Roma, la rivoluzione della mobilità a San Giovanni

Il progetto è partito qualche anno da un gruppetto di cittadini in lotta contro l’ipotesi di una parcheggio interrato nell’area verde demaniale di via Cesena, zona San Giovanni, Roma. Obiettivo: chiudere al traffico viale Castrense per preservare duecento metri di Mura Aureliane (si estendono a Roma per 14 chilometri). Il progetto lo firma un consigliere del VII Municipio, Pd, tra i promotori dello stesso Comitato.

La trasmissione Buongiorno Regione
ha dedicato una puntata al problema

Se non che, a gestire Roma dopo la parentesi del Pd di Marino vengono designati i Cinque Stelle. Che, in massima parte, fanno loro quel progetto. Nonostante altri Comitati di zona – come Villa Fiorelli Tuscolano – ne siano stati critici sin dall’inizio. Tanto più che in un loro sondaggio eseguito con moduli cartacei presso il mercato rionale di via Orvieto, ben tre cittadini su quattro avevano espresso netta contrarietà all’ipotesi.

A fare da regista dell’operazione, un consigliere comunale del M5S, Enrico Stefàno, presidente della Commissione Mobilità del Campidoglio. Il giovane consigliere è vicino alle associazioni dei cicloamatori, per cui assicura la realizzazione di due segmenti di piste ciclabili, una su via La Spezia e una su via Taranto. Il progetto include il senso unico su via Taranto (dalla carreggiata notevolmente ridotta) verso via Monza e, parallelamente, il senso unico su via La Spezia verso San Giovanni.

La trasformazione parte ad inizio febbraio 2021 e, nonostante la piena pandemia (con mobilità comunque ridotta) getta nel panico il traffico nel quartiere. Non solo. Per provare a far scorrere il flusso di auto, viene tolto l’attraversamento pedonale in via Monza, costringendo i tantissimi pedoni – per lo più anziani – ad un triplo attraversamento per un totale di quasi tre minuti. Sempre per far scorrere i flussi di traffico, vengono tagliati parcheggi, eliminati cassonetti, deviate le linee di autobus 16, 81 e 85, spostate le fermate dei bus. Il risultato è devastante: momenti di paralisi del traffico durante la giornata e proteste quasi unanimi da parte dei residenti.

La rivoluzione del traffico ha ripercussioni in tutta la zona. L’imbuto su via Taranto crea blocchi in via Magna Grecia, mentre il semaforo di via Aosta determina il caos in piazza dei Re di Roma e in via Appia Nuova. Anche in via La Spezia le file sono ormai all’ordine del giorno. Gli automobilisti che non imboccano via Monza, per raggiungere la tangenziale optano per altre strade del quartiere, aggravando la situazione in via Foligno, via Crema e nell’area di Villa Fiorelli.

Tanti i paradossi. il primo, decisamente amaro, è che per realizzare il nuovo “arredo urbano” è stato smantellato il precedente, sistemato appena qualche mese prima con l’apertura della stazione della metropolitana di San Giovanni. Uno spreco di soldi. Ancora: i promotori che hanno dato avvio alla rivoluzione, ora si lamentano per i sensi unici che hanno sconvolto anche le loro residenze (e raramente li vediamo in bicicletta). A proposito di bici, persino i ciclisti protestano perché quei duecento metri di pista ciclabile su via Taranto sono inutili e pericolosi. E le bici sono costrette a fermarsi proprio per l’attraversamento semaforico cancellato in via Monza (i ciclisti debbono fare tre attraversamenti semaforici).

Il rischio è che dalla padella si passi alla brace, con la chiusura di viale Castrense. Ipotesi che farebbe aumentare i già insostenibili flussi di traffico nel quadrante, specie su via La Spezia, diventata una sorta di autostrada.

Precedente Farsi sentire da Draghi Successivo “Splendi come vita”, il romanzo di Maria Grazia Calandrone (con origini molisane)