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Castel San Vincenzo

Provincia: IS
Abitanti: 600
Altitudine: 750
Superficie kmq: 22
Distanza da Isernia: km 27
MUNICIPIO:
Via Roma, 27 - 86071
Tel.: 0865.951131
Fax: 0865.951951

 

 

 

Cenni storici. Il primo documento riguardante l’area in cui è ubicato Castel San Vincenzo è contenuto nel “Chronicon Volturnense”. Si tratta di un contratto del 942 in cui Paolo, preposto del Monastero di San Vincenzo al Volturno, per conto dell’abate Leone concede per 29 anni le terre nei pressi dell’Abbazia intorno al “Castellum”. Questo dovrebbe quindi essere il primo nucleo abitativo. Il borgo prese il nome di “Castrum Smanie”. Con le signorie feudali si verifica la realizzazione di due distinti centri abitanti: da una parte Castellone, dall’altra San Vincenzo. Entrambi appaiano per la prima volta in un documento del 1383 contenuto nel “Chronicon Volturnense”.
La storia del Comune, quindi, abbraccia in realtà quella di due paesi, almeno fino al 1928, quando si costituisce l’unico Comune di Castel San Vincenzo attraverso l’unificazione dei soppressi Comuni di Castellone al Volturno, di San Vincenzo al Volturno e di Pizzone (che dopo appena sei anni ottiene nuovamente l’autonomia).
Pertanto Castellone e San Vincenzo, di cui rimane una leggendaria rivalità, costruiscono due entità ben distinte, fuse poi in un unico agglomerato. Entrambi, nati certamente prima dell’anno mille, hanno origini comuni, legate all’abbazia limitrofa di San Vincenzo al Volturno. Castel San Vincenzo (in alcuni documenti denominato “Castelnuovo San Vincenzo”) cessa di essere feudo della badia intorno al 1440.
Il territorio in età angioina appartiene all’Abruzzo Citra ed in epoca aragonese viene incluso nella provincia campana di Terra di Lavoro. Ne sono stati poi signori, tra gli altri, fino al 1585, i de Reale, i Pandone, i Marchesano, che in quell’anno vendono i possedimenti ai de Regina, riportando le terre nel contado molisano e del Regno di Napoli. Inserito nel dipartimento del Volturno con la nascita della Repubblica partenopea, il territorio conosce le scorrerie dei briganti: le località delle Mainarde sono, insieme a quelle del Matese, le più pericolose per il numero dei malviventi che vi trovano rifugio. E di cui qualche corpulento discendente deve essere emigrato a Roma.
Nel 1863, con il Regno d’Italia, viene aggiunto l’appellativo “al Volturno” per distinguerlo dalle numerose altre località italiane che hanno lo stesso nome: il Comune più celebre è San Vincenzo, in provincia di Livorno, ma le frazioni che si chiamano così sono moltissime, da quella di Monteu Roero (Cuneo) a quella di Borgo Val di Taro (Parma), da quella di Corinaldo (Ancona) a quella di Galliera (Bologna), fino alle due abruzzesi di Castel Frentano e Vacri (Chieti)
Nel Comune di Castel San Vincenzo, alla fine degli anni cinquanta, viene realizzato un lago artificiale che oltre a rappresentare un’attrattiva turistica, si inserisce in modo armonico nel paesaggio delle Mainárde. La diga sul lago, tra l’altro, è stata indicata come possibile obiettivo del terrorismo internazionale. Dal 1990, con decreto del Presidente della Repubblica, il territorio del Comune di Castel San Vincenzo, ricadente nella catena delle Mainarde, è stato inserito nel Parco nazionale d’Abruzzo, divenuto Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise.

