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Guardialfiera

 

 


Presentazione. Guardialfiera è un comune di 1.172 abitanti della provincia di Campobasso (erano circa 2.500 negli anni Cinquanta). E’ a 280 metri sul livello dei mare, sulla parte sinistra dei fiume Biferno, e si affaccia su un immenso lago artificiale. Dista 42 chilometri da Campobasso e 33 chilometri da Termoli. Ha un agro di 43,16 chilometri quadrati. Tra le attrazioni c’è il bosco San Nazario.

Nome. Diverse le interpretazioni. Una valuta Guardialfiera come “Guardia degli Alfieri”. Un’altra la fa derivare da “Guarda Alfano” (Alfano è il monte di fronte al paese). Una terza chiama in causa Adalferio, conte di Larino, il quale nel 1049 è feudatario del territorio. C’è un elenco di documenti con l’attestazione dell’originaria denominazione: “Guardia Alferia” in varie carte diocesali, “Guardia Afferii” in un diploma della regina Giovanna II, “Guardia Alferi” nei tempi aragonesi, “Guardia Alfiero” in Camillo Porzio, “Guardia Alferez” nella diplomatica viceregnale, “Guardia Alfiera” e “Guardia Alfierez” nel Pacichelli.

Storia. Inizialmente è probabilmente costituita da una fortezza sul fiume Biferno, cui viene aggregata la chiesa e le prime case della zona attualmente chiamata “Piedicastello” (di origine medievale). Della cinta muraria, interrotta da tre porte, rimangono resti fino agli inizi del XX secolo.
Nel XI secolo è insignita della sede vescovile da Papa Alessandro II grazie all’accoglienza riservata dai guardiesi a Papa Leone XI e vi rimane fino al 1818.
Nel periodo longobardo appartiene ad Adalferio, conte di Larino, di certo in vita nel 1049. Il ducato è quello di Benevento. Quindi alla contea di Loritello (l’attuale Rotello); nel periodo svevo è feudo dei Conti di Molise; sotto gli angioini, alla famiglia di Soliaco, in francese de Soliac; al tempo di Carlo II d’Angiò ne è signora Filippa di Miliaco (de Méliac), vedova d’Ugone di Soliaco, appartenente alla famiglia feudale di Petacciato, cui succede il figlio Giovanni di Soliaco, sposo di Tommasina di Sangro. E’ la volta di Ugolino, loro figlio, che nel 1350 si vede espropriare tutti i possedimenti dalla regina Giovanna I, per aver egli parteggiato in favore del Re ungherese. Guardialfiera passa quindi alla contea di Montagano (fino al 1381), poi alla regina Margherita, moglie del re Carlo III di Durazzo, che la ha in feudo una decina d’anni, prima di venderla a Iacopo di Marzano di Tufara. Nel 1550 ne è signore Vincenzo di Capua, che la vende a Domenico De Blasiis, cui succede il figlio Giambattista, che muore nel 1636 senza prole, facendo incamerare il paese nel demanio. L’ultimo titolare del feudo è Costantino Lemaître di Lupara.
Nel 1799 viene compresa nel dipartimento del Sangro e nel cantone di Larino. Nel 1807 è assegnata al distretto d’Isernia ed al governo di Civitacampomarano. Nel 1811 è aggregata al distretto di Larino, restando nel governo (poi mandamento) di Civitacampomarano. Nel 1907, con legge 24 marzo, viene annessa al mandamento di Casacalenda.
Nel 1875 si costruisce il cimitero. Dal 1881 parte l’illuminazione pubblica a petrolio, che dal 1 aprile 1905 diventa ad energia elettrica fornita dalla ditta Baranello. Nel 1889 viene inaugurata la prima fontana pubblica nell’abitato, alimentata dalla sorgente Loreto, con una conduttura di circa un chilometro e mezzo: i lavori vengono eseguiti dalla ditta Rinaldi Pardo di Casacalenda.

Da vedere. La cattedrale di Santa Maria Assunta, di stile originario longobardo, merita una visita. Dopo i restauri in seguito al terremoto del 31 ottobre 2002, riapre al culto il 30 settembre 2007.
Sottostante all’edificio, sotto l’altare maggiore, vi è la cripta paleocristiana con archi a tutto sesto e copertura a crociera. Originariamente comprendeva tre navate: i terremoti e varie vicissitudini hanno concorso alle variazioni via via intervenute. Nel 1858 c’è stata la trasformazione in un ambiente unico. L’attuale navata è lunga 24 metri, larga 12, alta 15, con una cubatura di circa 4.300 metri cubi.
Oggi la chiesa offre una sovrapposizione di elementi romanici, di influenza longobarda, gotici e barocchi. La facciata principale presenta un portale di stile barocco, mentre sulla facciata orientale si apre un portale detto “Porta Santa” (istituita nel 1752). Ad ovest vi è un altro portale gotico (oggi murato), inquadrato in un pannello costituito da tredici archetti pensili di derivazione longobarda.
Il campanile, puntellato dopo il terremoto del 2002, era già stato ricostruito dopo l’abbattimento del 1845. A metà degli anni Venti risale l’attuale risistemazione, realizzata con pietre lavorate delle cave di Valle Cupa.
Nell’edificio religioso sono conservate le reliquie di San Gaudenzio, traslate nel 1751 dalle catacombe di Santa Priscilla a Roma. E’ il patrono del paese, la cui festa è celebrata il 1° giugno.
Da vedere anche la cappella di San Giuseppe, già votiva a S. Michele, è stata ampliata nel XIX secolo.

