Roma è più povera con meno librerie

Sono 235 le librerie che hanno chiuso i battenti in un decennio a Roma. Dal 2007 al 2017. Praticamente una ventina l’anno. Nel 2018 ne sono sparite altre 12. Ora ne parlano tutti, rammaricandosene, dopo l’annuncio della chiusura di un altro paio di librerie in città in questo 2020, tra cui la Feltrinelli International, una delle poche ad avere libri in lingua originale.

Al di là dei freddi numeri, l’elenco è fatto di nomi noti. Luoghi fisici capaci di regalare sensazioni ed emozioni.

Lo scorso anno, ad esempio, ha chiuso la “Libreria del Viaggiatore” in via del Pellegrino, un luogo suggestivo, su due livelli, dove “Forche Caudine” ha presentato diversi libri di autori molisani. Nel 2011 ha chiuso un altro luogo storico di cultura e di presentazioni librarie, la libreria “Croce” in corso Vittorio Emanuele. A Trastevere presentammo un libro di Giovanni Di Pompeo in via dei Fienaroli presso la libreria “Bibli”, regno dei piccoli editori e di tanti aperitivi, ormai viva solo nei ricordi.

Si può indagare sulle cause, con risposte più o meno scontate. In Italia si legge poco, innanzitutto. E non è una novità. Poi c’è il digitale, con quell’Amazon che occupa ormai un posto di rilievo dal momento che un libro su cinque si compra on-line. Digitale che significa anche e-book, libri elettronici che mettono a rischio l’industria della carta. E della lettura tradizionale. C’è poi il peso dei grandi gruppi, che mettono in crisi i piccoli punti vendita. Del resto anche le edicole vivono anni di enormi difficoltà. E non va certo meglio con i negozi di dischi, in passato abbinati anche alle librerie,

Però, come leggiamo sul “Foglio” di oggi, a firma di Gianluca Roselli, c’è soprattutto il crollo numerico di quelli pubblicati: dagli 81mila del 2016 siamo scesi a meno di 52mila nel 2018. Si legge meno e si pubblica meno. E’ un vero e proprio disastro culturale.

“Il Foglio” raccoglie l’emblematica dichiarazione dello scrittore Fulvio Abbate: “Basta entrare nella casa di un qualsiasi francese di borghesia medio-piccola e ci sarà una parete piena di libri. Nel salotto dell’italiano medio c’è invece una mensola con alcune suppellettili di pessimo gusto dove fanno capolino un paio di libri, Bruno Vespa e Fabio Volo”. Non per tutti, per fortuna, è così. Almeno crediamoci.

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