Roma, via La Spezia e quel magico cancello…

Chi scrive le ha ammirate pure lui. Sin da bambino. Quelle grandi e curatissime riproduzioni nel periodo natalizio. Seminascoste da un cancello verde. Oggi un po’ arrugginito.

Un anno una mangiatoia che così realistica proprio non te l’aspettavi. L’anno dopo la stalla più inattesa. Poi gli arredi ricchi di colori e di particolari magici. Soprattutto per gli occhi sgranati di un fanciullo. E ancora le luci, i personaggi, le trovate più originali. Bastava chinare il viso verso quella grata, il nasino ficcato tra le sbarre e lì dietro appariva un mondo prodigioso. Capace di armonizzare fiaba e realtà. Una quadro incantato, senza essere filtrato da un cartone animato o da un film. Opere eccezionali nella loro semplicità, realizzate senza bisogno di un computer o di scontati effetti speciali. E rimanevi minuti e minuti lì davanti, con la voglia di non andar più via.

In un cortiletto di via La Spezia da tanti anni si rinnovava prodigiosamente questo spettacolo. Non solo a Natale. All’Epifania la rappresentazione cambiava. Magicamente in una sola notte. E poi a Pasqua. L’incanto si ripeteva sempre. Ineccepibile. Elegante. Oggi si direbbe “d’altri tempi”.

I più scaltri scorgevano dietro una tenda, come in una favola, una coppia di anziani che osservavano divertiti. E forse anche un po’ orgogliosi per il loro regalo ai bambini del quartiere. Loro erano veri. E il dono pure. Autentico. Semplice, Efficace. E soprattutto indimenticabile.

Ora su quel cancello è comparso un dolceamaro cartello. L’hanno scritto i figli di quella coppia di genitori eccezionali. C’informa, a noi bambini di ormai cinquant’anni (e ai nostri figli), che purtroppo anche il papà non c’è più. Il signor Vincenzo ha abbandonato la sua postazione magica. Ad aprile è andato in paradiso, raggiungendo l’amata moglie. Anche lì, sicuramente, i due abili maestri di vita susciteranno ammirazione grazie alla loro creativa bontà.

Noi del quartiere San Giovanni ci sentiamo tutti orfani. Perché sono scomparse persone sempre più rare. Capaci di donare, in modo disinteressato, emozioni autentiche. Umane. Non falsificate dalle geometrie ripetitive dell’elettronica o dalla routine di un consumismo che produce e brucia emozioni sintetiche.

Ma non vogliamo abbandonarci alla tristezza, alla costernazione, allo sconforto. In fondo abbiamo una storia da raccontare ai nostri figli. Inizia da dietro quel cancello. Ed è stata vera, incredibilmente vera. Grazie Vincenzo, chiunque tu sia stato.

(L’articolo è pubblicato sul giornale di quartiere AppiOH di Roma, è a questo link).

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