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Partecipazione al programma "Porta a porta" (diretta del dopo-terremoto molisano)

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Presenti in studio Giampiero Castellotti e Gennaro Di Cicco.

La trasmissione "Porta a porta" va in onda alle ore 20,30, poche ore dopo il terremoto molisano. Nel corso della lunga diretta si moltiplicano le drammatiche notizie sul ritrovamento dei bambini sotto la scuola crollata a San Giuliano. E' il vicepresidente della Regione Molise, Aldo Patriciello, ad annunciare dal cratere, davanti alle telecamere della trasmissione di Bruno Vespa, il ritrovamento delle prime quattro salme sotto le macerie. 

In alto alcuni frames della trasmissione.


Il terremoto in Molise
Il bilancio del terremoto che ha sconvolto il Molise ha registrato 29 vittime: 26 bambini e un'insegnante sono rimasti intrappolati tra le rovine nella scuola di San Giuliano di Puglia (Campobasso) per il cedimento di un solaio, due donne sono decedute nel crollo delle loro abitazioni. Le operazioni di soccorso hanno consentito di estrarre vivi dalle macerie 34 bambini, 2 insegnati e 2 bidelli, coinvolti nel crollo della scuola.
La scossa sismica, percepita in tutte le regioni centro meridionali alle 11.32 del 31 ottobre, ha avuto il suo epicentro a 25 chilometri a nord-est di Campobasso, in un' area compresa tra i comuni di Larino, Bonefro e Casacalenda, tutti in Molise. L'intensità registrata dall'Istituto Nazionale di Geofisica è stata pari a 5.4 di magnitudo della scala Richter, corrispondente all'ottavo grado della scala Mercalli. Alla scossa più forte ne sono seguite numerose altre, ma di minore intensità.
A causa dei gravi danni riportati alle strutture abitative, sono stati evacuati i comuni di San Giuliano di Puglia e Montelongo. Il sisma ha interessato anche i comuni di Bonefro, Campodipietra, Campomarino, Carlantino, Casacalenda, Castellino sul Biferno, Castelnuovo della Daunia, Castelnuovo Monterottaro, Colletorto, Larino, Limosano, Lucito, Lupara, Macchia Valfortore, Monacilioni, Montagano, Montorio dei Frentani, Morrone del Sannio, Petrella, Provvidenti, Ripabottoni, Rotello, Santa Croce di Magliano, Sant'Elia, Ururi.
Sono stati oltre 1.500 gli interventi effettuati dai Vigili del Fuoco: soccorso a persone, messa in sicurezza di pareti pericolanti, assistenza alla popolazione e verifiche di stabilità degli edifici. Seicento Vigili del Fuoco, provenienti dalle regioni Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Marche, Umbria, Calabria, Basilicata, hanno affiancato quelli molisani, con l'impiego di oltre 150 mezzi. Nove autobotti provenienti dalla Puglia e Campania per i rifornimenti idrici sono state inviate al campo base dei Vigili del Fuoco di Santa Croce di Magliano ed a San Giuliano di Puglia.
Per le oltre 5.700 persone che sono rimaste senza tetto sono state allestite delle tendopoli, i Vigili del Fuoco hanno predisposto quelle di Montelongo, Montorio nei Frentani, Santa Croce di Magliano, San Giuliano di Puglia, Rotello, Colletorto e Ripabottoni.
Circa 3.700, tra uomini della Protezione civile, delle Forze dell'ordine, militari, vigili del fuoco e oltre 1.400 volontari, si sono occupati, all'indomani del sisma, della popolazione dei luoghi colpiti.


REPORTAGE DAL TERREMOTO MOLISANO

Scuole prefabbricate, un monoblocco per gli handicappati,
pensiline per i pullman, attrezzature sportive, arredo urbano.
Sono frutto di "maniche rimboccate" le nuove strutture
che stanno facendo tornare alla normalità Guardialfiera,
uno dei paesi-simbolo del terremoto molisano
e terra natale dello scrittore Francesco Jovine...


