Abolizione delle province: l’antipasto è servito



Abolizione delle province: l’antipasto è servito

Con l’abolizione delle province con meno di 220mila abitanti, la sorte di Isernia è segnata. I cittadini della Provincia non avranno nemmeno la possibilità di scegliere con quale provincia andare come nel resto d’Italia, perché c’e’ solo un’altra provincia in Regione. Ritorneremo agli anni ‘60 quando il Molise coincideva con la Provincia di Campobasso. E c’é da scommettere che qualcuno neache tanto brillante si chiederà a cosa serva la provincia di Campobasso visto che che già la Regione. A mio avviso sarebbe bene chiederselo di tutte le altre Province, comunità montane et similia, ora che c’é da affrontare una crisi devastante che durerà parecchi anni e porterà il debito dello Stato italiano ben oltre i livelli di sostenibilità.
L’abolizione delle piccole provincie è solo un assaggio, dicamo un antipasto, dei sacrifici che dovranno essere affrontati nel corso dei prossimi dieci anni. Una doccia fredda per chi credeva alle favole della crisi alle spalle e dell’Italia che ne esce meglio degli altri.
In autunno, quando la recessione si aggraverà e i mercati (per non parlare deill’Unione europea) avranno messo il governo con le spalle al muro, la legge di bilancio taglierà ancora più in profondità e senza anestesia.
Vedrete allora con molta probabilità anche i primi effetti concreti del Federalismo Fiscale: i trasferimenti al Sud saranno decimati perché la Lega (con Tremonti che ne è la vera testa pensante in materia economica) è in grado di imporre il suo diktat ad un governo senza timoniere. Godetevi l’estate per quanto potete.
 
(Fabio Scacciavillani)

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