Ambiente e carte d'identità non bastano a giustificare i rientri in regione
La solita musica? In soffitta
Servono svolte giovanili nell'estate molisana


ROMA – Nell’anziano villeggiante che riparte dal paese d’origine, il processo si rinnova ogni fine estate. Quando l'ennesima vacanza molisana è ormai alle spalle, di solito affiorano dinamici ricordi. Che da malinconici si trasformano via via in nostalgici, perfino “epici” in chi è riuscito a vincere qualcosa, sia pure il torneo di briscola o di calcetto.
Le immagini di giorni spensierati scorrono imbottite di sagre paesane, di bande rigorosamente pugliesi, di processioni sempre meno affollate e delle immancabili discussioni in piazza sui nuovi divieti di sosta o sul vicesindaco che conta sempre più del primo cittadino. Del resto tutti questi elementi si confermano gli strumenti più collaudati per garantire “il turismo degli oriundi”, l’unica stabile voce d’entrata per l’economia dei paesi molisani insieme alle pensioni d’invalidità della nonna (l’unica che continua a “smazzare” in campagna), casomai rafforzate dall’assegno di accompagno.
I rientri, del resto, per quanto sbuffanti, saranno sempre giustificati dal “sistemare faccende”, dal godersi una casa “su cui sono stati buttati tanti soldi", dal respirare aria eternamente “buona”, dall’occasione - decisamente unica - di affrontare tutti i parenti cui affibbiare colpe ancestrali.
Il turismo molisano, oggi, è in primo luogo questo. E’ un fenomeno costituito soprattutto da persone non più giovanissime. Gente andata via da territori di miseria e che oggi, in quegli stessi posti, con un rapporto quasi conflittuale, si vuol godere il riscatto.
La domanda è quindi d’obbligo: esaurito questo esercito di molisani sparsi per il mondo, le nuove generazioni avranno dei buoni motivi - oltre il possesso di un appartamento (spesso congiuntamente con un esercito di parenti) - per confermare una presenza estiva nel Molise?
Il quadro, dobbiamo ammetterlo, non è roseo.
Partiamo innanzitutto da un’amara considerazione: nel Molise si torna sempre meno, nonostante la costante crescita della popolazione emigrata. I rientri, dunque, pur trasformati qualitativamente (non mancano investimenti nella propria terra da parte di ex emigrati), tuttavia scemano a livello quantitativo, sia nelle presenze sia nel numero dei giorni complessivi trascorsi nella regione d’origine.
Le cause sono molteplici, alcune legate a tendenze più generali. In Italia, negli ultimi anni, complice anche il diffuso benessere economico, il modo di trascorrere le ferie è cambiato: oggi si opta per vacanze più brevi ma più numerose, con tanto mare e meno montagna. Se un tempo le ferie venivano consumate tutte ad agosto, oggi è immancabile la settimana bianca o il viaggio oltreoceano per l’abbronzatura invernale (quando non interviene una lampada). Inoltre i ritmi lavorativi sono aumentati dappertutto e con essi le presenze femminili nel mercato del lavoro; ecco perché le grandi città si svuotano appena una decina di giorni a cavallo di ferragosto mentre sta scomparendo il ruolo della casalinga, la quale trascorreva l'intera estate in vacanza con i figli. Tali fenomeni incidono soprattutto sulle crisi di presenze a luglio.
Altra considerazione: è cambiato il peso sociale della famiglia. Negli anni addietro il ferragosto costituiva la festa delle famiglie riunite, dei parenti ritrovati. Oggi i giovani sono più indipendenti e preferiscono, sin dall’adolescenza, una “spedizione” a Londra piuttosto che l’ennesimo bar di Casacalenda o di Bagnoli del Trigno. Ed a proposito di estero, occorre notare come vada consumandosi la spinta dei rientri dall'emigrazione oltrefrontiera, specie per quei Paesi (vedi Stati Uniti) dove alla prima emigrazione è subentrato un esercito di oriundi. Soltanto le emigrazioni più recenti (Europa, Australia e Canada) ancora riversano villeggianti nella nostra terra, molti con l’Italia nemmeno più sul passaporto.
Tutti questi elementi dovrebbero far riflettere molto. Mancando infatti un vero e proprio turismo nazionale o internazionale verso il Molise, il patrimonio dei rientri da solo non basta. Occorre operare per colmare quel “deficit di conoscenza” che la regione si porta dietro da sempre. Oggi, nell’era della mobilità e dell’interattività, ciò appare ancora più grave. E’ necessario aprire i territori all’esterno, valorizzare prodotti e ambienti, lavorare assiduamente per garantire visibilità attraverso i canali più idonei, gli organismi di categoria, gli organi d’informazione. Ovviamente evitando di alterare o di degradare le tipicità della regione.
C’è inoltre bisogno di “ringiovanire” e di “attualizzare” l’estate molisana. Ad iniziare da quei cartelloni di manifestazioni d’agosto, che altro non sanno offrire se non uno scalcinato appuntamento teatrale, la solita banda pugliese e l’artista ormai scomparso che sopravvive con le feste dell'Abruzzo (sempre meno) e del Molise (sempre più). Per far ciò occorrerebbe ridurre l’eccessivo peso della “macchina pubblica” nella società molisana rispetto al ruolo di un’imprenditoria privata che nel caso del Molise risulta purtroppo quasi del tutto assente.
L’estate molisana ha davvero bisogno d’impulsi nuovi, affinché non rimanga solo la presenza di un appartamento l’unico buon motivo per un rientro nella propria terra d’origine.

(Giampiero Castellotti)


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