Il miracolo della solidarietà firmata dalle persone comuni

di GIAMPIERO CASTELLOTTI

GUARDIALFIERA (CAMPOBASSO) - "Tra la gente del Molise quella di Guardialfiera è forse la più arguta e sottile. Tutta la sapienza di proverbi e aforismi della regione, così piena di consapevole gravità e malinconia, qui si vena di un sorriso scettico e canzonatorio. Il dogmatismo sentenziante della filosofia popolare, incrinato dal dubbio, si arricchisce di qualche arguto sofisma. I proverbi, è noto, procedono a coppie contraddittorie e vengono usati a seconda delle circostanze. Qui, della contraddizione si ha già la consapevolezza, c'è già il materiale grezzo per la fondazione di una dialettica".
In un articolo scritto nel 1941 per "Il Giornale d'Italia", così Francesco Jovine, scrittore-simbolo del Molise e del neorealismo letterario del novecento, fotografa la "sua" comunità. La stessa - fatta di contadini, galantuomini, piccoli intellettuali, aristocratici - che popola e anima tutti i suoi libri, da "Un uomo provvisorio" del 1934 a "Signora Ava" del 1942 fino a "Terre del Sacramento", pubblicato nel 1950, anno della morte dell'autore. 
Guardialfiera, arroccato borgo di pietra del basso Molise, sentinella dell'omonimo lago, è dunque paese di saggezze antiche. La comunità è fondata su riti e legami indissolubili, su famiglie d'origine e su diffuse - e per fortuna lontane - ristrettezze economiche. E' segnata da tasselli di storia locale profondamente acquisiti dalla coscienze. Ed è anche solcata da problematiche sociali che alimentano tensioni e pulsioni ideali, rinnovandosi nelle diffuse rassegne delle vicende quotidiane.
Il dinamismo delle parole, da queste parti, diventa realtà e fondamento storico. I racconti lasciano orme incancellabili. Ci sono quelli su Carlo Romeo, cui è dedicata una targa nel centro storico del paese, illustre vittima della repressione borbonica seguente alla repubblica partenopea del 1799. O quelli su Costantino Lemaitre, marchese di Guardialfiera, creatore di un avanguardista "salotto letterario" presso il quale si sono abbeverati di cultura, tra gli altri, Vincenzo Cuoco e Francesco Maria Pepe, discepolo di Antonio Genovesi. Fino a quelli su Gerardi Conedera, il missionario guardese tragicamente ucciso all'estero dalle onnipresenti "minoranze ribelli", espressione del disagio terzomondista o su un giovane Vittorio Feltri, che qui ha trascorso intensi periodi di villeggiatura, ospite di uno zio tenutario delle proprietà della nobile famiglia dei Baranello.
Il patrimonio dei nomi noti s'intreccia con quello, non meno importante, delle storie più comuni. Quelle che hanno per oggetto vicende di terre depredate e di terre occupate, di sofferenze sorrette dalle speranze, di lotte e di riscatti, di piccole e di grandi aspirazioni affiancate agli onnipresenti ideali. A Guardialfiera, insomma, la cultura in tutte le sue sfaccettature, da quella divulgata dalle menti più raffinate (è lo stesso Jovine a ricordarlo: "Le biblioteche di famiglia incominciavano con le edizioni di Aldo il vecchio e quelle del Giunta fiorentino e venivano su con gli altri Manuzio, il Bodoni e il Didot francese"). fino a quella - più spicciola - espressa da un popolo che non si rassegna, ha vissuto periodi gloriosi. Non è quindi un caso se, ancora oggi, gli ambienti suggestivi del paese molisano partoriscono abitanti virtuosi, capaci di entrare con disinvoltura nei panni di personaggi originali, a volte bizzarri, comunque interessanti, abili nel saper miscelare il pragmatismo all'euforia, l'analisi rigorosa al trionfalismo. Il piccolo centro trasuda la sua autentica cultura popolare che, sposata all'affascinante asprezza del paesaggio, concorre a legare strettamente l'ambiente alla sua complessità di riferimenti storici e culturali. Così la memoria individuale, l'intelligenza storica, l'intuizione che nasce lontano e soprattutto il coraggio di non recidere le radici evolvono verso una vivacità intellettuale che è collettiva. 