Curiosità. Sommerso dalle acque del lago c’è un antico ponte detto “Ponte di Sant’Antonio” o “Ponte di Annibale”. Secondo il Masciotta, nel suo “Il Molise dalle origini ai nostri giorni”, la costruzione del ponte di S. Antonio risalirebbe ai primi tempi angioini, se non all’epoca romana, “come il suo magistero murario autorizzerebbe ad opinare”. Nei “Regesti angioini” c’è un documento che potrebbe avvalorare l’ipotesi del Masciotta: “Essendo stato abbattuto dalla piena del fiume Biferno un ponte presso Guardia(alfiera), maestro Roberto di Giovanni da Guardia con oblazioni raccolte ne aveva iniziato la ricostruzione; ma, essendo stato derubato di molti materiali, ricorse al re (Carlo I d’Angiò), il quale ordina ai Baroni e agli abitanti del contado di Molise di non toccare i materiali del ponte, sotto pena di dieci once d’oro. Datum in obsidione Luceris, XX agusti, XII ind. (anno 1269)”. Sull’ipotesi che Annibale abbia attraversato il Biferno proprio qui, si cita Polibio: “Il comandante Annibale, informato dagli esploratori che nella campagna intorno a Lucera e Geronio c’era molto frumento e che Geronio era un luogo per natura adatto per raccogliervelo, giudicando di svernare colà, marciò ai piedi del Monte Liburno (l’attuale Monte Mauro) verso le predette città” (capitolo cento del libro terzo delle “Historiae” di Polibio).

Sindaci dell’Ottocento. D’Elisiis Michele (1809-1810) : Montano Nunzio (1810-1811): D’Elisiis Michele (1811-1812) : Papara Costanzo (1812-1814) : Spidalieri Callisto (1814-1818): Caluori Francescantonio (1818-1820): Fiore Francesco (1820-1823): Papara Costanzo (1823-1828): Amicarelli Michele (1828-1831) : Papara Michele (1831-1834) : Papara Costanzo (1834-1836) : Amicarelli Michele (1836-1840) : Lalli Francesco (1840-1843) : Guglielmi Leonardo (1843-1846) : D’Elisiis Giovannangelo (1846-1850) : Loreto Carlo (1850-1852) : Amicarelli Michele (1853-1859) : Lalli Domenico (1859-1860) : De Luca Francesco (1860-1866) Torzilli Angelomichele (1867-1870) : Loreto Francesco (1870-1873) Montano Giuseppe (1873-1894) : D’Elisiis Giuseppe (1894-1895) Lalli Giuseppe (1896) : D’Elisiis Giuseppe (1897-1898) : Caluori Giuseppe (1899) : Caluori Antonino (1900) :

Personaggio illustre. Lo scrittore Francesco Jovine nasce a Guardialfiera nel 1902 e muore a Roma nel 1950. Maestro, poi professore e direttore didattico, diviene uno dei principali scrittore del Novecento italiano. “Ladri di galline” è la sua prima opera (Modena 1930) cui segue “Un uomo provvisorio” (1934), che focalizza l’intellettuale molisano che giunge a Roma con tutte le sue ambizioni. Del 1942 è “Signora Ava”, affresco dell’esistenza molisana nel periodo dell’Unità d’Italia. I racconti “Il pastore sepolto” (1945), “L’impero in provincia”(1945) e “Tutti i miei peccati” (1948) anticipano il capolavoro “Terre dei Sacramento”(1950), pubblicato nell’anno della sua morte. Una biografia più ampia è nella sezione “Nomi celebri” del sito. Il primo novembre 1990, in suo onore, viene eretta a Guardialfiera una statua bronzea realizzata da Rita Racchi.

Manifestazioni. La più caratteristica è il presepe vivente di Piedicastello. Epicentro è la grotta della Natività, realizzata nella cripta paleocristiana della cattedrale.

Feste. Il primo giugno si festeggia il patrono San Gaudenzio. Il 13 dicembre è la volta di Santa Lucia. Dal 24 al 31 dicembre si rinnova il rito del presepe vivente.

 

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