Quell’accorata lettera dal Molise, addio ai figli…

“Prima uno dei miei figli, adesso un secondo. Uno dei miei pochi punti di riferimento andrà a vivere ad oltre 1.400 chilometri da me. E mi ritornano in mente i tristi momenti del distacco, quando anch’io 40 anni fa dovetti lasciare la mia Terra, i miei affetti, per approdare al Nord per motivi di lavoro. E oggi di nuovo mi piange il cuore”.

Questa la sconfortata lettera di Vittorio Moffa, “un molisano qualunque”, come si firma, che ha voluto raccontare per iscritto, quasi uno sfogo, lo stato d’animo per la partenza del secondo figlio, destinazione Francoforte. Il primo è già andato via da tempo dal Molise, nuovo recapito la Svizzera.

Anche il 2019, in attesa dei dati definitivi, vedrà un bilancio amarissimo per la demografia molisana, probabilmente con almeno tremila residenti in meno. Un esodo quasi silenzioso, a fronte della mancanza di progettualità vincenti e di iniziative in grado di fermare realmente i flussi in uscita.

“La nostra amata Regione continua a perdere forza di lavoro giovane, le sue ricchezze non riusciranno a rendere meno tristi le partenze e meno dolorose le mancanze – scrive ancora Moffa. “Anche mio figlio è Molisano nel cuore e nel sangue e non avrebbe mai voluto lasciare la sua terra. Ci ha provato in tutti i modi, ma, purtroppo, alla fine ha ceduto, è stato costretto dalle circostanze che non gli hanno fatto intravedere un possibile futuro in Molise per assenza di lavoro”.

Ed ancora: “Qualsiasi lavoro: operaio, cameriere, cuoco, lavapiatti è comunque più dignitoso di quelli che può offrirci la nostra cara Regione”.

E’ una stilettata. Mentre la politica regionale è immersa nelle solite polemiche personali, il “Molise reale” soffre. E parecchio. “Difficile spiegare il mio stato d’animo, ora – continua l’angosciato padre. “Nessuna parola sarebbe mai in grado di spiegare che cosa prova un padre a veder partire un proprio figlio e sentirsi, ogni volta, un pezzo di cuore in meno che se ne va”.

Precedente Visite ai musei, Molise fuori dalla Top 30 Successivo Elezioni, la “spallata” non c’è stata