Giornale realizzato da giornalisti e professionisti d’origine molisana sparsi per il mondo. Sede centrale: Roma

Convegno-incontro: "Un segno, un territorio"

../gallery/04_Eventi_promossi/177_Aiap.jpg

ROMA -Si è svolto presso la sede di "Forche Caudine", nel quartiere San Giovanni a Roma, l'atteso incontro su "Un segno, un territorio", forum sull'importanza della grafica applicata alla promozione di un luogo, con particolare riferimento al Molise. L'iniziativa ha goduto del patrocinio della Regione Molise e della Provincia di Roma.
Al centro del dibattito la relazione di Enrico Parisio, presidente dell'Aiap Lazio, associazione italiana progettazione per la comunicazione visiva, il prestigioso organismo che riunisce 850 studi grafici associati in Italia.
"Perché per parlare di identità collettive, di sviluppo socioculturale dei territori, parliamo di grafica? - esordisce Parisio. L'immagine, alla luce dei problemi che attraversano le province italiane, in special modo nel centro sud della penisola, sembrerebbe l'ultima delle questioni da affrontare. La cultura diffusa, di massa, il patrimonio cioè di conoscenze condivise che ci permettono di comunicare e di scambiarci pareri e informazioni, è ormai una cultura a tutti gli effetti metropolitana, a prescindere dal territorio reale di appartenenza di ciascuno di noi. Gli ormai famosi non luoghi, che Marc Augé ci ha descritto nel suo fortunatissimo saggio - cioè gli aeroporti, le stazioni di servizio, i centri commerciali - sono loro, in tutta la loro genericità semantica, a descrivere il vero spazio di socializzazione e di identificazione degli individui contemporanei.
In questi spazi - continua Parisio - troneggiano i richiami visivi che appartengono quasi esclusivamente al mondo delle merci, qui fanno da padroni i loghi delle imprese sovranazionali, uguali in tutto il mondo, incuranti delle differenze culturali dei territori su cui insistono. In questo senso la città che artificialmente edificano è una città senza stratificazioni culturali, senza tempo e senza storia, come senza tempo e senza storia devono essere i suoi cittadini /consumatori: eternamente giovani, senza una lingua nazionale, senza memoria personale e collettiva; qualsiasi resistenza di tipo psicologico, culturale, politico sociale va rimossa per consegnarci questa umanità contemporanea totalmente de-simbolizzata. In questo senso la provincia, intesa non come una particolare provincia esistente, ma come condizione fisica e mentale di distanza da un centro di riferimento, deve essere rimossa. Deve essere rimossa l'idea di non essere al centro del mondo, in ogni istante della propria esistenza, deve essere rimossa l'idea di altro, di diverso, di non omologabile, di resistente".
La lezione di Parisio, docente alla facoltà di Architettura dell'Università La Sapienza, passa quindi ad una disamina del nostro Paese.
"L'Italia - insiste il presidente dell'Aiap Lazio - è forse ancora il Paese che può vantare la maggiore ricchezza culturale al mondo, per la specificità del suo territorio, per la sua storia, per le sue tradizioni, per essere riuscita a far convivere nello stesso spazio, nel bene e nel male, i suoi mille particolarismi. I territori non metropolitani si stanno progressivamente svuotando, sebbene gli indicatori statistici indichino nei piccoli centri i luoghi di maggior benessere e di migliore vivibilità; questo neo urbanesimo di inizio millennio sembra sempre più prometterci per il futuro un modello di città pervasiva come Los Angeles, sterminata, onnivora, omologante".
Allora che cosa può contrapporre la grafica a tutto questo?
"La grafica da sola non può nulla - sottolinea Parisio - viceversa la consapevolezza che questi processi non sono ineluttabili ma sono la risultante di una vittoria prima ancora che politica certamente culturale, questa consapevolezza può ridare energia ad una cittadinanza che non accetta di barattare il diritto con il consumo. La grafica che viene definita modernista - semplificando intendiamo quei movimenti di avanguardia che animarono a partire dagli anni '20 del novecento il costruttivismo sovietico, il movimento De Stijl olandese, il Dada, passando per il Bauhaus fino alla grafica svizzera degli anni '60 - ha dato delle risposte in questo senso, cercando di cogliere nell'industrializzazione incipiente un'occasione per cambiare la vita reale di milioni di individui, concependo la grafica come comunicazione di informazioni trasparente e comprensibile a tutti, insomma la grafica come strumento di democrazia, come libero accesso sia alle risorse che ai saperi, certamente lontana da qualsiasi idea di privatizzazione del sapere. Tutto questo non è avvenuto naturalmente - continua Parisio - ma l'artista di fine ottocento è dovuto scendere dal piedistallo su cui troneggiava nel tardo