Il percorso politico della Lega Nord



I compromessi finalizzati alla ricerca del raggiungimento di interessi contingenti, individuali o di gruppo, o al mantenimento di un sistema di potere nazionale o locale non hanno mai fatto parte del nostro modo di pensare o di agire; essi, infatti, sono tra le cause più gravi che rischiano di minare alla radice l’autenticità e la credibilità di forme di pensiero e di atteggiamenti eticamente fondati.
Non è da ieri che per questo scopo forze politiche, sociali, culturali e perfino religiose cercano di flirtare con la Lega Nord.
Lo hanno fatto i partiti del centro-sinistra e quelli del centro-destra e non certo in una negoziazione che salvaguardasse i principi fondamentali dell’Unità del Paese e della convivenza civile e democratica, ma, secondo noi, con l’unico intento di costruire alleanze solide per mantenere in piedi il potere.
Vorremmo sbagliarci, ma la Lega, più che un partito, ci appare come una forza di difesa e di rivendicazione degl’interessi politici ed economici della ricca borghesia prima del nord ed ora sempre di più anche di altre aree dell’Italia.
Lontana da grandi elaborazioni di pensiero e quindi fondamentalmente pragmatica, questa forza politica ha trovato il suo brodo di coltura nel legame con la piccola e media borghesia, ma ha fondato il consenso crescente non solo sull’insicurezza sociale, ma anche su alcune pulsioni istintive di base quali la chiusura per il diverso e la differenziazione tra gruppi sociali ed aree geografiche.
La Lega Nord nasce secessionista in un mondo orientato alla globalizzazione e ripiega sul federalismo non per opposizione al centralismo burocratico e richiesta di autonomia, ma come mezzo per affermare individualismi e localismi ed in ogni caso davvero lontana da ogni forma di condivisione egalitaria dei beni e del reddito prodotto.
Sul piano della comunicazione siamo passati con gli anni dal linguaggio sguaiato e rozzo a forme espressive sicuramente più accettabili in taluni suoi esponenti, mentre le idee politiche segnano il passo e non vedono evoluzioni di sorta.
La xenofobia conclamata e realizzata con la Bossi-Fini e con il reato di clandestinità, l’intolleranza religiosa soprattutto verso certe confessioni ed il tentativo di sostituire ad esse liturgie francamente risibili quali quelle delle ampolle di acqua del Po, un’idea di Stato incerta ed approssimativa, una concezione davvero fumosa della democrazia, orientata al leaderismo e formalizzata nella legge elettorale voluta da un suo esponete come Calderoli, un progetto fin qui vuoto di federalismo che ci sembra perseguire l’unico intento di ottenere per altra via la difesa delle ragioni della ricca borghesia delle aree del nord che non si è potuta fin qui realizzare con la secessione, sono i motivi su cui la Lega fonda la sua azione politica.
Quando si dice che essa è radicata sul territorio e sa interpretarne le esigenze significa forse che dobbiamo digerire l’ostruzionismo messo in atto verso la costruzione di luoghi di culto per gl’islamici o tollerare che in Friuli e successivamente a livello nazionale ci si rifiuti di aderire alle celebrazioni del 150° della nascita dello Stato unitario o ancora lasciar correre sull’idea di impegnare il governo ed il parlamento per arrivare a graduatorie su base regionale per l’accesso al ruolo dei docenti nelle scuole?
C’è un solo modo di definire tali iniziative: si chiamano intolleranza, esclusione, concezione localistica della cittadinanza fondata sulla residenza in aree da privilegiare rispetto al resto del mondo.
È la negazione del cosmopolitismo affermato dall’Illuminismo e della cittadinanza come godimento dei diritti e realizzazione dell’uguaglianza al di là dell’appartenenza ad un territorio nel quale si vive.
Su tali modi di pensare si può immaginare un confronto che tuttavia non può avere altro scopo che quello di demolirne i presupposti per immaginare invece un Paese unito, solidale, accogliente, libero, rispettoso degli altri, votato ad una democrazia sostanziale e capace di costruire un mondo dove si possa vivere per accogliere e per costruire fratellanza.
È chiaro allora che con una forza politica come la Lega non è comprensibile che si voti insieme per un federalismo di cui non si intravedono i contorni e tanto meno si va a disegnare un progetto di riforma dello Stato di cui essa non sa cogliere gli assi portanti che sono una legge elettorale in grado di garantire al cittadino partecipazione, il diritto alla piena occupazione ed un sistema di rispetto tra le diverse istituzioni disegnate dalla nostra Costituzione.
Eppure, come dicevamo in apertura, invece che contrastarne populismo, individualismo e superficialità di pensiero discriminatorio, ci sono partiti ed ora anche la Chiesa cattolica che ultimamente con mons. Fisichella e con il cardinale Bertone provano addirittura a scommettere sulla Lega come uno schieramento politico portatore di valori condivisibili.
È difficile capire cosa ci sia dietro queste prese di posizione.
È la ricerca di nuove sponde per la realizzazione dei cosiddetti valori non negoziabili o il tentativo di scommettere sulla Lega come nuovo soggetto politico di ispirazione cattolica o più semplicemente una nuova alleanza per gestire una fetta del potere di cui anche la Chiesa è parte?
Noi da cristiani e cattolici restiamo convinti che le mani e le menti libere siano l’unica forma per affermare la propria concezione sull’uomo e sull’esistenza e che il maestro, Gesù, ha sempre rifiutato il compromesso con il potere indicando all’uomo la strada della libertà e della giustizia.
Attenti allora a nuovi possibili patti costantiniani perché potrebbero anche diventare catene come spesso è avvenuto storicamente!

(Umberto Berardo)

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