Amarcord ’69



http://forchecaudine.com/gallery/00_Notiziona/Tassinari_Simonetta.jpg

“La notte in cui sparì l’ultimo pollo” è il secondo libro dell’autrice romagnola-molisana, dopo il successo di “Che fine ha fatto Susy Bomb”. E’ stato presentato lo scorso 3 gennaio a Capracotta (Isernia), con le accuratissime relazioni del critico Valentino Campo, dello scrittore Fabio Mastropietro e della scrittrice Antonella Presutti, che hanno riscaldato la sala della biblioteca comunale (all’esterno la temperatura era di meno sette).
Simonetta Tassinari è una storica amica di “Forche Caudine”. Quasi vent’anni fa presenziò a Roma (in un locale di via del Corso), con la nostra associazione, l’evento “Primavera dintorno…”, giornata sui riti molisani della stagione primaverile.

 Amarcord ’69

di IDA SANTILLI

“La notte in cui sparì l’ultimo pollo”, il nuovo romanzo di Simonetta Tassinari, è un divertente spaccato dell’Italia sul finire degli anni Sessanta attraverso gli occhi di una bambina di undici anni che vuole cambiare il mondo.
E’ l’estate del 1969, quella indimenticabile dello sbarco sulla Luna e di Woodstock, delle prime minigonne e della contestazione, degli hippies e della tv dei ragazzi. Un’estate in cui tutto sembra possibile. Anche in una contrada di campagna della riviera romagnola, alle spalle di Cattolica, tre fratelli possono cambiare il mondo. Quello che succede in via del Cardellino viene raccontato in prima persona da Sabrina, una bambina che con occhi ingenui ma attenti, si accorge a undici anni che le cose non vanno proprio come dovrebbero. Coadiuvata da una fervida immaginazione e da un team che assomiglia ad una baby gang o ad un’associazione a delinquere, la giovane protagonista del romanzo decide di dare l’avvio a una serie di azioni scombinate per riportare un po’ d’ordine nel mondo: procurare un fidanzato serio alla dada, la baby-sitter Stella, cercare un padre (l’Enne Enne di cui tanto sente parlare) per il compagno di giochi Carlo, far assumere all’Enel il sempliciotto amico Fausto.
Simonetta Tassinari fa muovere i suoi personaggi con una maestria da amarcord quasi felliniano: i pettegolezzi all’interno della piccola comunità, la dada Stella che deve diventare una scgnòra, la Birgit, l’elegante moglie del dottor Del Nero che ha una relazione con Angelo Polenti, il farmacista promesso sposo della Stella, Grete l’ostetrica tedesca, Cleofe, la dottoressa e mamma di Angelo, che riceve una strampalata lettera in cui viene avvertita della liason del figlio. Mentre negli Stati Uniti impazzano le comuni hippy, in Italia si spalancano le porte delle università a tutti i diplomati, il generale de Gaulle si ritira a vita privata e l’uomo sta per sbarcare sulla luna, Sabrina comanda la combriccola dei figli del capo della centrale elettrica formata dalla sorella Renata, il fratello Nelson, a cui si aggiunge l’amico Carlo, che vive con il nonno dopo che la madre è scappata in Germania a seguito dello scandalo legato alla sua nascita. Sono gli anni del boom del turismo sulla costa romagnola, gli anni delle tedesche che villeggiano e iniziano relazioni clandestine con gli uomini del posto. E’ qui che Gigliola Bertozzi, cameriera in un albergo, alimenta i pettegolezzi della cittadina adriatica che la allontanano definitivamente dall’Italia costringendola a rinunciare al motivo dello scandalo, Carlo, che viene affidato ai nonni materni con grossi problemi relazionali. Carlo non parla, ma quando i tre fratellini mettono a punto un piano per scoprire l’identità del padre, avverte la madre che si precipita a riprenderselo.
“Grazie per avermi fatto vedere la luna”, scrive agli amici. “Voi siete il mio tesoro e io sono il vostro. Noi siamo i ragazzi più ricchi del mondo. Non mi dimenticare. Lav”. Love è la parola arrivata da oltreoceano da cui Sabrina e i suoi fratelli sono terribilmente affascinati. All’interno della piccola comune che hanno organizzato in giardino di nascosto dagli adulti, sognano un giorno di raggiungere l’amore universale mentre il mangianastri manda di continuo All you need is love e Un figlio dei fiori non pensa al domani. Sabrina ha un sogno nel cassetto: vuole fare la scrittrice e, affascinata dalle memorie di guerra dello zio Michele, arciprete, trascorre molto tempo a leggere e a scrivere lettere. Una fervida immaginazione la porta a collezionare una serie di pasticci che avranno delle conseguenze sulla vita di alcuni personaggi della comunità: Enrico Mancuso, il suo giovane insegnante di latino, lascerà addirittura casa, i nonni di Carlo resteranno da soli, i Polenti per poco non denunceranno il padre a seguito della perfida azione di volantinaggio che i bambini hanno organizzato per spingere i cittadini al boicottaggio della farmacia. Quando il padre si troverà di fronte all’ennesimo pasticcio, la lettera dal direttore di Oggi, Sabrina riceverà una dura punizione. Prima di essere spedita in Carinzia dalla zia Mariconda, però, c’è da scoprire il segreto della stravagante eredità di zio Michele. Valorosa e tenace lettrice, Sabrina, tuttavia, raccoglierà i frutti di tanta determinazione.

