Teatro: “Orfeo agli Inferi!” in scena alla Sala Uno di Roma



Approda a Roma direttamente dal Molise lo spettacolo “Orfeo agli Inferi!”. Sarà in scena dal 23 al 28 febbraio presso il teatro “Salauno” (Piazza di Porta San Giovanni), proprio dietro la Scala Santa. Orari: da martedì a sabato ore 21, domenica replica pomeridiana ore 18.
“Orfeo agli Inferi!” ripropone la spregiudicata commedia musicale “Orphée aux Enfers” di Offenbach in chiave moderna e scanzonata.
Visivamente e musicalmente ispirato alla scena Glam Rock anni ’70/’80, “Orfeo agli Inferi!” porta in scena un tripudio di suoni, luci e colori in assoluta libertà all’insegna della grafica pura. Un catalogo di creatività ed arte pop/trash in musica. La realizzazione di questo progetto ha coinvolto un gran numero di giovani che, sotto il nome di “Aoisland Productions”, hanno lavorato in perfetta sintonia e allegria impegnandosi nella creazione di suoni ed immagini originali e scoppiettanti.
Punti forza dell’opera sono, appunto, le musiche e l’impianto grafico/visionario costruito attraverso le scene ed i costumi, in parte progettati da zero ed in parte riportati alla luce scavando tra i banchi dei mercatini vintage, nostalgici della moda del tempo che fu e che con il loro stile a dir poco singolare. Uno spettacolo, dunque, giovane, ricco di colpi di scena e tutto da scoprire.
“Orfeo agli Inferi!” è un’ideazione dell’isernino Umberto Petrocelli (in arte Umi Del Mare). L’idea originaria è dell’estate del 2006, quando comincia ad arruolare tutti i suoi amici in un ambizioso progetto.
Prima di tutto bisognava scegliere un’opera da rappresentare. L’operetta ‘Orfeo agli Inferi’ musicata da Offenbach rispondeva da subito alle esigenze: divertente, spregiudicata e – soprattutto – popolare, l’Orfeo di Offenbach promette di non prendersi troppo sul serio, offrendo un larghissimo margine di reinterpretazione creativa.
Il primo passo era fatto, bisognava però progettare ed organizzare il tutto. La compagnia molisana non avrebbe certo potuto permettersi un’orchestra sinfonica. Orfeo aveva dunque bisogno di una nuova anima, e la forma musical è sembrata da subito la naturale evoluzione dell’operetta. Se Offenbach aveva fatto il verso all’epicissimo Orfeo di Gluck trasponendolo da opera ad operetta e dall’antica Grecia al Moulin Rouge, la compagnia di Petrocelle avrebbe raccolto il testimone tramutando l’operetta in musical e trasponendolo nel nostro secolo. 
Ma era ancora troppo presto per pensare alla musica. Prima di tutto occorreva tradurre ed adattare il copione dal francese. Lungi dal voler redigere un’edizione critica, il gruppo si limita a sfoltire il testo originale per conferirgli una forma più appetibile ad un pubblico moderno e – soprattutto – in linea con la sua nuova anima. Tutto è partito da una domanda: cosa farebbero gli Dèi se esistessero ancora? “Farebbero… ridere!” è la risposta spontanea. 
In un mondo governato dall’Ipocrisia e dall’Opinione Pubblica, neppure gli Dèi dell’Olimpo riescono a sfuggirgli. Oberati da pratiche burocratiche infinite e stanchi di ostentare compostezza ed ordine ormai da millenni, i sacri Olimpi sono disfatti ed inutili, sommersi da cartacce e riempiti di ambrosia fino all’orlo.
In questo mondo di regole, solo gli Dèi infernali paiono vivere, perché in fondo… sono morti!
Alle scene, ai costumi ed alla regia c’ha pensato lo stesso Umberto Petrocelli, che ha traslocato il Pantheon greco nelle coloratissime atmosfere Glam anni ’70 e ’80, senza tuttavia rinunciare ai richiami pop offerti dagli anni ’40 e ’50. Parafrasando moltissime icone del novecento, l’atmosfera visuale di “Orfeo agli Inferi!” si configura come una sintesi dell’intera grafica novecentesca, filtrata attraverso la lente del ventunesimo secolo.
La realizzazione dei costumi e delle scenografie punta a sfruttare mezzi e materiali moderni ed antichi, senza paura del trash e del ridicolo e soprattutto senza timore di utilizzare i colori anche in accostamenti inusuali.  Ed infatti, se manteniamo come punto fermo l’originaria atmosfera da Moulin Rouge, aggiungiamo un bel po’ di pacchianesimo glam anni 70, due cucchiaini di cartoni anni ’40, un pizzico di circo e due minuti di Conrad Poohs ed i suoi denti ballerini il risultato non può essere che uno: l’Inferno!
