Alzheimer: convegno a Bagni di Tivoli



ROMA – In Italia sono 500mila le persone malate di Alzheimer. Ogni anno si aggiungono 80mila nuovi casi. Nel mondo ne sono colpiti oltre 24 milioni di persone di cui sei milioni in Europa. Numeri destinati a raddoppiarsi nei prossimi 10-15 anni.
Ecco perché è grande l’interesse per ogni informazione che accende una seppur minima speranza nella prevenzione e nella cura di questa malattia non a caso amaramente denominata "il funerale perenne".
Dal Regno Unito è giunta la notizia di un nuovo farmaco che sarebbe in grado di rimuovere una proteina chiave dal sangue dei malati di Alzheimer. I primi risultati della ricerca, effettuata su cinque pazienti e guidata dal professor Mark Pepys dell’University College di Londra, sono stati pubblicati sulla rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences" (Pnas).
Il farmaco, conosciuto con la sigla Cphpc, sarebbe in grado di rimuovere dopo tre mesi di trattamento la proteina amiloide P del siero (Sap), presente nelle placche e nelle strutture che si formano a livello delle cellule nervose e che provocano la degenerazione dei neuroni tipica del malato di Alzheimer.
Anche la ricerca inglese, insieme ai più recenti studi sulla materia, è stata al centro della giornata sull’Alzheimer promossa da una serie di organismi sanitari (tra cui Asl RmG, San Filippo Onlus, AlzheimerAnzianoFragile Onlus, Libersind, Centro demenze-Unità Alzheimer dell’Italian Hospital Group di Guidonia) presso l’hotel Duca d’Este a Guidonia. Alla tavola rotonda del pomeriggio (ore 15,30) sono intervenuti, tra gli altri, i senatori Gramazio e Massidda, promotori di un disegno di legge per la "prevenzione e cura del morbo di e delle patologie correlate", i professori Di Pilla (di Campobasso) e Gremigni della Asl RMG, i professori Bellomo e Carbone dell’Italian Hospital Group. Per l’associazione dei familiari malati d’Alzheimer è intervenuto Giuseppe Colozza, membro del direttivo dell’associazione "Forche Caudine" (nella foto).

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