Ora tocca a lei, mister Obama



Quello che si temeva è avvenuto ed è di una gravità tale che limitarsi all’ennesima, inutile “deplorazione per le vittime civili” sarebbe davvero ridicolo. Nella notte Israele ha assaltato le navi dei pacifisti che si stavano dirigendo verso la striscia di Gaza per forzare il blocco e portare dieci tonnellate di aiuti umanitari. Tra i dimostranti, anche un leader arabo israeliano. L’aggressione piratesca della marina contro il convoglio “Freedom Flotilla” è andata oltre le più pessimistiche previsioni. E il fatto che sia stata colpita intenzionalmente per prima una nave turca lascia pensare ad una provocazione premeditata. Le stesse fonti israeliane parlano di 19 morti, tra cui sei cittadini turchi, e decine di feriti. L’assalto è avvenuto in piena illegalità internazionale, a ol! tre 75 miglia dalla costa.
Sarà l’ennesima strage di civili impunita, quella appena compiuta dalle forze armate israeliane, oppure il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama (e i governi europei con o senza di lui) decideranno che è giunto il momento di fare intendere ad Israele che il suo cinismo non può contare incondizionatamente, dopo ogni esibizione muscolare nei confronti di amici e avversari, sul sostegno politico e militare, ma soprattutto economico, delle democrazie occidentali?
I portavoce dei governi occidentali parlano di “autogol”, di autolesionismo da parte di Israele, alla vigilia di un incontro (che ora pare rinviato) tra Netanyau e il presidente americano. Mi convince di più l’ipotesi che si tratti di una risposta provocatoria e irresponsabile alla recente svolta antiisraeliana della politica estera turca. Quella che si è manifestata a Parigi il 7 aprile scorso, quando il presidente Erdogan, in visita a Sarkozy, ha affermato senza mezzi termini che lo Stato ebraico “rappresenta oggi la principale minaccia per la pace regionale in Medio Oriente”.
“Se un paese fa un uso della forza sproporzionato, in Palestina, a Gaza, utilizza bombe al fosforo, non gli diremo bravo – aveva detto Erdogan in quella occasione – gli chiediamo piuttosto come possa agire in questo modo. C’è stato un attacco che ha fatto 1.500 morti (a Gaza tra fine 2008 e inizio 2009) e le ragioni invocate sono delle menzogne”. A riprova citava il rapporto inviato, su richiesta dell’ONU, dal giudice sudafricano Goldstone, che accusava Israele, ma anche gruppi palestinesi, di aver commesso crimini di guerra durante l’operazione “piombo fuso” a Gaza, dal 27 dicembre 2008 al 18 gennaio 2009.
“Golstone è ebreo e il suo rapporto è chiaro – aveva aggiunto Erdogan – Non è perchè siamo musulmani che abbiamo questo approccio. Il nostro è un approccio umanitario”.
Prendersela con la Turchia non è la stessa cosa che prendersela con i palestinesi o con i minuetti della Lega Araba. Netanyau ha già invitato i suoi concittadini ad abbandonare quel paese in vista di ritorsioni. Ci sarà l’indagine internazionale e, se l’assalto piratesco della marina israeliana sarà confermato, le conseguenze – ha dichiarato il ministro degli esteri turco – saranno “gravi” e “irreparabili”. Perché è’ possibile che Israele, più che farsi prendere la mano dagli avvenimenti, abbia deciso di forzarla dopo aver maturato la convinzione che il trascorrere del tempo e la presidenza di Obama potrebbero non giocar più a favore del permanere dello statu quo nel teatro mediorientale. Qualche segnale in questo senso era venuto anche dalla proposta araba di creare una zona denuclearizzata in tutta la regione (che comprendesse l’Iran! ma anche Israele, che la bomba ce l’ha da decenni). Se di provocazione si tratta, quali potrebbero esserne gli sviluppi? Niente di più scontato che l’Autorità palestinese chiedesse la convocazione urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ma ora Abu Mazen, che molti dicono non muova foglia senza il consenso della Casa Bianca, chiede all’amministrazione statunitense un intervento urgente per mettere fine ai “crimini israeliani”. La credibilità del Premio Nobel per la pace è ora in bilico più che mai.

(Fernando Cancedda – nandocan.it e forchecaudine.com) – 31 maggio 2010

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