Provincia Campobasso Provincia Isernia

 

 

Castelpertoso

Provincia: IS
Abitanti: 1644
Altitudine: 872


 

 

Presentazione. Castelpetroso è un comune di 1.642 abitanti della provincia di Isernia. Per oltre un secolo, tra la metà dell’Ottocento e del Novecento, il centro oltrepassava i tremila abitanti. E’ a 872 metri, tra le valli di Bojano e Carpinone.

Storia. L'attuale centro abitato è identificabile con il "Colle Petroso", nome che si incontra per la prima volta in un documento del 9 maggio 964, dove il principe Pandolfo Capodiferro assegna i confini della contea di Isernia. Un altro documento, una pergamena custodita nell'archivio di Montecassino, datata 1011, riporta la donazione di due chiese, San Cristoforo e San Salvatore, ubicate nel territorio di "Castrum Petrosum", alla badia cassinese da parte del vescovo Leone di Bojano.
Pertanto, se l'origine di Castelpetroso è intorno all'anno mille, in quest’area probabilmente già esisteva un centro abitato nell'antico Sannio. Ipotesi supportata dai ritrovamenti di reperti e di necropoli rinvenuti lungo la direttrice del tratturo Pescasseroli-Candela, che collega le valli del Volturno e del .Calore. In particolare, nel 1955, durante i lavori di costruzione dell'acquedotto, nel pianoro ad ovest di Colle Castello si rinvenne una tomba scavata nella roccia. Un boccale di impasto è stato rinvenuto a Guasto, frazione del paese.
Le origini dell’insediamento risalgono all’età longobarda. In epoca angioina i documenti attribuiscono Castrum Petrosum ai possedimenti della famiglia d’Alneto. Il Masciotta annota che il re Carlo I d'Angiò offre in feudo Castelpetroso a Giovanni D'Angelo, vice giustiziere del regno. Successivamente Carlo II d'Angiò lo assegna al giurista Andrea D'Isernia. A seguire la signoria dei Pandone di Venafro, degli Storrente di Gaeta, dei Caracciolo, dei Paolucci e dei De Rossi, già noti come de Rubeis o Rubens, presenti fino alla fine della feudalità. L'unica testimonianza del passaggio dei De Rossi a Castelpetroso è lo stemma familiare, scudo con un leone rampante, scolpito sul portale del castello, lasciato in abbandono in quanto la famiglia si ritira a Napoli. Nel duomo di Caserta c'è il sepolcro del vescovo Nicola De Rossi, marchese di Castelpetroso.

Il borgo. Il centro storico di Castelpetroso è un esempio di borgo medioevale, con il castello, la chiesa parrocchiale, minuscole piazze e vicoli. Un tempo si accedeva al borgo tramite tre porte: Porta del Parco, ancora esistente, Porta Pistiello e Porta Macchietelle. Il Castello, dalla forma quadrata, potrebbe avere origini normanne, ma edificato dai longobardi tra la fine del X secolo e l'inizio del XI.

Patrono. San Martino.

Stemma. Tre torri che simboleggiano la forza del "Castrum". Una più alta al centro e due ai lati, forse simboli di tre antichi accessi al paese: Porta del Parco, Porta Pistello e Porta delle Macchietelle.

Tradizioni. Particolarmente ricco il calendario delle feste. La quarta domenica di maggio c’è la festa della Madonna delle Grazie (nella frazione di Indiprete) e il 2 luglio, sempre a Indiprete, la sagra “sciuscelle e ciabbotta”. Si tratta di un piatto di zucchine, sedano, prezzemolo, cipolla, formaggio grattugiato, uova e salsiccia. La terza domenica di luglio la festa della Madonna del Carmine (a Camere). Mentre la prima domenica di agosto la sagra "taccuzzelle e fagioli" (pasta molisana con fagioli, a Pastena) e la festa di San Nicola di Bari. L’ultima domenica di agosto, a Castelpetroso, la festa di Maria Santissima Addolorata. Tre feste a settembre: la prima domenica Maria Santissima della Libera, la seconda domenica Santa Maria della Mercede (a Guasto) e la quarta domenica Maria Santissima Addolorata al santuario. L’11 novembre si festeggia San Martino.
Oggetto di richiamo il festival del “du bot” (organetto) che si svolge a Guasto di Castelpetroso ogni seconda domenica di settembre dal 1986.