Cultura. L’attrazione principale del Comune è l’abbazia di San Vincenzo al Volturno, che conserva affreschi altomedievali. E’ situata in una valle molto suggestiva, dove si trovano le sorgenti del Volturno (visitabili). L’intera area, però, è in mano a Montecassino e le visite non sono proprio agevoli.
Recenti campagne di scavo, affidate all’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli, stanno inoltre facendo riafforare un complesso archeologico di grande importanza, con al centro l’abbazia originale, fondata nel 703, che è stata nel IX secolo tra le maggiori città monastiche d’Europa; si estendeva per 6 ettari con 8 chiese e decine di edifici per la comunità che doveva essere costituita da circa 400 monaci: sono riaffiorate le strutture della grande basilica, San Vincenzo Maggiore, che si ritiene consacrata nell’817. Era a tre navate; sotto la zona presbiteriale è stata rinvenuta una cripta semianulare con le immagini di due abati a mezzo busto. La parte più nota di tutto il complesso è la cosiddetta “Cripta dell’abate Epifanio” (o “Cripta di San Lorenzo”), scoperta nel 1832 da un contadino precipitato in una buca aperta mentre arava. Gli affreschi rappresentano, tra gli altri, Sant’Anastasia e Sante Martiri, il martirio dei Santi Lorenzo e Stefano, gli Arcangeli, Maria Madre di Dio, Cristo dell’Apocalisse, l’Annunciazione, la Natività, la Madonna Regina con il Bambino, la Crocifissione ed Epifanio, Gerusalemme. Gli affreschi, oggi tra i più studiati dipinti del periodo alto medioevale, sono stati fatti eseguire dallo stesso abate Epifanio tra l’824 e l’842. Il terremoto dell’847, e soprattutto l’incursione degli Arabi nell’881 hanno causato la distruzione totale del monastero e la morte di quasi tutti i monaci. Le strutture del monastero altomedievale, però, si sono conservate intatte sotto 2-3 metri di terreno. Gli scavi offrono l’occasione di studiare nei dettagli l’aspetto e le attività di una delle più importanti istituzioni monastiche di età carolingia. I superstiti del terremoto e dei saccheggi tentarono comunque la ricostruzione. Intorno al 1100 è stato edificato un altro monastero all’interno del quadrilatero costruito dai Borrello, poi ridotto a rudere. Negli anni cinquanta è stato ricostruito nella chiesa secondo le forme originarie.
Nell’abbazia attualmente vivono monache straniere che producono miele, liquori e prodotti derivati dalle erbe (si possono acquistare). Ad onor del vero, però, le religiose non brillano per gentilezza.
Tra le altre realtà artistiche merita una visita, nella frazione Castellone, la chiesa di Santo Stefano, datata tra il XII e il XIII secolo, nel paese le chiese di San Martino, di Santo Stefano, di San Filippo Neri. Nella chiesa parrocchiale sono conservate due interessanti croci processionali dei XV secolo, di scuola sulmonese. Merita poi un’escursione l’eremo di San Michele Arcangelo fondato dai benedettini dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno intorno al 1000. Ed ancora la chiesetta della Madonna delle Grazie.

L’ambiente. Oltre alle già citate sorgenti del Volturno, a ridosso della località cosiddetta “Cartiera”, il paesaggio offre i monti delle Mainarde, ai confini con l’Abruzzo. Il lago di Castel San Vincenzo, per quanto scarsamente valorizzato ai fini turistici, offre aree per pic-nic. Altra zona interessante dal punto di vista ambientale è la valle di Mezzo, territorio ricadente nel Parco nazionale, dove è sito l’eremo di San Michele Arcangelo. Altri sentieri segnati conducono al pianoro di Monte Mare con la cima più alta delle Mainarde. Ed ancora boschi, sorgenti, fauna spesso singolare (il lupo, l’aquila reale, l’orso, ecc.). Queste alcune escursioni proposte dal Centro Parco: San Michele a Foce-Valle di Mezzo; Lago Castel San Vincenzo-San Michele a Foce; San Michele a Foce-Rio Petraia; Valle di Mezzo-Ferruccia-Valle Venafrana.

Feste e tradizioni. Piatti tipici locali sono la polenta, le immancabili “sagne e fagioli”, carni alla brace e soffritti. Numerosi gli appuntamenti sacri e folkloristici. Il 22 gennaio si festeggia San Vincenzo martire; la prima domenica di Quaresima e la domenica delle Palme si svolge la fiera in piazza Umberto I; il 25 aprile si festeggia San Marco con la fiera in piazza Umberto I; l’8 maggio è la volta di San Michele Arcangelo con processione fino alla valle di Mezzo; il 2 luglio c’è la festa della Madonna delle Grazie con processione e fiera in borgata Cartiera; il 3 agosto è la volta di Santo Stefano; il 4 agosto è San Domenico; nella prima metà di agosto ha luogo la sagra del prosciutto; il 15 agosto si festeggia la Madonna dell'Assunta; il 16 agosto San Rocco con la tradizionale asta serale dei prodotti della terra (il ricavato viene devoluto alla parrocchia); l’11 novembre è la volta di San Martino, patrono del paese, con fiera in piazza Umberto I, che il 21 novembre si svolge in San Pietro.

 

 

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