ESEMPI / Voci e storia dell’Amiata



SANTA FIORA (GROSSETO) – Tutto comincia un po’ per caso. Il cantautore Antonio Pascuzzo, direttore artistico del The Place, uno dei locali più interessanti dove si fa musica nella Capitale, invita Simone Cristicchi nel novembre scorso al concerto dei Rossoantico che ospitano il Coro dei Minatori di Santa Fiora, piccolo paese alle pendici del monte Amiata (vicino Grosseto in Toscana). Qui Pascuzzo da anni trascorre le vacanze.
L’ex vincitore del festival di Sanremo, particolarmente ammirato nell’ambiente per la sua versatilità e genialità, rimane fulminato da questo coro toscano (con lunga esperienza alle spalle nel solco della musica folk, tra cui la partecipazione al festival di Charleroi, in Belgio, tra i più importanti eventi del settore in Europa ). Ma anche dal noto repertorio della musica popolare maremmana. Così ha inizio un lavoro di collaborazione per riesumare le gemme musicali amiatine. Ne nasce uno spettacolo ("Canti di Maremme e di miniere, d’amore, vino e anarchia") che sta girando l’Italia con grande successo, fino all’approdo alla discografia nazionale con "Volemo le bambole", motivo estremamente orecchiabile e che ormai è una vera e propria hit anche televisiva.
Oltre alla classica "Maremma amara", resa famosa da Caterina Bueno e interpretata recentemente anche da Nada e Gianna Nannini, lo spettacolo offre monologhi sulla vita dei minatori "che come bruchi scavano le montagne", motivi di Cristicchi (tra cui "La filastrocca della Morlacca" tratta dal suo primo disco, "Fabbricante di canzoni", "Senza" e la più celebre "Ti regalerò una rosa"), alternati a quelli della tradizione popolare toscana, fino al commovente "Sante Caserio", che racconta la storia di un anarchico italiano che pugnalò a morte il presidente francese alla fine dell’800 e fu ghigliottinato o alle note "L’amore si fa" (Rosina) e "L’uccellin".
"Nel corso degli ultimi due anni – ha dichiarato Cristicchi – ho avuto occasione di conoscere da vicino l’affascinante mondo della musica popolare, grazie all’incontro con Ambrogio Sparagna e l’Orchestra Popolare Italiana. Il frutto di questo innamoramento ha portato a volte anche a stravolgere il mio repertorio, chiamando a suonare con me, in alcuni concerti "speciali", suonatori di organetto, zampogne e percussionisti. Una sera di pochi mesi fa Antonio Pascuzzo, anima del The Place, mi raccontò di Santa Fiora e di un gruppo di musica popolare che ripropone il vasto e originale repertorio di canzoni tradizionali locali, tramandato proprio dai minatori santafioresi, che erano soliti interpretarlo nelle occasioni di festa e di lotta, nelle osterie o nelle piazze del paese".
Il Coro dei Minatori di Santa Fiora, i cui componenti indossano tutti una camicia bianca e un fazzoletto rosso al collo, è composto da Renzo Verdi (il sindaco di Santa Fiora), Piero D’Amario, Giuliano Martellini (prima voce), Lucio Niccolai (chitarra), Lino Nucciotti (82 anni !), Ennio Sensi, Alex Travi, Giuliano Travi e Osvaldo (fisarmoniche). La formazione ha all’attivo anche un cd allegato ad un libro dedicato ai canti delle miniere e curato da uno dei componenti del gruppo. Il coro ha il merito di recuperare e salvaguardare la tradizione musicale e storica dell’area, parlando non solo di vicende storiche e temi sociali (citando anche Ernesto Balducci, scrittore e intellettuale nativo proprio di Santa Fiora), ma anche di amori sfortunati, vino e osterie, all’insegna della spensieratezza e dell’ironia toscana. Insomma, un esempio su cui meditare.

<div class="

Precedente Broccoli, "odorosa" salute  Successivo "Plein Air" di aprile