Roma, torna il problema sicurezza dopo l’omicidio di Luca Sacchi

C’è chi sostiene che Roma sia una delle città meno violente d’Europa. In effetti Londra, Parigi, ma anche Barcellona vivono con maggiore preoccupazione il problema della sicurezza. Tuttavia l’ultimo fatto di cronaca nera c’interroga sulla stato della Capitale.

Potrebbe, infatti, essere semplicemente l’ennesimo fatto di cronaca nera a Roma. L’ulteriore omicidio che oggi polarizza la grande attenzione mediatica, ma che presto, come al solito, finirà nel pubblico dimenticatoio. Le pagine dei quotidiani ingialliranno e si porteranno via anche il ricordo di questo piccolo grande eroe pieno di sogni.

In realtà, l’uccisione di Luca Sacchi, 24 anni, avvenuta presso il locale “John Cabot” tra via Mommsen e via Bartoloni, in zona Caffarella, colpisce maggiormente rispetto ad altri recenti episodi di cronaca.

Perché le circostanze collocano il brutale episodio nell’alone dell’ordinarietà: un quartiere residenziale e tranquillo, un pub di quelli appartati, due protagonisti – le vittime – senza grilli per la testa.

Qui, in sostanza, non c’è il tradizionale regolamento di conti, come avvenuto lo scorso febbraio in piazza Eschilo nel quartiere Axa, quando due giovani hanno sparato per sbaglio al nuotatore diciannovenne Manuel Bortuzzo, rimasto paralizzato, dopo una rissa davanti ad una discoteca. E nemmeno la classica vendetta, come nello scorso gennaio al Qube di via di Portonaccio, quando due giovani, fratelli hanno tentato di uccidere i buttafuori senegalesi colpevoli di non averli fatti entrare. E neppure la movida violenta, come nel caso di Alberto Bonanni, il chitarrista di 29 anni aggredito nel quartiere Monti nell’estate del 2011, morto dopo tre anni e cinque mesi di coma.

Qui il povero personal trainer di 24 anni, che abitava con i genitori in via Vittorio Fiorini, non lontano al luogo dell’omicidio, diplomato al liceo scientifico Kennedy, ha semplicemente messo in atto il più naturale dei gesti, provando a difendere la sua fidanzata, Anastasia Kylemnyk, babysitter ucraina di 25 anni, da una rapina. Tentare una difesa, di questi tempi, purtroppo equivale a mettere in pericolo la propria vita.

Questa volta – è l’aspetto che colpisce di più – i delinquenti non si sono limitati a contrastare le reazioni del giovane a mani nude, o con il classico colpo in testa, ma in modo brutale lo hanno finito con un colpo di pistola.

Il giovane, ancora vivo dopo la brutale aggressione, non ce l’ha fatta ed è morto questa mattina all’ospedale San Giovanni dopo un intervento chirurgico.

Quando avvengono episodi del genere si torna puntualmente a parlare di sicurezza. C’è chi rilancia il consumato refrain del “dove andremo a finire” e chi, al contrario, ricorda che Roma è una delle città meno violente in Europa. Tutto giusto. Ma uccidere per portare via una borsa è un eccesso a cui non siamo abituati. Ed è un grave campanello d’allarme. Le forze preposte alla sicurezza, gli organi di giustizia, l’amministrazione, non possono rimanere indifferenti di fronte a questa asticella alzata. Proviamo a scommettere che gli autori dell’ignobile atto hanno precedenti penali e stanno tranquillamente in giro con la loro Smart, probabilmente rubata?

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