L'odierno "realismo" di Guardialfiera, ovviamente, non è più quello delle pagine di Jovine. Il paesaggio, le attività, le condizioni sociali, gli strumenti d'uso quotidiano sono profondamente cambiati da allora. Ma il profondo legame con le radici ha contribuito a salvaguardare una componente essenziale dell'ambiente: lo spirito degli abitanti, cioè il vero collante della piccola comunità. Il loro "verismo", infatti, continua a differire da quello di società immobili nel compatire ingiustizie e miserie riservate dal destino ai paesi del Mezzogiorno o di ambienti contadini che le sottoculture metropolitane hanno ghettizzato all'arcaicità del vivere quotidiano. Il villaggio montuoso, viceversa, è teatro di una realtà dinamica - ovviamente rapportata alle proprie dimensioni - in costante movimento, che ha bisogno di reagire per vivere, dove i pessimismi diventano critiche, le malinconie s'arricchiscono di poesia e le polemiche acquisiscono carattere canzonatorio.Con tali encomiabili risorse interiori, Guardialfiera, in questi difficili mesi, sta ponendo rimedio alle ferite infertele dal terremoto molisano. La secolare lotta con l'asprezza del territorio e con la stessa propria identità impongono nuove sfide che la popolazione sta affrontando con rinnovate energie. Ogni emergenza affina responsabilità, rimedi, soluzioni; ogni nuova esigenza affina idee, sollecitazioni, stimoli. C'è la diffusa consapevolezza che i passi verso la normalità è possibile farli bene e in fretta, trasformando disagi in opportunità.Il miracolo della rinascita di Guardialfiera porta la firma soprattutto della gente comune. Alla scarsità degli interventi pubblici, dovuta soprattutto alla posizione decentrata del paese rispetto all'epicentro del terremoto, fanno da contrappeso le numerose iniziative di solidarietà giunte dalla cosiddetta "società civile" su sollecitazione degli stessi organismi locali: associazioni, piccole aziende e tanti comuni cittadini si sono raccordati con l'amministrazione affinché la parola "normalità" possa al più presto rientrare nel vocabolario guardiese. Una filiera di piccoli eroi accomunati da un'unica ricetta: le maniche rimboccate.Con la forza della solidarietà e dell'impegno collettivo è stato possibile, in tempi rapidissimi, garantire un nuovo tetto ai 121 studenti del piccolo centro. Le scuole prefabbricate costituiscono infatti il frutto di numerose raccolte di fondi (tra cui quelle promosse dagli emigrati molisani sparsi per il mondo) e di donazioni da parte di aziende e di enti locali. 
Il Comune di Roma, ad esempio, ha offerto il nuovo arredo verde, quello di Milano un nuovo compattatore, dalla Campania sono giunte altre importanti infrastrutture mentre l'Atac, l'azienda municipalizzata di trasporti della Capitale, ha installato nuove pensiline per i pullman. Ma su Guardialfiera si riversa anche la solidarietà frutto di iniziative sportive. Quella, ad esempio, dei tifosi della Roma: hanno raccolto più di 15 mila euro che serviranno all'acquisto di attrezzature sportive. Altro materiale sarà garantito grazie agli spettatori del "Derby del cuore", svoltosi lo scorso 5 gennaio allo stadio Olimpico di Roma.Il nuovo e l'antico, quindi, come le tante contraddizioni insite da sempre in questo lembo di Molise, continueranno a rafforzare le proprie posizioni ed a convivere, l'uno recuperando l'altro. Il seme che la solidarietà ha gettato nella terra "germinerà segretamente secondo una legge che nessuno può comprendere". E' Jovine a scriverlo. Più di sessant'anni fa.

(dalla rivista "Giovani europei")