Costume. L'arciprete Tirabasso, nel suo volume "Castelpetroso" (1930), descrive così il costume castellano: "L'antico abbigliamento delle donne di Castelpetroso, oggi quasi del tutto scomparso, era bello e pittoresco; e certo i moderni e antiestetici abiti a sacco, lo fanno rimpiangere. Esse portavano un corpetto attillato di lana con finimenti d'oro, maniche disgiunte che mostravano la bianchissima camicia, riunite con cordoncini. Gonnella a fitte piegoline, con galloni d'oro e nastri di colore per lo più nero o verde. In testa la nappa bianca, mantenuta da spilloni d'oro, gran lusso di collane e di orecchini, spessissimo a cerchi. Gli uomini poi: calzoni a brache fino al ginocchio, color tabacco, con lucenti bottoni d'ottone. Panciotto rosso, giacca corta di panno, aperta, fatta in maniera che ai reni mostrasse il largo nastro della legatura dei calzoni; camicia con collo rovesciato, in testa cappello di feltro o panno, a falde, rotondo, con nocca nera".

Il santuario della Madonna Addolorata. Castelpetroso è nota soprattutto per il santuario della Madonna Addolorata, patrona del Molise dal 21 settembre 1975 (proclamata da Papa Paolo VI), che sorge a pochi chilometri dal centro abitato, ai piedi del monte Patalecchia (1.400 metri d’altitudine). La chiesa nasce a seguito di una visione della Madonna, avvenuta il 12 marzo 1888, ad una pastorella del luogo, Bibbiana, in compagnia della cugina Serafina. La costruzione inizia due anni dopo, nel 1890, soprattutto per opera del conte Carlo Aquaderni di Bologna, come ringraziamento per una vicenda che ha per protagonista il figlio di 19 anni. Il progetto è dell'architetto Francesco Gualandi, anche lui di Bologna (progetto premiato con due medaglie, una d’oro a Torino nel 1900 e una di argento a Liegi nel 1910). Alla cerimonia di posa della prima pietra prendono parte 30mila persone. Alla costruzione partecipano economicamente numerosi fedeli sparsi in tutto il mondo. L’innalzamento della prima cappella termina nel 1907. Una delle cappelle laterali, detta dei “Polacchi”, inaugurata il 22 settembre 1907, viene costruita con le offerte dei fedeli della città polacca di Cracovia. All’apparizione originaria ne seguono diverse altre (le ultime negli anni Cinquanta).
La pianta del tempio simboleggia un cuore (la parte centrale) trafitto da sette spade, i sette dolori di Maria (le sette cappelle). La facciata, tra due campanili, con pinnacoli e bifore, è tricuspidata e presenta finestre con rosone. L’ornato è opera di artisti della pietra locale tra cui i fratelli Mario, Giuffrida e Pasquale Chiocchio di Oratino (Campobasso) e i fratelli Pasquini di Pietrasanta (Lucca). In alto troneggiano statue di tre angeli scolpite a Pietrasanta. Ai lati, i due campanili che svettano al cielo, accolgono all’interno le campane della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone. Al di sopra dei portali, tre mosaici rappresentano le tappe più significative della vita di Maria: l’Annunciazione, la sua presenza ai piedi della Croce e l’Incoronazione. I mosaici sono opera della ditta Ferrari e Bacci di Pietrasanta. Nella parte centrale, alla base della corona che sorregge la cupola, vi sono 64 mosaici raffiguranti profeti, evangelisti, santi e sante. Le tre porte in bronzo sono un inno a Maria. Riproducono i misteri del Santo Rosario e la figura di Maria attraverso la rivelazione e la storia della Chiesa. La porta a sinistra è opera della Pontificia Fonderia Marinelli di Agnone. Quella di destra è della fonderia Mariani e Belfiore di Pietrasanta. La porta centrale, dello scultore Urbano Buratti di Pietrasanta, fusa dalla ditta Mariani e posta in opera nel 1974.
