Ma in Molise che sta succedendo?



ROMA – Le associazioni sono diventate 112. Come il numero telefonico per chiamare i carabinieri. Ma la cifra è destinata a salire ancora. Giorno dopo giorno. La rete degli organismi contro l’eolico selvaggio in Molise, ramificata in tutto il mondo attraverso le associazioni dell’emigrazione molisana, è ormai una sorta di “ritrovarsi uniti”, di “cartellino da timbrare”, di “esserci” a difesa del proprio territorio. Un sodalizio allargato e altamente rappresentativo, che va dai presidi di zona ai sindacati agricoli, dai comitati per la difesa del territorio agli organismi religiosi, dai cacciatori alle associazioni artistiche. Un’occasione unica soprattutto per confrontarsi, discutere, appassionarsi nella salvaguardia del paesaggio molisano. Di un pezzo d’identità che coinvolge tutti. Vicini e lontani. Su un terreno fertile quale quello emozionale.
I primi esiti della mobilitazione sono straordinari. Soprattutto se contestualizzati in un territorio montuoso e malamente collegato, quale quello molisano, frequentemente dribblato dagli organi d’informazione. Le dettagliate inchieste giornalistiche sui quotidiani “Il Mattino” e “Il Messaggero” (un capolavoro quest’ultima, condotta da Nino Cirillo), il ruolo di crociato svolto impeccabilmente da Vittorio Sgarbi (da chi altri sennò?), attraverso presenze in numerose trasmissioni televisive dove ha sottolineato con enfasi i rischi che deriverebbero dall’eolico per il paesaggio molisano, gli interventi di Federico Orlando, di Antonello Caporale e di altre stimate personalità sulla stampa, la mozione votata da tutti i gruppi politici nel Consiglio comunale di Roma per la salvaguardia di Altilia sono atti che confermano l’efficacia – anche in un periodo apatico come quello che stiamo vivendo – di una mobilitazione popolare dal basso. Attraverso quella tanto citata e dibattuta “società civile” che non dovrebbe essere fatta di candidature pescate qui o là e gettate nella fossa mediatica, ma della valorizzazione dei tanti organismi che operano quotidianamente nei territori “sporcandosi le mani” e “mettendoci la faccia”.
Il primo risultato, concreto, del coinvolgimento di tanta gente è nella sospensione dei lavori intervenuta nel cantiere avviato sul crinale della Castagna, presso l’area archeologica di Altilia. Un’ordinanza che potrebbe non essere risolutiva, anche se costituisce sicuramente un fattore significativo e beneaugurate, in attesa della modifica della legge regionale numero 22, quella – in sostanza – che ha spalancato le porte ai progetti eolici.
Ma il processo di attenzione avviato rischia – positivamente – di mettere in moto fenomeni più ampi. Ad esempio, le denunce contro le infiltrazioni camorristiche (legate anche all’eolico), che sfoceranno nella grande manifestazione anti-camorra del 23 novembre in Molise.
La penetrazione della criminalità organizzata nel territorio regionale non è, purtroppo, cosa nuova. Pur essendo sempre più, ahimé, “cosa nostra”. Il fatto che finalmente se ne discuta in termini articolati e propositivi è certamente un elemento positivo.
Dopo lunghe stagioni di indifferenza, il risveglio della società civile molisana genera anche attenzioni allargate. Un comitato “No agli inceneritori nel Molise” chiede la richiesta di revoca della delibera di Giunta regionale n. 674 del 6 agosto 2010 che autorizza la Giuliani Environment srl a stoccare rifiuti nocivi presso la discarica in contrada Santo Ianni a Montagano, in provincia di Campobasso. In molti centri della regione, da Isernia a Campomarino a Guglionesi, si moltiplicano le assemblee per discutere sulla vivibilità del territorio, anche nel tentativo di orientare le sorti non proprio pregne di ottimismo di questa nostra terra. A San Giuliano del Sannio è l’Ordine dei medici di Campobasso a promuovere un incontro sul tema “Ambiente e salute”
Altri molisani s’interrogano sui benefici dell’autostrada San Vittore-Termoli rispetto al prezzo che dovrebbe pagare il territorio (ma anche in termini d’impegno di risorse pubbliche). Ci si domanda, in sostanza, se non sarebbe meglio procedere pragmaticamente al raddoppio delle strade già esistenti, ad iniziare da Trignina e Bifernina, anziché procedere alla costruzione di 121 viadotti per complessivi quaranta chilometri (nel percorso totale di 150 chilometri) e alla realizzazione di quindici gallerie per uno sviluppo lineare complessivo di 11,8 chilometri (oltre a 35 svincoli di collegamento con la viabilità esistente). Per realizzare l’opera, lo ricordiamo, il 18 gennaio 2008 è stata costituita “Autostrade del Molise”, società mista Anas-Regione Molise.
Il progetto preliminare, redatto dall’Anas, prevede tredici lotti, di cui il lotto 2, lungo circa nove chilometri, denominato “Variante di Venafro”, è già in corso di costruzione, con un investimento di 76 milioni di euro. L’importo complessivo dell’investimento necessario ammonta però ad oltre 3.500 milioni di euro. Proprio su questo punto si accendono i dubbi: e se non si riuscisse mai a finire questo serpentone di bitume e cemento, lasciando nel territorio l’ennesima orribile “cattedrale nel deserto”?
Se, infatti, si può dettagliatamente discutere su un’arteria che comunque sopperirebbe all’attuale inadeguatezza del sistema delle comunicazioni e dei trasporti molisano, alla mancanza di un collegamento diretto tra il Tirreno e l’Adriatico, con l’obiettivo di sviluppare le potenzialità economiche delle aree commerciali ed industriali delle province di Isernia e Campobasso (come è successo in Abruzzo), sull’altro fronte occorre fare i conti con la realtà: davvero si riusciranno a stanziare tanti soldi e a rispettare i cinque anni di tempo per la realizzazione dell’opera faraonica? La Salerno-Reggio Calabria dovrebbe far riflettere…


(Giampiero Castellotti)

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