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Incontro: "Il fai-da-te digital/artigianale"

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La zampogna è uno strumento di origine antichissima, forse già conosciuto ai tempi dei Sanniti e dei Romani. Gli artigiani di Scapoli (Isernia) custodiscono gelosamente nelle loro botteghe i segreti della costruzione di tale strumento che si rifà a tecniche antichissime.
Agnone, delizioso comune in provincia di Isernia, ha legato il suo sviluppo e la sua economia anche all'arte della fusione delle campane. La Pontificia Fonderia Marinelli, vera e propria istituzione tra le tradizioni artigianali molisane, da oltre mille anni tramanda, attraverso i suoi campanari, di generazione in generazione, l'arte della fusione delle campane.I coltellinai di Frosolone, centro di montagna rinomato soprattutto per il freeclimbing, l'arrampicata sulla roccia, continuano a produrre lame secondo regole e forme immutate: in epoca spagnola, le lame di Frosolone gareggiavano addirittura in popolarità con quelle di Toledo.
Il tombolo di Isernia è il merletto a tombolo tipico della città, lavorato a fuselli, rientra nella categoria dei merletti a fili continui. Essendo una delle principali attività artigianali del capoluogo, Isernia è definita la città dei merletti, e ancora oggi è possibile ascoltare le donne alla lavorazione del tombolo nelle stradine del centro storico, soprattutto nelle ore pomeridiane della stagione estiva.
La lavorazione della pietra a Pescopennataro, borgo incastonato nelle rocce dell'Alto Molise, risalgono presumibilmente al periodo sannita. Testimonianze di oltre 800 anni fa sono visibili nel portale della Chiesa di Sant'Emidio di Agnone, commissionato dal feudatario Borrello nel 1295 proprio agli scalpellini pescolani. Dal 1700 nel paese fu istituita una vera e propria scuola artistica guidata da numerosi e valenti maestri.Vecchi mestieri, antiche tradizioni che non riescono a sopravvivere in un mondo massificato, che compra prodotti usa e getta, che non costruisce né ripara più nulla...L'incontro tra gli artigiani della tradizione molisana e i makers globalizzati, cioè gli artigiani digitali dell'ultima generazione, inserito nel programma di "Molise, un'altra Storia", intende avvicinare passato e futuro in una sorta di proficua osmosi.
I makers, per quanto artigiani digitali, non disdegnano attività di artigianato più tradizionale. Essi attivano processi di innovazione tecnologica su oggetti prodotti in piccola scala, il tradizionale "fai da te", che non aspira a diventare una produzione di massa, ma bensì un'autoproduzione di ciò che serve e ciò che è utile. L'imperativo è condividere: saperi, tecniche, attrezzi, materiali: è tutto un agire collettivamente. Se la produzione di massa rende il ciclo di vita dei prodotti estremamente breve per generare artificialmente dei bisogni, sistema che, piegato esclusivamente alla logica del profitto e del consumo acritico, genera continuamente "scarti" di tecnologie rese strategicamente obsolete, la pratica dei makers recupera tali scarti della produzione di massa e restituisce a nuova vita prodotti durevoli.
Ma è l'approccio "artigianale" forse la dimensione più interessante di questo movimento: ciascuno di noi è privato della vocazione tutta umana di "fare", costruire il proprio ambiente e i propri mezzi di produzione, costretti da un iperconsumismo tecnologico alla pura passività del "consumo di upgrade". Viceversa i makers, all'interno della rete dei Fab lab, vere e proprie officine digitali e non, forniscono gli strumenti e le competenze per realizzare in proprio dispositivi tecnologici a costi a portata di tutti.Forse ognuno andrà per la sua strada, ciascuno resterà nel suo mondo, fino a che dura... Ma forse no, forse gli antichi mestieri, le tradizioni orali hanno a che fare con la fine di un modo di produrre (l'impresa appropriativa delle risorse energetiche e ambientali, impresa proprietaria dei mezzi di produzione, fondata su capitali generati da un'accumulazione e privatizzazione di risorse collettive) e forse l'approccio contemporaneo alla condivisione, all'economia collaborativa, all'impiego della rete per dialogare con tutto il mondo ha qualcosa da dire a questi preziosi "abitanti delle montagne"...