Il santuario è composto da sette cappelle che rappresentano i sette dolori della Madonna, al centro delle quali c'è la cupola alta 54 metri con un diametro di 17, portata a completamento negli anni 1954-1959, mentre le guglie laterali sono di 35 metri. È in stile gotico con migliaia di metri cubi di pietre del posto. E’ stato lavorato a mano da scalpellini molisani e toscani. La superficie dell’area è di circa 10mila metri quadrati (del santuario di 2.800 metri quadri), capace di raccogliere circa 10mila persone. L'interno presenta opere di Amedeo Trivisonno, uno dei maggiori artisti molisani, che raffigurano lo smarrimento di Gesù tra i dottori nel tempio, l’incontro di Gesù con sua madre lungo la via del Calvario, la crocifissione di Gesù, la deposizione di Gesù dalla croce, la Risurrezione di Cristo e l’Assunzione della Vergine Maria. In una cappellina minore è collocato il crocifisso ligneo di Stuffleser della scuola di Ortisei (Bolzano). In un’altra è collocata la statua della Pietà, opera di Rosa Zanazio, realizzata a Roma nel 1907. Le vetrate sono state realizzate dalla ditta Caron di Vicenza. Sulle colonne spiccano le via Crucis di Marcello Scarano con le cornici in rovere, opera della falegnameria Angelini e Terzano di Campobasso.
L’altare, il monumento e il trono della Vergine (in stile gotico, alto 11 metri e largo 4,80), in marmi pregiati, sono progettati da Francesco Gualandi, nipote del progettista del santuario e benedetti nel 1961. Anche il battistero è in marmo pregiato. L’organo con 1778 canne è stato realizzato dai fratelli Ruffatti di Padova negli anni novanta.
Nella cappella, a sinistra dell’altare maggiore, in un reliquiario, è conservata una reliquia di San Gabriele dell’Addolorata, traslata il 29 ottobre 1994 dal santuario dell’Isola del Gran Sasso (Teramo). Nella cappella a destra è conservata, in un reliquiario, una benda che copriva una delle stimmate delle mani di San Pio da Pietrelcina.
Il santuario ricade sotto la diocesi di Campobasso-Bojano. Il complesso ospita i frati francescani dell'Immacolata. Il 19 marzo 1995 Papa Giovanni Paolo II celebra la messa sul piazzale antistante il santuario.
Vicino al santuario è costruita la via Matris, lunga 750 metri, che porta dalla chiesa al luogo delle apparizioni; in essa vi sono sette statue bronzee che ricordano i sette dolori di Maria. La grotta della Natività indica la pienezza del tempo e la nascita del Figlio di Dio. Al lato della grotta, in alto, tre croci bianche indicano l’evento della redenzione operata da Cristo. In basso, ai bordi del viale, su una grande pietra risalta la scritta con le parole dell’annuncio della risurrezione pronunciate da San Paolo all’areopago di Atene. Sul piazzale antistante il santuario è posto un altare in pietra di ottanta quintali sul luogo dove ha celebrato messa Giovanni Paolo II. Dietro l’altare c’è la statua della Vergine Maria Assunta in cielo, dono del cinquantesimo di sacerdozio di Ettore Di Filippo, vescovo di Campobasso-Bojano. Al lato sinistro del santuario, addossate alla parete, formelle in marmo bianco con sculture in bassorilievo raffiguranti i sette dolori della Vergine Addolorata. Diverse cappelle rurali ed immagini religiose circondano il santuario, rafforzando la sacralità del luogo. La chiesa della Madonna Maddalena è appena fuori la frazione di Guasto.

Museo della civiltà contadina. Creato dall’istituto comprensivo "Orazio D'Uva" in collaborazione con il Comune, grazie alle donazioni offerte dalla cittadinanza (qualche centinaio di pezzi). Gli oggetti esposti appartengono al periodo che và dalla prima metà del 1800 fino alla prima metà del 1900.

Presepe artistico molisano. Costruito nel 1975, è situato in cima al borgo, nel castello. Ideatore dell'opera l’arciprete Nicola Canzona. Si tratta di un presepe automatizzato, cui hanno collaborato anche artisti del posto. Vi sono rappresentati monumenti di Castelpetroso e dei paesi limitrofi, i castelli più importanti del Molise, i costumi settecenteschi di molti comuni molisani ed i mestieri artigianali. La parte automatizzata riguarda la gestione delle luci: lo scorrere della giornata, il sorgere del sole, il tramonto, la comparsa degli angeli nel cielo, il giorno e la notte. E’ visitabile in qualsiasi periodo dell'anno.

 

 

 

 

 

 

 

 

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