Aranciata senza arance: è polemica



Aranciata senza arance:
è polemica

ROMA – Mentre, da una parte, Unione europea e governo italiano sottolineano l’importanza di un’alimentazione sana per prevenire patologie e disturbi, dall’altra passano provvedimenti che rischiano di mandare in soffitta ogni buon proposito.
L’ultima stramberia è l’arrivo legalizzato sul mercato europeo di "aranciate" senza arancia. Si tratta di bibite che hanno il gusto e il colore del prezioso agrume senza contenerne però nemmeno una goccia. In genere utilizzano aromi e coloranti per richiamarne l’essenza, il tutto rafforzato da nomi che richiamano i frutti tipici del nostro Mezzogiorno.
L’incredibile e preoccupante novità è prevista dal progetto di legge comunitaria che taglia l’obbligo del contenuto minimo del 12% di succo di agrumi previsto fino ad ora per questo tipo di bevande. Il testo prevede infatti l’abrogazione dell’articolo 1 della legge numero 286 del 1961 secondo il quale "le bevande analcoliche vendute con denominazioni di fantasia, il cui gusto ed aroma fondamentale deriva dal loro contenuto di essenze di agrumi, o di paste aromatizzanti di agrumi, non possono essere colorate se non contengono anche succo di agrumi in misura non inferiore al 12%".
La norma, in realtà, rappresenta una spada di Damocle da diverso tempo. Annualmente il momento critico è il passaggio in Parlamento del disegno di legge delega comunitaria che recepisce le norme europee. Finora i nostri deputati, abbastanza sensibili alla difesa delle produzioni del "made in Italy" grazie anche al peso dell’industria alimentare nostrana, hanno fatto da diga contro queste pericolose innovazioni che nuocciono soprattutto alla salute dei bambini, i principali consumatori di aranciate e limonate. Ora, però, il Senato non ha resistito al vento europeo e così, mentre il mondo agricolo era alle prese con le quote latte in discussione alla Camera, ha pensato bene di dare il via libera all’aranciata senza arance abrogando l’articolo 1 della legge cosiddetta "salva vitamina C". Un vero e proprio paradosso visto che la stessa Unione europea, Italia compresa, è poi impegnata ad investire risorse per promuovere frutta e verdura nelle scuole e cibi di qualità.
Facciamoci del male insomma. Proprio noi che vantiamo i prodotti della tanto esaltata dieta mediterranea, arance comprese.
Le conseguenze potrebbero interessare non soltanto la salute dei consumatori, specie dei più giovani, ma anche i produttori che vedrebbero ridurre il mercato degli agrumi (secondo una ricerca potrebbero essere 120mila milioni di chili le arance in meno vendute all’industria delle bibite).
e anzi sanziona chi le vende. Ogni anno però si rischia di ritrovarsele anche in Italia:
La polemica rischia di infuocarsi. "Il via libera alle bevande ‘al gusto’ o ‘al sapore’ di arancia senza arance è un evidente inganno nei confronti dei consumatori, calpesta il sacrosanto diritto a un’informazione corretta e trasparente sugli alimenti acquistati, permette l’utilizzo di coloranti come ‘specchietto per le allodole’ ingannevole sui contenuti del prodotto e spinge verso un’ulteriore preoccupante riduzione del consumo nazionale di frutta. Una situazione che danneggia anche i produttori e i commercianti onesti e causa anche un grave danno alle produzioni ortofrutticole italiane – sottolinea Coldiretti.
La sostituzione del succo con aromi e coloranti – continua la Coldiretti – pone seri dubbi sugli effetti per la salute considerato che molte di queste sostanze sono oggetto di studi e verifiche per il loro supposto effetto negativo sui bambini. D’altra parte l’elevato contenuto di zuccheri – precisa la Coldiretti – ha sicuramente effetti negativi sul preoccupante aumento della percentuale di casi di obesità e sovrappeso tra i giovani che in Italia ha raggiunto il 30 per cento".
"Le bevande senza frutta ingannano i consumatori e danneggiano i produttori agricoli – fa eco la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Per fortuna la palla passa alla Camera e in particolare alla Commissione Agricoltura che se ne dovrebbe occupare mercoledì prossimo.

(G.C.)

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