A tu per tu con l’autrice
:
Quanto c’è di autobiografico in questo libro oltre all’ambientazione?
Il carattere della protagonista è abbastanza simile al mio: molto idealismo nutrito dai libri, e la pretesa di mettere in pratica quello che si legge e si trova giusto. Anch’io, come Sabrina, ero una grande frequentatrice di biblioteche e leggevo instancabilmente. Inoltre, da primogenita, spesso trascinavo i miei fratelli nelle imprese più disparate. Un esempio: raccogliere, nutrire e curare tutti i gatti della contrada. Non so quanti graffi rimediammo.I sogni di Sabrina sono un po’ i sogni che tu avevi a 10 anni?Io credevo fermamente, in questo favorita dall’ottimismo nel progresso, nella scienza e nella tecnica che si respirava in Italia a quei tempi, che il nostro fosse già un mondo molto avanzato, e che i principali problemi dell’umanità fossero sul punto di essere risolti una volta per sempre. Modestamente, sognavo di dare anch’io un contributo.
Secondo te anche oggi i bambini sognano di poter cambiare il mondo?
I bambini forse sì, i ragazzi penso di no. C’è stato qualcosa che non è andato per il suo verso, perché spesso i ragazzi, che dovrebbero risultare la parte trainante e comunque più dinamica di ogni società, adesso sono più rassegnati e in un certo modo più cinici degli adulti. Tentano più che altro di cavarsela, ma senza aneliti, senza entusiasmi o tensioni ideali. Abbiamo sbagliato noi adulti, che pure siamo i figli di un’epoca di grandi speranze?
Quanto sono diversi rispetto ai sogni di allora, in una società come quella di oggi in cui la maggior parte dei bambini che si affacciano all’adolescenza è abituata ad avere tutto?
Quando i sogni, ahimè, riguardano i beni materiali, o il facile successo televisivo o mediatico, viene davvero il dubbio che ad avere troppo il cervello si appanni…
Perché hai scelto di raccontare uno spaccato d’Italia dal punto di vista di una bambina?
Perché, generalmente, le grandi verità sono un possesso dell’infanzia. Dal “re che è nudo” in poi…  

Note
Durante il firma copie a Campobasso, nello scorso novembre – racconta l’autrice – mi è stato domandato se c’è qualcosa in comune tra me e la Sabrina, la protagonista de “La notte in cui sparì l’ultimo pollo”, e se i due bambini che compaiono in copertina sono realmente i fratelli della protagonista, Renata e Nelson.
Condivido con i tre ragazzini, Sabrina, Renata e Nelson, un’infanzia fortunatamente felice vissuta alle spalle del mare di Cattolica, a Ponte Tavollo, nella grande casa con giardino annessa alla centrale elettrica. Ma anche qualcos’altro, come il tipo di educazione ricevuto – abbiamo studiato tutti e tre dalle suore, le Maestre Pie dell’Addolorata – e qualche piccola vicenda. Tuttavia, il viso dei due bambini in copertina non è quello dei miei fratelli, e le vicende sono in buona parte d’invenzione…
Di certo, uno dei particolari che ricordo con maggiore rimpianto della mia infanzia era il grande giardino nel quale, praticamente, noi tre vivevamo.Un grande giardino, con i suoi mille angoli che la fantasia può trasformare a piacimento, è un luogo magico. Non solo si impara ad apprezzare la natura con le sue trasformazioni stagionali, ma è come se da essa si potesse direttamente ricevere una forza speciale, la stessa della rugiada al mattino, che fa da tramite tra il giorno e la notte e ti ricorda di continuo il tuo essere un figlio della terra.

L’autrice
Simonetta Tassinari è nata a Cattolica (Rimini) alla fine degli anni Cinquanta, ma vive da tempo a Campobasso. Insegna Storia e Filosofia in un liceo scientifico e, prima di La notte in cui sparì l’ultimo pollo ha pubblicato, sempre con Giunti nel 2008, Che fine ha fatto Susy Bomb? e, prima ancora, sei serissimi saggi di storia filosofia e tre romanzi. Amante della campagna, dello sci di fondo e delle lunghe passeggiate, ha una famiglia numerosa e chiassosa, un coniglio nano e un cane semi randagio. Normalmente scrive in mezzo al caos, nel quale peraltro si trova benissimo.

Simonetta Tassinari, La notte in cui sparì l’ultimo pollo
Narrativa
256 pagine
prezzo di copertina: 14,50 euro
Editore: Giunti, 2009

(Ida Santilli – gennaio 2010)

<div class="

Precedente Finanziamenti all'editoria: abusi no, democrazia sì Successivo Macchiagodena