romanticismo abbandonando l'idea dell'unicità dell'opera d'arte, del genio, rimettendo insomma in discussione totalmente il suo ruolo sociale. Da artista diventa designer, un elemento quindi calato consapevolmente nel mondo della produzione di beni e servizi. L'Italia specialmente nel secondo dopoguerra ha visto i nostri designer protagonisti di questo rinnovamento culturale, basti guardare all'esperienza dell'Olivetti, che dal punto di vista dell'innovazione e della creatività batteva senz'altro la pur potentissima Ibm. Purtroppo la grande energia innovativa della grafica italiana di quel periodo non ha saputo affrontare le sfide successive, anche se tutt'oggi, nonostante molta acqua sia passata sotto i ponti, permane un grande interesse (specialmente nei giovani grafici e negli studenti) per la cosiddetta grafica di pubblica utilità.
Attraverso l'attività di riviste come Progetto Grafico o attraverso il lavoro di associazioni nazionali come Aiap, vengono formati giovani grafici allo spirito di impegno civile che rimandano più al periodo modernista che al cosiddetto individualismo postmoderno, privilegiando cioè nel lavoro del grafico quel ruolo di operatore culturale in un preciso contesto sociale/politico, piuttosto che gli aspetti creativo/individualistici - conclude Parisio.In questo senso il lavoro svolto da Aiap accanto a diverse istituzioni locali per progettare le immagini coordinate di diversi territori (dal recente logo per la città di Siracusa al marchio di promozione turistica della Valle d'Aosta, dal concorso della Regione Veneto sulle Strade del vino e dei prodotti tipici alla nuova identità visiva della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia), vede da una parte rivalutare la grafica come professione non necessariamente legata al mondo della pubblicità di prodotto, ma viceversa legata alla progettazione della comunicazione delle risorse civili del territorio, dall'altra vede le istituzioni pubbliche, attraverso la gestione dei processi di ideazione delle identità visive, ricollocare le risorse del territorio (risorse imprenditoriali, paesaggistiche, turistiche, ecc...) in una cornice che le aiuti a ritagliarsi un ruolo attivo nella sempre più incipiente domanda da parte dei cittadini di consumo consapevole, di tipicità e di tradizione.
Partendo dai ragionamenti di Parisio, Alessandro Neumann, responsabile delle relazioni esterne di "Forche Caudine", si sofferma sulla realtà molisana che - a suo parere - sul fronte della grafica accusa pesanti ritardi, riflettendo anche la mancanza di un'identità forte e univoca del territorio. "Analizzando il panorama dei loghi più diffusi in regione - sottolinea Neumann - emerge sia la frammentarietà delle proposte sia una certa estemporaneità. Se ad esempio, tanto per rimanere in zona, il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise vanta l'orso marsicano come immagine ben definita e ormai sedimentata, le realtà molisane presentano una miriade di marchi che il più delle volte rappresentano porzioni di territorio, insomma rispondono alla vecchia logica del campanile, laddove la realtà materiale e la tradizione, compresa quella dei simboli religiosi, sovrastano la fantasia o l'ambizione proiettata al futuro. Così, per cominciare dal capoluogo, il castello Monforte di Campobasso è presente in molteplici realtà locali, dal circolo degli scacchi all'associazione podistica. E sei torri fanno parte dello stemma dell'università. Il guerriero sannita è onnipresente nell'Alto Molise, compreso il logo della comunità montana di Agnone. Ma su tutti, rispondendo proprio al gap di identità, emerge la piantina fisica della regione, quasi a volerne affermare l'esistenza. I principali portali turistici, tanto per fare un esempio, l'adottano abitualmente, anche con ricche elaborazioni grafiche. Quando poi si fuoriesce dalla logica rappresentativa della realtà locale, è il caso della farfalla adottata come logo di promozione regionale, l'elaborazione è particolarmente travagliata. La farfalla, adottata originariamente da Piacere Molise, ha subito una serie di rielaborazioni grafiche, ma sulla sua piena affermazione ci sarebbe da discutere. Del resto la farfalla non è una novità: oltre ad aver costituito a lungo il logo della Rai, oggi ridimensionata, da anni è adottata dal Trentino per connotarne il marketing territoriale, ovviamente con ben diversa visibilità".
Dopo l'ampio dibattito conseguente alle due interessanti analisi, in chiusura il presidente dell'associazione, Giampiero Castellotti, si sofferma proprio sullo storico gap non solo promozionale ma anche di individuazione identitaria da parte del territorio molisano, dove la prevalenza storica dei campanili, pur garantendo coesione e una certa serenità sociale, finisce per frenarne però lo sviluppo e l'affermazione globale.