Seconda dose dopo 21 giorni: il Tar respinge (di fatto) il ricorso

Il Tar, il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, con sede a Roma, ha respinto di fatto il ricorso ordinario presentato da numerosi ricorrenti per annullare la nota del 10 maggio 2021 con la quale la Regione Lazio ha comunicato l’estensione dell’intervallo tra le due dosi del vaccino Comirnaty (Pfizer-Biontech) contro il Covid-19 (fascicolo NRG 202105160, sezione 3Q).

Il ricorso era stato depositato lo scorso 15 maggio. E’ stata fissata udienza in camera di consiglio per il 1 giugno 2021 e per molti cittadini coinvolti nella vicenda si spegne la speranza del ripristino della situazione comunicata nel corso del primo appuntamento.

Doccia fredda, quindi, per decine di migliaia di cittadini laziali che speravano in un dietro-front sulla decisione certamente discutibile di posticipare la seconda dose del vaccino Pfizer a persone a cui è stata già iniettata la prima ed era stata fissata la data del secondo appuntamento per dopo 21 giorni, ora slittati a 35.

Non si placa la pioggia di proteste, principalmente contro l’assessore D’Amato e il presidente Zingaretti (ma anche la sindaca Raggi per non essere intervenuta a difesa dei tanti romani penalizzati dalla decisione), manifestata soprattutto attraverso i contatti telefonici e i social. Numerosi anche i cittadini che hanno inviato, via Pec alla Regione Lazio, diffide per violazione del consenso informato. Si avanza il sospetto, in sostanza, che trattasi di decisione politica, poco supportata da basi scientifiche in quanto la stessa Pfizer la scorsa settimana, per bocca della direttrice sanitaria Valeria Marino, ha consigliato di rispettare la scadenza dei 21 giorni.

Le lamentele vengono soprattutto dalle persone fragili, ma anche da coloro che – in base alla prima data comunicata – avevano fissato rientri al lavoro, interventi ospedalieri, ma anche semplici periodi di vacanza.

Su Facebook il gruppo Il richiamo PFIZER (Comirnaty) lo facciamo dopo 21 giorni, lanciato da Stefania Sambataro, ha raggiunto oltre tremila membri. La petizione per chiedere il dietrofront, lanciata su Change.org, ha superato le 11mila adesioni.

Francesco Iacovone, esponente dei Cobas, è in sciopero della fame ad oltranza anche dopo la notizia che il Tar del Lazio ha rinviato la decisione al prossimo primo giugno – nella discussione collegiale – per giudicare gli effetti del provvedimento della Regione Lazio

«Un rinvio senza sospensiva che non ci soddisfa – dichiara Iacovone – perché tutti quelli che da qui al primo giugno hanno ricevuto la prima dose, riceveranno la seconda posticipata. Mi sono trovato catapultato in questo gruppo creato da Stefania Sambataro che assieme a me ha condotto in prima linea la battaglia, e ho toccato con mano la sofferenza delle persone anziane e con fragilità. Con patologie importanti e fiaccate nella psiche da oltre una anno di pandemia. Donne e uomini gettati nella disperazione per una scelta tutta politica che nulla ha a che vedere con la scienza».

Secondo il sindacalista, questa vicenda rischia di alimentare la sfiducia dei cittadini nella scienza.

Tutto ciò sta avvenendo in Italia proprio mentre il Regno Unito, a causa delle crescente variante indiana (B.1.617) tre volte più contagiosa di quella inglese, sta accelerando proprio sulle seconde dosi. È stato lo stesso primo ministro, Boris Johnson, ad annunciare che i protocolli di vaccinazione vengono modificati per fornire rapidamente le seconde dosi alle persone sopra i 50 anni. Il Regno Unito ha già vaccinato con due dosi quasi il 30 per cento della popolazione, in Italia sono il 15 per cento.

Precedente Addio a Battiato, genio mediterraneo Successivo Benevento, mesto addio alla serie A