In un turbinio di paillettes, pellicce e luci al neon, gli Dèi infernali e le baccanti acquisiscono fattezze da Ziggy Stardust e Frank’n’Further, coinvolgendo nel loro vortice di colori e suoni tutti i personaggi finora apparsi nell’opera.
Le musiche di “Orfeo agli Inferi!” sono state composte, decomposte e ricomposte integralmente dal neonato duo Lapingra, progetto musicale di Paolo Testa ed Angela Tomassone (www.myspace.com/lapingra), già da tempo attivi e conosciuti sulla scena musicale e performativa molisana e romana. L’opera sfrutta il talento dei due giovanissimi musicanti isernini per proporre meravigliose mini-sinfonie sintetiche, accattivanti e coinvolgenti.
Deliziose canzonette armoniche da Trio Lescano giocano a girotondo canticchiando filastrocche che sanno di Ziggy Stardust e Cocorosie per farsi poi spazio fra rumori, urla, schiocchi di dita, schiocchi di lingua e schiocchi di labbra a ritmo di tap dance. All’insegna della freschezza e della spontaneità di chi ama seguire esclusivamente il proprio flusso di coscienza senza canoni prefissati e senza limiti. Ogni nota nasce dal personaggio, ogni tema ne esprime la personalità a metà fra opera, musical e film muto.
Ed è proprio parodiando ciascuno di questi generi che in Orfeo i Lapingra arrivano a sintesi vocali ed arrangiamenti inediti e dissacranti.
Ed ecco che Plutone tocca note da soprano Disney, John Styx canta fra i fumi ed i singhiozzi della sua ubriachezza, l’ingombrante e massiccia Opinione Pubblica sfoggia ora una acutissima vocina da Chipmunk, ora una profonda voce baritonale, ma poi tutto è flusso e tutto si sovrappone e si accavalla senza nessuna tregua per lo spettatore, che nel quarto atto (totalmente dominato dalla musica) ritrova finalmente quella grande espressione della creatività che è la follia organizzata tanto cara a Mozart e Rossini nei loro Figaro. 
SCHEDA – “Orfeo agli Inferi!”, liberamente tratto dall’operetta musicale “Orphée aux Enfers’ di Jacques Offenbach, Hèctor Cremieux e Ludovic Halévy.
Adattamento, regia, scene e costumi: Umberto Petrocelli
Musiche originali: Paolo Testa, Angela Tomassone
Coreografie: Andrea Lorena Cianchetta
Personaggi e Interpreti:
Giove: Leonardo Sbragia
Plutone: Ettore Dodaro
Euridice: Angela Tomassone
L’Opinione Pubblica: Carlotta Tommasi
Giunone: Roberta Pugliese
John Styx: Nico Antenucci
Cupido: Ilaria Paladino
Venere: Francamaria Bartolucci
Diana: Roberta Orsetti
Orfeo: Umberto Petrocelli
TRAMA – Orfeo ed Euridice sono una coppia di sposi ormai giunta alla frutta. Assolutamente decisi a tradirsi reciprocamente, non si negano mai una visitina galante ai loro amanti, rispettivamente la bella ninfa Maquilla ed il pastore Aristeo. Perché non divorziano? – chiederete voi – perché è impossibile! L’Opinione Pubblica (personaggio ingombrante e scomodo, fisicamente presente nella commedia) griderebbe allo scandalo e – si sa – siamo tutti “schiavi dell’Opinione Pubblica”, ed il nostro Orfeo non è da meno. Famoso violinista, per non perdere la faccia davanti ai suoi allievi ed ai suoi fan, è fortemente deciso a perseverare nell’ipocrisia del suo matrimonio; decide così di eliminare fisicamente Aristeo (l’amante della moglie) nascondendogli un tranello fra i campi. Non si aspetta però che, una bella mattina estiva, durante una delle sue solite scappatelle, la vittima della sua trappola sarà in realtà proprio Euridice! Poco male, anzi meglio così! “Sono libero oramai!” griderà vedovo ed allegro Orfeo, ma purtroppo per lui ‘finché morte non ci separi’ non rientra negli schemi dell’Opinione Pubblica, che prenderà il povero Orfeo per la collottola e lo forzerà a partire per uno sgangherato viaggio fra i cieli e gli Inferi alla ricerca della defunta – ma allegrissima – Euridice…
COSTO: 12 euro (ridotto), 15 euro (intero).
 
(Giampiero Castellotti)

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