Recovery: soldi, soldi e ancora soldi

“Soldi, soldi, soldi, tanti soldi” incalzava l’ossessivo ritornello di una canzone di Garinei e Giovannini portata al successo da Betty Curtis. “Beati siano soldi, i beneamati soldi perché chi ha tanti soldi vive come un pascià e a piedi caldi se ne sta”. Elegia di una stagione diventata infinita.

Le tribolazioni della politica italiana di questi giorni rispondono solo in parte a problemi personali. In realtà i palati dei professionisti della poltrona e del potere si stanno riempiendo di saliva di fronte alla prospettiva del “Recovery fund”. È in arrivo una cofana di pastasciutta da 209 miliardi. Roba da scena cult di “Miseria e nobiltà”, con Totò che s’infila gli spaghetti persino nelle tasche dei pantaloni.

L’Europa ci riempie di denaro – ma l’elargizione non è proprio disinteressata – per assicurare un po’ d’ossigeno all’eterno e infettivo malato. Dovremmo sfruttare l’occasione per assicurare un futuro meno turbolento al nostro vascello nel mare in tempesta. Invece molti famelici appetiti sono pronti alla “grande abbuffata”, probabilmente per rispondere a lobby e per perpetuare rielezione e comando.

Possibile che questo Paese non abbia più una classe dirigente all’altezza della situazione? Cosa lasceranno alle prossime generazioni, oltre alle macerie?

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