Regioni & Casini



E’ uno dei politici con più nomignoli e soprannomi. L’Azzurro Caltagirone è tra i più efficaci. Il “carognino dell’oratorio” è un copyright del Senatur leghista. Poi il più comune e banale Pierferdy, che però la dice lunga sulle radici borghesi – figlio di papà Tommaso, segretario della Dc bolognese – di questo “ragasso” visceralmente democristiano cresciuto nella scarlatta Emilia. Per Casini, il giovane e bel cinquantacinquenne della politica italiana, l’appellativo più adatto al momento è però “vietcong centrista”, coniato da Luca Telese, dove “il centro”, più che un riferimento politico, è l’aspirazione a stare narcisisticamente al centro della scena di questa campagna elettorale per le regionali contrassegnata – in genere – più da dilettantismi che da sensazionalismi.
Il super corteggiato “Pierfurby” si conferma uomo della trattativa eterna. In Puglia il suo capolavoro. Dopo aver sposato la destra nel Lazio e la sinistra in Piemonte, nonché costretto all’ignominia quella volpe di Massimo D’Alema, il cui pupillo Boccia alle primarie viene ri-sconfitto plebiscitariamente e disastrosamente da Nichi Vendola, tira fuori dal cilindro e candida alla poltrona pugliese di governatore nientemeno che la quasi settantenne Adriana Poli Bortone, parlamentare ed europarlamentare con Msi e An per venticinque anni, prima di fondare un movimento – “Io Sud” – che governa con il centrosinistra in numerose giunte locali pugliesi. Roba da sottrarre palate di voti al centrodestra. Così, per perfezionare il capolavoro, offre i suoi voti al Cavaliere, ma rimanendo fermo sulla Poli Bortone. Creando, di conseguenza, un parapiglia anche tra le correnti del Pdl, dopo averlo fatto in quelle del Pd.
Ma, come ricostruisce giustamente Marcello Sorgi sulla Stampa, “escluso nel 2008 dal partito berlusconiano che poi risultò vincente alle elezioni, Casini s’era dedicato a una legislatura di opposizione diversa, in attesa di accompagnare Berlusconi verso l’uscita e accelerare una fase nuova. Sarebbe davvero singolare che, partito come ex-alleato del Cavaliere per liquidarlo, si ritrovi adesso, al contrario, attraverso le regioni, nientemeno che a puntellarlo”. Il “panettiere” emiliano, insomma, continua a manovrare abilmente i suoi innumerevoli forni.
Guai a sottovalutarlo, allora, questo cattolico forlaniano divenuto consigliere comunale a 25 anni, deputato a 27 (con 50mila voti di preferenza nel 1987), candido reduce di tangentopoli negli anni Novanta (fondatore del Ccd insieme a Clemente Mastella), presidente della Camera a 46 anni (grazie anche alla Madonna di San Luca, che renderà nota alla nazione intera). Simbolo della famiglia (e delle famiglie), quattro figli (due dall’ex moglie dell’industriale del caffè Francesco Segafredo, due dalla figlia del costruttore ed editore Francesco Caltagirone), icona dei giornali scandalistici con le sue patinate foto marinare in compagnia del secondo figlio della seconda moglie, buon parrocchiano del cardinale Ruini (e non solo), folgorato per quindici anni sulla via di Berlusconi – anche in compagnia dei lumbard di Bossi e dei missini di Fini – prima di aspirare ad un “Grande centro” insieme a Lorenzo Cesa, Rocco Buttiglione, Ciriaco De Mita, Emanuele Filiberto di Savoia, Gianni Rivera e Magdi Cristiano Allam. Con buone possibilità d’imbarco anche per Francesco Rutelli. E per Linda Lanzillotta, che ha iniziato a fare politica nel gruppo maoista Unione comunisti italiani. Il corteggiato mediatore non ha confini.

(Giampiero Castellotti – gennaio 2010)

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