I Mutandati



Non conosco di persona Giuliano Ferrara, ex comunista, ex craxiano, ex anti abortista e non so più che altro. Però dalle immagini televisive ne conosco la stazza che in questo delicato frangente politico conta più delle idee politiche. Infatti in supporto di Berlusconi, il direttore del giornale di sua moglie Veronica, ha organizzato una manifestazione in un Teatro di Milano come controcanto a tutte le manifestazioni che ormai quotidianamente reclamano le dimissioni del Primo Ministro. Dopo i Family Day per i bigotti, il movimento anti-abortista per i clericali, Ferrara è stato colto da un colpo di fulmine per il libertinismo di rito arcoriano e si scaglia nientemeno che contro “l’ipocrisia moralistica”. E poi rilancia in un’intervista a Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera: “Siamo uniti tutti dallo stesso disgusto per per questa crociata puritana e moralista”. Nientepopodimeno!
Ma, contagiati dal fervore a luci rosse, alla crociata pro-Bunga Bunga hanno aderito (per il momento) Iva Zanicchi, Pietro Ostellino (assurto a notorietà insperata dopo aver sottolineato che le donne sono sedute sulla loro fortuna e non c’é niente di male a monetizzarla), e l’immancabile Sallusti.
Ma il motivo serio di preoccupazione è il titolo della manifestazione: “IN MUTANDE, MA VIVI”. Ed è qui che la stazza di Ferrara entra in gioco. Non credo che mediaticamente una scena del genere sia la carta vincente. Le immagini di Ferrara, Zanicchi, Sallusti e Ostellino en deshabille, (Dio non voglia che si presentino alla kermesse anche la Russa e Bondi) susciterebbero qualche moto di ripulsa anche nel più oltranzista militante dell’ex Partito dell’Amore (con o senza pagamento).
E i Mutandati rischiano di causare un colpo apoplettico anche al loro padrone. Dopo l’epoca d’oro delle Olgettine in guepiere o in tenuta da crocerossine e poliziotte, la prospettiva di passare le serate nella sala della lap dance con Ferrara & Co. in mutande, lo potrebbe talmente atterrire che non mi stupirei se si costituisse ai cancelli di San Vittore. Almeno i compagni di cella vestirebbero un paio di pantaloni.

(Fabio Scacciavillani – 11 febbraio 2011)

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