Ripartire da cibo e convivialità

Qualità e Diversità, i due caratteri distintivi di territori non grandi, di piccole e medie aziende. I nostri luoghi sono in grado di competere e vincere sul mercato internazionale. Il glocale vincente sul globale.

Il cibo – come riporta la copertina di un libro – è un atto agricolo. Il dono più significativo e importante, che, non solo con l’Agricoltura, ma, anche con altre attività, la Terra mette a disposizione dell’uomo e degli animali. Tutto grazie ai tanti protagonisti, quali sono stati, e sono: i coltivatori, i pastori, i pescatori, i boscaioli.

E’ l’energia vitale, quella di cui non se ne può fare a meno, e, anche, il testimone principe di quel bene comune, tesoro straordinario, qual è il territorio.

Lo è con i suoi oli e i suoi vini, formaggi, carni, frutta, verdure, prodotti della pesca e del sottobosco, pietanze agroalimentari

Tanti prodotti, tutti testimoni dei mille e mille territori, che danno all’Italia il primato mondiale della Biodiversità agroalimentare, che è, anche, l’espressione più alta di uno stile di vita e di un modello nutrizionale la Dieta Mediterranea, dal 2010 patrimonio intellettuale dell’umanità.
– 311 i prodotti a Indicazione geografica (178 Dop, 133 Igp e 3 Stg)
– 407 Vini a Denominazione di Origine o Dop (74 Docg e 333 Doc)
– 118 vini a indicazione geografica tipica o Igp
– 4965 Prodotti Tradizionali, cioè i prodotti riconosciuti tali almeno da 25 anni, con il piccolo Molise che, con 159 prodotti, occupa il 13° posto, a significare il primato della Biodiversità.

Nel complesso 5801 testimoni di altrettanti territori, straordinari tesori di coltura e cultura, storia; fertilità, facendo riferimento al suolo; bellezza, pensando al paesaggio; salute, per noi e l’ambiente; manualità, intelligenza, arte con le tante stupende tradizioni; identità, la nostra identità.

Tutti espressione di Qualità e Diversità, i due caratteri distintivi di territori non grandi: di piccole e medie aziende, ciò che fa dire che i nostri luoghi sono in grado di competere e vincere sul mercato globale, nelle mani delle multinazionali e della grande distribuzione. Il glocale vincente sul globale.

Il cibo è, come si può capire, un insieme di risorse e di valori che il territorio rapprese

La tavola con il cibo e la convivialità è il naturale punto d’incontro di questi territori e dei loro piccoli grandi tesori.

Continuare a trasformare il territorio in cemento, asfalto, o – come deciso ultimamente dal governo italiano – in pannelli solari a terra, vuol dire continuare a dare spaio e ragione al sistema predatorio e distruttivo, il neoliberismo, che, con la crisi del 2007/8 ci ha portato sull’orlo del baratro, e, con il Covid, lasciati cadere. La speranza per risalire non è nel vaccino, ma nel cambiamento del sistema con la ricerca di un percorso alternativo che apre a un nuovo domani, governato da valori e non dal denaro.

Non so se siamo ancora in tempo, ma è urgente bloccare l’abuso di territorio per fare di questo tesoro di risorse e di valori il punto della ripartenza; la base di un piano di sviluppo, che è tale se l’agricoltura torna a essere, come per una ruota, il perno che la fa girare.

Si continua a parlare di tutto, poco o niente si dice dell’agricoltura e questo fa pensare che non si vuole cambiare, ma continuare a depredare e distruggere, per colpa di un sistema che non ha il senso del limite, del finito.

Un sistema che non si preoccupa del clima malato, anzi fa di tutto per aggravare il suo stato; racconta che saremo dieci miliardi di persone nel 2050 e non si rende conto che, se continua ad andare avanti con il suo modo di pensare e di fare, ci vogliono tre Terre per sfamare gli abitanti di una. Quella che quest’anno, il 22 di Agosto, aveva già dato tutto quello che poteva dare. Per L’Italia la situazione è ancora peggio di quella del resto del mondo, visto che era già successo a Marzo.

Ecco l’urgenza di bloccare l’abuso di territorio; rimettere al centro dello sviluppo l’agricoltura, e, con essa, il cibo, la tavola, la convivialità; ridare vita al suolo con coltivazioni biologiche, chiudendo con l’agricoltura convenzionale e con gli allevamenti intensivi.

Dopo aver applaudito la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ed aver tirato un sospiro di sollievo ascoltando l’annuncio di un New Deal e il programma Fork to farm, che parla di Bioecologia e di Economia circolare, con l’obiettivo di arrivare, nel 2030, con il 25% dell’agricoltura europea coltivata in modo naturale, ciò che vuol dire un aumento del 165%, entro quella data, delle aree agricole destinate al biologico.

In pratica 52,2 milioni di ettari nel 2030 di fronte ai 19,8 milioni attuali, con un aumento delle vendite dagli attuali 52,9 miliardi di euro ai 140 nel 2030, pari a 87 miliardi di euro in più.

Sono bastati pochi mesi e, in piena fase2 della pandemia, ecco che da parte del Parlamento europeo arriva la notizia dell’approvazione, salvo qualche piccolo aggiustamento, di una Pac 2023-2030 – la Politica agricola comune che assorbe il 40% delle risorse europee – che ripropone l’agricoltura, cara alle banche ed alle multinazionali, industrializzata della rivoluzione verde, che, come ha gia detto agli inizi del 2018 la FAO, è fallita sotto tutti i punti di vista, lasciando solo disastri.

In pratica una Pac che vuole continuare a produrre 400 milioni di tonnellate di Co2 all’anno, ossia mettere in pericolo l’80% degli habitat naturali. Vuol dire peggiorare la salute del clima, il problema dei problemi ancor più del virus. Lo stesso discorso vale per gli allevamenti intensivi, visto che incidono per il 17% (dato Greenpeace) delle emissioni totali di gas serra prodotte nella Ue.

Viene da dire che il dio denaro è sempre più onnipotente, un dio che, non sapendo cos’è il cibo, non lo benedice, cancellando così i passi del tempo, le stagioni, il duro lavoro, il sudore, la passione, la speranza, la casa , la tavola, il confronto, il dialogo, la poesia dei profumi e dei sapori, la memoria, il sogno. Il cibo, come si sa, è anche sconfitta, dolore, emigrazione, delusione, attesa, conflitto, guerra, bisogno.

Come il mare, la terra fertile, la foresta, il bosco, gli animali Il cibo è passato, oggi, domani.

Un domani possibile se torniamo a ricollegarci con il passato, se abbiamo rispetto del valore tempo, se siamo capaci di affermare la sobrietà, se riusciamo a risalire dal baratro dove ci ha fatto cadere il tipo di sviluppo in atto da una settantina di anni.

Il Molise, la città campagna ideale, se non viene ancor più coperto di pali eolici, e, non assalito da pannelli solari a terra e da una sanità nelle mani di privati, può diventare uno straordinario laboratorio, con il cibo forte richiamo turistico.

Soprattutto un turismo esperienziale, grazie alle case aperte alla migliore delle ospitalità, alla capacità della sua gente di saper fare, e, soprattutto, saper raccontare.

Il mio sogno è quello di un ponte ideale che collega il piccolo Molise a quello molto più grande sparso in Italia e nel mondo, e di farlo utilizzando i suoi castelli, i suoi palazzi, le sue dimore storiche, le sue campagne, il suo mare e i suoi monti, le sue eccellenze alimentari, che hanno qualità e diversità, possibilità di essere accessibili a tutti, una volta proposti e resi tali.

(Pasquale Di Lena)

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