Rapporto Censis Comunicazione: il Sud Italia indietro per uso di internet, media e libri

Anche nella fruizione dei media il Mezzogiorno si conferma indietro rispetto al resto d’Italia. In particolare nell’uso delle nuove tecnologie, ma anche nella lettura di quotidiani e di libri.

E’ quanto rivela il Censis nel sedicesimo Rapporto sulla comunicazione “I media e la costruzione dell’identità”, presentato oggi a Palazzo Giustiniani a Roma.

L’istituto di ricerca presieduto da Giuseppe De Rita in sostanza si domanda quale ruolo giochino i media in questo scenario in rapida trasformazione, tra crisi della globalizzazione, messa in discussione della società multiculturale, rinserramento territoriale, percezione di vulnerabilità e risentimento. E risponde presentando una ricca offerta di numeri.

Il Mezzogiorno, nel dettaglio, è indietro di quasi cinque punti per l’uso di internet rispetto al Nordest (77,5 contro 82,1 per cento), più larga la forbice per l’uso di smartphone rispetto al Nordovest (72,4 contro 78,3), un vero e proprio baratro nella lettura di libri (31,3 contro il 53,1 del Nordest), distanze notevoli anche nella lettura di quotidiani cartacei (32,1 rispetto al 45,2 del Nordest), indietro di un paio di punti rispetto al resto d’Italia per la tv satellitare.

Il Sud ha dato in linea con il resto d’Italia per il digitale terrestre della tv, supera il dato nazionale per l’ascolto della radio (54,3), è in linea per l’acquisto di settimanali e mensili.

Per il resto, cosa emerge dalla ricerca a livello nazionale?

In sostanza che a crescere è soprattutto il web (internet, smartphone e social network, in dieci anni quadruplicata la spesa per i telefoni), mentre la fruizione di radio e tv rimane sostanzialmente stabile. La carta stampata continua a perdere copie (quasi dimezzato il numero dei lettori nell’ultimo decennio), peggiore ancora la situazione per la vendita di libri (dal 59,4 per cento degli italiani che leggeva almeno un libro nel 2007 si è passati al 41,9 per cento del 2019).

Nel dettaglio, per quanto riguarda la tv, c’è un leggero calo di telespettatori per la tv tradizionale (il digitale terrestre: meno 2,5 per cento in un anno), mentre crescono la tv via internet (web tv e smart tv al 34,5 per cento di utenza, più 4,4 per cento in un anno) e la mobile tv, che è passata dall’1 per cento di spettatori nel 2007 all’attuale 28,2 per cento, con un aumento del 2,3 per cento nell’ultimo anno.

La radio, da parte sua, è ascoltata dal 79,4 per cento degli italiani, quota stabile benché, anche qui, c’è un travaso di utenza dall’apparecchio tradizionale (meno 5,3 punti percentuali) rispetto alle trasmissioni radiofoniche via internet con il pc (17,3 per cento) e allo smartphone (21,3 per cento).

Ulteriore aumento per l’utenza di internet: dal 78,4 al 79,3 per cento della popolazione nel confronto degli ultimi due anni. Cresce l’uso degli smartphone (dal 73,8 al 75,7 per cento). Per quanto riguarda i social network, ormai primeggia YouTube (media del 56,7 per cento, con punta del 76,1 per cento tra i 14-29enni), che ha superato Facebook in calo al 55,2 per cento, balzo di Instagram che è arrivato al 35,9 per cento. Infine WhatsApp è utilizzato dal 71 per cento degli italiani, più 3,5 per cento in più in un anno.

Continua la crisi dei quotidiani: se nel 2007 i lettori erano il 67 per cento degli italiani, nel 2019 sono scesi al 37,3 per cento, per quanto il calo rispetto al 2018 è contenuto nello 0,1 per cento. Le edizioni online dei giornali si attestano ad una quota di utenza pari al 26,4 per cento, stabile rispetto all’anno precedente. Calano anche i settimanali (ora al 30,1 per cento di lettori, meno 0,7 per cento in un anno), reggono invece i mensili (27,4 per cento di lettori, più 0,9 per cento).

Il dato più drammatico riguarda la lettura di libri: se nel 2007 il 59,4 per cento degli italiani aveva letto almeno un volume nel corso dell’anno, nel 2019 il dato è precipitato al 41,9 per cento. Gli e-book, da parte loro, non riescono a sfondare, la quota è solo dell’8,5 per cento, tra l’altro in calo rispetto agli ultimi anni.

Ciò si riflette anche sulla spesa degli italiani per i consumi mediatici, crollata tra il 2007 e il 2018. L’unico dato in controtendenza è l’acquisto di telefoni, che ha raggiunto un valore di oltre 7 miliardi di euro nell’ultimo anno e quello di computer e audiovisivi. La spesa per libri e giornali ha subito invece un tracollo nel decennio (meno 37,8 per cento), che però si è arrestato nell’ultimo anno, con un rialzo del 2,5 per cento.

Nelle grandi città si spende di più per i media, ad eccezione dei quotidiani che hanno nei piccoli centri i lettori più fedeli (circa il doppio nei comuni sotto i 10mila residenti rispetto a quelli sopra i 500mila).

A livello generazionale, è forte la forbice tra gli over 65 che privilegiano tv (96,5 per cento), quotidiani (54,6 per cento) e periodici (52,2 per cento) rispetto ai giovani 14-29enni che vivono di internet (90,3 per cento) e smartphone (89,8 per cento).

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