dei Deputati. Ha presentato un emendamento approvato col voto contrario dei partiti di opposizione sull’abolizione delle province sotto i 200mila abitanti corretto da un sub-emendamento dell’onorevole romana Beatrice Lorenzin, sempre del Pdl, che riduce il numero a 150mila abitanti con alcuni correttivi per le aree montane.
Grazie al sub-emendamento probabilmente si salveranno le province di Biella, di Verbania-Ossola e di Crotone, nel mentre sparirebbero Vercelli, Isernia, Fermo e Vibo Valentia.
Oggi i timori vanno oltre. La scarsa consistenza demografica del Molise mette a repentaglio la sopravvivenza istituzionale della Regione stessa. Oggi c’è chi propone lo statuto speciale per avere vantaggi in termini di riparto di spesa. La notizia della soppressione della Provincia di Isernia cade in un periodo difficile per tutto il Molise dopo la bocciatura del piano di rientro del deficit della sanità, la chiusura della Scuola Allievi di Polizia di Campobasso e i ritardi nell’assegnazione dei fondi Fas.
Su tutta la vicenda rimane l’amarezza di una scelta discutibile, certamente parziale e, in un certo senso, faziosa: anziché intervenire su tutte le province, il governo fa pagare ad Isernia la colpa di essere un territorio montuoso, poco popolato, “debole”, soprattutto a lungo dissanguato da un’inesauribile emigrazione.

(G.C.) – 8 giugno 2010

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